Manifesta documentazione della uilayah (guida islamica)
Gruppo culturale e di ricerca islamica - Santa città di Qom
Gruppo culturale e di ricerca islamica - Santa città di Qom
Titolo: La Tradizione di Gadir
Autore: Gruppo culturale e di ricerca islamica - Santa città di Qom
Traduttori: Hanieh e Alì Tarkian
Editore:
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Edizione e anno di stampa:
Tipografia:
Attacco senza precedenti!
Recentemente, a causa della libertà politica creatasi in Iran, alcune autorità religiose sunnite del Sud, violando la promessa fatta sulla questione dell’unità (tra musulmani), hanno iniziato il loro attacco alla dottrina sciita (il credo ufficiale della nazione). Un esempio di questo fatto, è l’articolo “La leggenda del martirio della nobile Fatima (A)” stampato dalla rivista “Il Richiamo dell’Islam”, divulgato con il permesso del Ministero della Cultura, e a cui avevamo risposto in modo convincente.
Poco tempo fa è arrivata la notizia che, un'altra delle guide sunnite del Sud, ha pronunciato un discorso provocatorio riguardo alla “Tradizione di Gadir” che si allontana molto dalla verità presente nei libri di hadith e storia. Questo discorso ci ha spinto a trattare la tradizione di Gadir in modo trasparente e conciso, per poi essere giudicata da voi.
Vogliamo vedere, fino a dove arriverà questo attacco alla fede ufficiale del paese, e fino a quando dovremo stare in silenzio.
Prefazione
Tutti hanno sentito il nome di Gadir, è una zona tra la Mecca e Medina, vicino a Giuhfah, distante circa duecento chilometri dalla Mecca, e crocevia dal quale i pellegrini di diverse regioni si separavano e prendevano la propria strada:
una via portava a Medina, verso nord;
una via portava in Iraq, verso oriente;
una via portava in Egitto, verso occidente;
e una via portava nello Yemen, verso sud.
Oggi questa zona è situata in un’area deserta; però un giorno è stata testimone di uno dei più grandi eventi della storia islamica, il giorno della nomina di Alì (A) quale successore del nobile Profeta dell’Islam (S) (il 10° giorno del mese di dhi-l-hajjah nell’anno 10 dopo l’egira).
I califfi, per motivi politici, hanno cercato di cancellare questa grande testimonianza storica, e ancora adesso alcuni faziosi, per ragioni che non c’è bisogno di riportare, cercano di sopprimerla o renderla irrilevante.
Nonostante ciò, la presenza di quest’evento è così estesa nello scenario storico, nelle tradizioni e nella letteratura araba che non è possibile occultarla o estinguerla.
E voi in questo opuscolo troverete documenti e fonti riguardanti questo argomento, che vi sorprenderanno e vi porteranno a chiedervi:
Una questione che presenta tutte queste documentazioni, in che modo è stata oggetto di negligenza e occultamento?!
Speriamo che queste analisi e documentazioni, provenienti tutte da fonti dei fratelli sunniti, siano un mezzo di avvicinamento per i musulmani nel mondo, e che le verità di cui in passato ci si è disinteressati con superficialità, siano approfondite con attenzione da tutti, soprattutto dai giovani.
Gruppo culturale e di ricerca islamica - Santa città di Qom
La tradizione di Gadir è una delle chiare testimonianze della guida e del califfato del principe dei credenti Alì (A) immediatamente dopo il nobile Profeta dell’Islam (S), che indubbiamente assume un’importanza speciale per i ricercatori.
Purtroppo le persone che giudicano la guida di quel Nobile, confusi dai loro pregiudizi, a volte hanno accettato la documentazione di Gadir mettendone in dubbio il significato, mentre a volte involontariamente hanno messo in dubbio la documentazione della tradizione stessa.
Per chiarire le varie dimensioni di questa tradizione, è necessario riferirci a tutti e due i casi con l’aiuto di documenti validi e autentici:
***
Scenario di Gadir
Il pellegrinaggio “Haggiatu-l-uida’” terminò nell’ultimo mese dell’anno decimo dopo l’egira. I musulmani impararono gli atti del pellegrinaggio dal Profeta dell’Islam (S), quindi egli (S) decise di lasciare La Mecca con l’intenzione di dirigersi verso Medina. Fu dato l’ordine di partenza, quando la carovana di pellegrini arrivò a “Rabigh”1, che si trova a tre miglia da “Giuhfah”2; Gabriele, rivelatore fidato, discese dal cielo in un luogo chiamato “Gadir Khum”, e rivelò il seguente versetto al nobile Profeta:
يَا أيُّها الرَّسُولُ بَلِّغْ ما اُنْزِلَ إِلَيْكَ مِنْ رَبِّكَ وَ إنْ لَمْ تَفْعَلْ فَما بَلَّغْتَ رِسالَتَهُ وَ اللّهُ يَعْصِمُكَ مِنَ النَّاسِ3
“O Profeta! Quello che ti è stato inviato da parte di Dio, manifestalo alla gente. E se non lo diffonderai non avrai completato la tua missione divina. Dio ti proteggerà dal male della gente!”
Il tono del versetto dimostra che Dio assegnò al Profeta (S) un compito importante, che aveva lo stesso valore della missione profetica, e che avrebbe causato la delusione dei nemici dell’Islam; quale missione più importante di assegnare la carica di guida, tutore e successore ad Alì (A) davanti a più di centomila persone?
Fu perciò dato l’ordine di fermarsi. Le persone che erano davanti alla carovana sospesero il loro cammino e quelle che seguivano il gruppo si unirono a loro. Era mezzogiorno, faceva talmente caldo che un gruppo di persone avvolse parte del proprio mantello sopra la testa e un lembo sotto i piedi. Per il Profeta fu costruito un luogo ombreggiato, grazie ad un telo gettato sopra un albero, questo Nobile prese posizione in un punto rialzato, fissato sopra una sella di cammello, e con voce alta e udibile pronunciò il seguente sermone, che riportiamo di seguito in forma riassunta.
***
Il sermone del Profeta (S) a Gadir Khum
“La lode e la gloria appartengono ad Allah. A Lui chiediamo aiuto, in Lui abbiamo fede e a Lui ci affidiamo. Ci rifugiamo in Lui dai nostri peccati e atti indegni. Signore oltre a cui non c’è altra guida e chiunque Egli guiderà, non sarà traviato. Testimonio che non c’è Essere Divino oltre a Lui, e che Muhammad è il Suo servo e profeta. O gente ascoltate! Si sta avvicinando il momento che risponderò all’invito di Dio verso di Lui e me ne andrò da voi. Io sono responsabile e anche voi siete responsabili!”.
In seguito disse:
“Che cosa pensate riguardo a me? (Ho compiuto il mio dovere nei vostri confronti?)”.
In quel momento la gente, ad alta voce, volendo confermare l’adempimento al dovere da parte del Profeta (S), disse:
“Noi testimoniamo che hai compiuto la tua missione profetica, che ti sei impegnato in essa, che Dio ti dia una ricca ricompensa”.
Il Profeta (S) disse:
“Testimoniate che vi è una sola Divinità nel mondo, e che Muhammad è Suo servo e profeta; e non vi è dubbio nel Paradiso, nell’Inferno e nella vita eterna dell’Aldilà?”.
Tutti dissero:
“Sì è vero! Testimoniamo!”
In seguito disse:
“Gente! Io lascio due cose preziose e importanti tra di voi. Voglio vedere dopo di me come vi comporterete con esse".
In quel momento una persona si alzò e ad alta voce domandò:
“Quali sono queste due cose preziose?”
Il Profeta (S) rispose:
“Una è il libro di Dio, di cui un lato è in mano alla Potenza divina e l’altro lato nella vostra mano, mentre l’altra è la mia famiglia e la mia Ahl-ul-bayt; Dio mi ha informato che queste due non si separeranno mai! O gente ascoltate! Non consideratevi superiori al Corano e alla mia famiglia, e non disobbedite ai loro ordini, altrimenti, vi rovinerete!”
In quel momento, prese la mano di Alì (A) e la portò così in alto che le persone presenti videro la parte bianca dell’ascella di entrambi, e lo presentò a tutta la gente.
Poi chiese:
“Chi ha sui credenti maggiore diritto di quanto non ne abbiano essi su sé stessi?”
Tutti dissero:
“Dio e il Suo Profeta sono i più saggi!”
Il Profeta (S) disse:
“Dio è la mia guida, e io sono la guida dei credenti, e io ho su di loro maggior diritto di quanto non ne abbiano essi su sé stessi! O gente ascoltate!
مَنْ كُنْتُ مَوْلاهُ فَهذا عَلِىٌّ مَوْلاهُ4 اَللّهُمَّ والِ مَنْ والاهُ وَ عادِ مَنْ عاداهُ وَاحِبَّ مَنْ أحِبَّهُ وَ أَبْغِضْ مَنْ أَبْغَضَهُ وَانْصُرْ مَنْ نَصَرَهُ وَاخْذُلْ مَنْ خَذَلَهُ وَ أَدِرِ الْحَقَّ مَعَهُ حَيثُ دارَ
Chiunque mi consideri la sua guida, Alì è anche la sua guida. O Dio! Ama coloro che amano Alì; e quelli che lo considerano nemico, ritienili nemici. O Dio! Aiuta le persone che sostengono Alì, e coloro che si astengono dall’aiutarlo, sottrai loro il tuo appoggio, e fai in modo che la verità sia ovunque è Alì”5.
Se ben guardate, in alcuni punti del sermone sopraccitato6, sono evidenti le ragioni dell’imamato di Alì (A). (La spiegazione di questo discorso sarà riportata al più presto).
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L’eternità della storia di Gadir
La saggia Volontà divina ha voluto che l’evento storico di Gadir rimanesse in tutti i secoli e le epoche una storia viva, attirando i cuori a sé, e che gli scrittori islamici in qualunque epoca e tempo nei libri di esegesi coranica, di storia, delle tradizioni e di teologia, scrivessero riguardo a questo evento, e gli oratori religiosi nelle riunioni pronunciassero sermoni e discorsi al riguardo, rivelando le innegabili virtù dell’imam Alì Ibn Abitaleb (A).
Non solamente gli oratori, ma anche i poeti hanno preso ispirazione da questo evento e hanno arricchito di luminosità il loro talento letterario, con la riflessione e la considerazione di questo avvenimento e la pura devozione per la Guida, e i loro migliori poemi in forme differenti e in varie lingue lo testimoniano.
(Il defunto ‘allamah Amini ha riportato una buona parte delle poesie di Gadir, secolo per secolo, della storia islamica, descrivendo i poeti che le hanno composte, negli undici tomi dell’opera “Al-Gadir”, tra le note fonti islamiche).
Nessun evento storico nel mondo come quello di “Gadir” è stato oggetto d’attenzione di differenti classi: il narratore di hadith, l’esegeta, il teologo, il filosofo, l’oratore, il poeta, lo storico e il biografo.
Una delle ragioni dell’eternità di questo hadith è la rivelazione di due versetti7 del Corano riguardanti questo evento, e fino a quando il Corano sarà eterno, anche questa verità storica non sarà cancellata dalla memoria.
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Un aspetto interessante è che dai riferimenti storici, è ben evidente che il giorno diciotto di “dhi-l-hajjatu-l-haram” era conosciuto tra i musulmani come “Festa di Gadir”, tale che “Ibn Khalikan” a proposito di “Al-Musta’la Ibnu-l-Mustansir” disse: “Nell’anno 487 nel giorno di celebrazione della festa di Gadir, che è il giorno diciotto di dhi-l-hajjatu-l-haram, la gente gli promise fedeltà”8, e a proposito di “Al-Mustansir Billah” Al’abidi scrisse: “Egli, nell’anno 487, quando mancavano dodici giorni alla fine del mese di dhi-l-hajjah, morì e quella notte era proprio la notte del diciotto del mese di dhi-l-hajjah, la notte della celebrazione di Gadir”9.
È da notare che “Aburahan Biruni”, nel libro “Al-Atharu-l-Baqiah”, riporta la celebrazione di Gadir tra le feste che tutti i musulmani ritenevano degne di considerazione e festeggiavano!10
Non solamente “Ibn Khalikan” e “Aburahan Biruni” ritenevano questo giorno una festa, anche “Tha’albi” un altro dei noti sapienti sunniti, considerava Gadir tra le celebrazioni famose della nazione islamica11.
L’origine di questa celebrazione islamica risale all’epoca del Profeta (S), quando egli (S) ordinò ai Muhagirin (Meccani trasferitisi a Medina), agli Ansar (i Medinesi) e perfino alle sue mogli di andare da Alì (A) e complimentarsi con lui per la sua posizione di Guida e di Imam.
“Zaid ibn Arqam” disse: “Tra i Muhagirin, Abubakr, Umar, Uthman, Talhah e Zubair, furono le prime persone che diedero la mano ad Alì (A) in segno di fedeltà e la cerimonia di congratulazioni e strette di mano in segno di fedeltà continuò fino al tramonto!12”
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Centodieci persone tra i narratori di hadith
Per dimostrare l’importanza di questo evento storico, è sufficiente dire che questo episodio storico è stato narrato da centodieci persone tra i compagni del Profeta (S).13
Ciò non significa che tra quella grande folla, solamente queste persone hanno tramandato questo avvenimento; invece, s’intende che soltanto nei libri dei sapienti sunniti viene riportato il nome di centodieci persone.
Nel secondo secolo islamico, che viene chiamato “Asr Tabi’an”, ottantanove persone tra quelle presenti il giorno di Qadir, hanno narrato questo hadith.
I narratori della tradizione di Gadir, anche nei secoli successivi, erano autorità e sapienti sunniti. Trecentosessanta persone tra loro riportarono questa tradizione nei propri libri e un gruppo numeroso attestò l’autenticità della documentazione della tradizione.
Alcuni non si sono limitati a narrare solo la tradizione, ma hanno anche scritto libri riguardanti direttamente le sue documentazioni e il suo contenuto.
Un grande storico islamico, Tabari, ha scritto un libro intitolato “Al-Uilayah fi turuqi hadith-il-Gadir” e ha narrato questa tradizione da settantacinque fonti risalenti al Profeta (S).
Ibn Uqdah Kufi nel suo saggio “Uilayah” ha narrato questa tradizione da centocinque persone.
Abubakr Muhammad Ibn Umar Baqdadi, noto col nome di Jami’ani, ha narrato questa tradizione da venticinque fonti.
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Tra i celebri narratori di hadith sunniti:
Ahmad Ibn Hanbal Shaibani
Ibn Hajr ‘Asqalani
Jazri Shafi’i
Abusa’id Sagiastani
Amir Muhammad Yamani
Nisaii
Abu-l-a’la Hamedani
e Abu-l-‘irfan Habban
hanno narrato questa tradizione da molte fonti14.
Anche i sapienti sciiti, riguardo a questo evento storico, hanno scritto molti libri preziosi, dove hanno anche fatto riferimento alle fonti sunnite importanti, il più conosciuto tra questi è il libro storico “Al-Gadir”, scritto con abile stile da un noto scrittore islamico, il defunto ‘allamah ayatullah Amini, (libro che è stato largamente utilizzato per scrivere questa parte dell’opuscolo).
In ogni caso, il Profeta (S), dopo aver nominato il principe dei credenti Alì (A) quale suo successore, disse:
“O gente! Si è manifestato nuovamente l’angelo divino ed ha portato questo versetto”:
اَلْيَوْمَ أَكْمَلْتُ لَكُمْ دينَكُمْ وَ أَتْمَمْتُ عَلَيْكُمْ نِعْمَتِى وَ رَضيتُ لَكُمُ الإِسْلامَ ديناً15
“Oggi ho completato la vostra religione, e ho terminato la mia benedizione per voi, e ho scelto e approvato l’Islam come unica religione per voi”.
In quel momento il Profeta (S) pronunciò il Takbir (Allahu Akbar) e disse: “Ringrazio Dio che ha completato la nostra religione e ha portato la Sua benedizione alla perfezione, ed è soddisfatto della guida e successione di Alì dopo di me”.
In seguito il Profeta (S) scese da dove si trovava e disse ad Alì:
“Siedi sotto una tenda in modo che i capi e le personalità importanti dell’Islam ti promettano lealtà e si complimentino con te”.
Primi fra tutti, i Shaikhain (Umar e Abubakr) si complimentarono con Alì e lo celebrarono come propria guida!
Hasan Ibn Thabit colse l’occasione e, con il permesso del Santo Profeta (S), compose una poesia che lesse in sua presenza, di cui noi riportiamo solamente due versi molto efficaci:
فقال لَهُ قم يا علىُّ فانّنى
رضيتك من بعدى إماماً و هادياً
فمن كنت مولاه فهذا وليّه
فكونوا له اتباع صدق موالياً
Disse ad Alì: “Alzati! Che ti ho scelto come successore e guida della gente dopo di me. Per chiunque io sia guida e protettore Alì è la sua guida e voi, mentre lo amate dal profondo del cuore, siate tra i suoi seguaci”16.
Questa tradizione è tra le più grandi testimonianze che mette in risalto la virtù e la superiorità dell’imam Alì (A) rispetto agli altri compagni del Profeta (S).
Perfino il Principe dei Credenti riportò questa tradizione nell’assemblea per l’elezione del califfo dopo la morte di Umar17, all’epoca del califfato di Uthman e nei giorni del proprio califfato (l’imam Alì è considerato dai sunniti quarto califfo)18.
Inoltre, persone importanti come la nobile Zahra (A) raccontarono spesso questa tradizione davanti ai nemici e ai negatori della posizione superiore di Alì (A)19.
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Che cosa s’intende con il termine Maula?
Una questione importante qui riportata è il commento del significato di Maula che, nonostante sia chiaro, è stato interpretato con disattenzione. Poiché con quello che è stato detto, non rimane alcun dubbio sulla certezza della documentazione di questa tradizione, coloro che non possono accettare la realtà cercano di creare scetticismo e insicurezza sul significato di questa tradizione, soprattutto sul termine Maula.
Bisogna affermare con certezza che il termine Maula in questa tradizione, e in realtà nella maggioranza dei casi, non ha altro significato che quello di “superiorità e merito” o con un’altra definizione “imamato” e anche il Corano, in molti versetti, riporta la parola Maula con il significato di imam.
Il termine Maula è utilizzato in diciotto versetti del Corano, di cui in dieci casi è riferito a Dio ed è ovvio che s’intende la Sua superiorità e tutela, e solo in pochi casi è utilizzato col significato di amicizia.
Quindi non bisogna dubitare che Maula, in prevalenza, ha il significato di “superiore” e “più meritevole”, e anche nella tradizione di Gadir, Maula ha questo significato.
Inoltre, molte testimonianze e analogie confermano queste tesi.
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Testimonianze della correttezza di questa affermazione
Supponiamo che la parola Maula abbia diversi significati, in ogni caso vi sono numerose testimonianze riguardo alla tradizione di Gadir, questo grande evento storico, che rimuovono ogni forma d’incertezza e costituiscono una prova certa per tutti:
Prima testimonianza:
Come abbiamo già detto, nel giorno dell’evento storico di Gadir, Hasan Ibn Thabit poeta del Messaggero di Dio (S), ottenuto il permesso dal Profeta (S), si alzò in piedi e trasformò il discorso del Profeta (S) in una poesia, quest’uomo con uno stile fluente ed eloquente, conoscitore dei segreti della lingua araba, al posto del vocabolo Maula, utilizzò il termine imam e guida e disse:
فقال له: قُم يا على فانّنى
رضيتك من بعدى إماماً و هادياً20
Il Profeta disse ad Alì: “O Alì alzati, poiché io ti ho scelto come Imam e Guida dopo di me!”
È quindi evidente che egli ha utilizzato la parola Maula che era presente nel sermone del Profeta (S), solo col significato di imam, capo, e guida della nazione (islamica). Teniamo sempre in considerazione che egli era ritenuto dotto in etimologia araba.
Non solo questo grande poeta arabo utilizzò la parola Maula con questo significato, bensì anche altri grandi poeti islamici, di cui la maggior parte letterati e alcuni considerati esperti di questa lingua, interpretarono questo termine con lo stesso significato espresso da Hasan, cioè imam e guida della nazione islamica!
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Seconda testimonianza:
Il Principe dei Credenti (A), nelle poesie scritte a Mu’auiah, a proposito della tradizione di Gadir dice:
وَ أَوْجَبَ لِى وِلايَتَهُ عَلَيْكُمْ
رَسُولُ اللّهِ يَوْمَ غَدِيرِ خُمٍّ21
“Il Messaggero di Dio (S), nel giorno di Gadir, ha reso obbligatorio per voi la mia autorità”.
Chi meglio dell’Imam può commentare la tradizione e spiegare con che significato il Messaggero di Dio il giorno di Gadir, abbia detto la parola Maula?
Questo commento non fa capire che nelle menti dei presenti all’evento di Gadir, c’era solo il significato di guida della società?
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Terza testimonianza:
Il Profeta, prima di pronunciare la frase
من كنت مولاه...
“chiunque io ne sia la guida…”, pose questa domanda:
اَلَسْتُ أَولى بِكُمْ مِنْ أَنْفُسِكُمْ؟
“Non ho forse su di voi maggiore diritto di quanto non ne abbiate voi su voi stessi?”.
In questa frase, il Profeta (S) utilizzò il termine “Aula bihi nafs”, e manifestò a tutta la gente la propria superiorità rispetto a loro, subito dopo disse:
مَنْ كُنْتُ مَوْلاهُ فَهذا عَلِىٌّ مَولاهُ
“Per colui che io sono la guida, Alì è la sua guida”.
Quale fine c’è nell’accostamento di queste due frasi, se non il fatto che il Profeta vuole assicurare ad Alì (A) la sua stessa posizione, riportata nel Corano? Con questa differenza, che egli (S) era profeta e Alì (A) imam, di conseguenza il significato di questa tradizione è: “Su chiunque io abbia maggior diritto di quanto egli ne abbia su sé stesso, anche Alì ha questo diritto”22. Se il Profeta (S) avesse inteso un altro significato, non avrebbe avuto senso prendere conferma di questo suo diritto sulla gente. È ingiusto scartare questo messaggio del Profeta (S) e trascurare questo chiaro indizio.
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Quarta testimonianza:
Il Profeta all’inizio del suo sermone chiede alla gente di confermare i tre princìpi islamici e dice:
أَلَسْتُمْ تَشْهَدُونَ أنْ لا إِلهَ إلاّ اللّهُ وَ أنَّ مُحَمَّداً عَبْدُهُ و رَسُولُهُ وَ أَنَّ الجنَّةَ حَقٌّ وَ النَّارَ حَقُّ؟
“Voi testimoniate che non vi è altra divinità oltre all’unico Dio, che Muhammad (S) è Suo servo e messaggero, e che esistono il Paradiso e l’Inferno?”.
Qual era lo scopo di ottenere questa testimonianza, se non quello di voler preparare l’animo della gente ad accettare la posizione che avrebbe in seguito stabilito per Alì, allo stesso modo di come accettarono i princìpi precedenti, e di far capire che la fede nella sua guida e nel suo imamato equivaleva ad aver fede nei tre princìpi della religione sopraccitati?
Se il significato di Maula fosse amico e aiutante, non ci sarebbe collegamento tra le frasi del discorso, che perderebbe la sua compattezza.
***
Quinta testimonianza:
Il Profeta (S) all’inizio del proprio sermone, pronuncia un discorso sulla propria morte dicendo:
إنّي أَوْشَكُ أَنْ اُدْعى فَاُجِيبَ
“È prossimo il momento che risponderò in modo positivo all’Invito divino”23.
Questa frase puntualizza che il Profeta (S) vuole trovare una soluzione alla condizione dopo la sua morte e riempire il vuoto che si creerà.
L’unica cosa che può colmare questo vuoto è la nomina di un successore degno e sapiente, che prenda il comando dopo la morte del nobile Profeta.
Ogniqualvolta interpretiamo la parola “uilayah” in modo diverso da “califfato”, la relazione logica del discorso del Profeta (S) cade in modo evidente, quando invece egli è uno dei più eloquenti recitatori di sermone. Quale significato più chiaro di questo si può trovare?
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Sesta testimonianza:
Il Profeta (S) dopo la frase
مَنْ كُنْتُ مَوْلاهُ...
“chiunque mi consideri sua guida…” disse questo:
اَللّهُ أَكْبَرُ عَلى إكْمالِ الدِّينِ وَ إتْمامِ النِّعْمَةِ وَ رِضَى الرَّبِّ بِرِسالَتِى وَ الْوِلايَةِ لِعَلىٍّ مِنْ بَعْدِى
“Dio è grande! Poiché ha completato questa religione, ha portato a termine la Sua grazia divina ed ha espresso la Sua soddisfazione rispetto alla mia profezia e alla uilayah di Alì dopo di me!”.
Se per uilayah s’intendesse amicizia e collaborazione di uno dei musulmani, in che modo l’amicizia e la collaborazione di Alì (A) avrebbe completato la religione di Dio e portato a termine la Grazia divina?
Più eloquente che mai quando dice: “Dio è soddisfatto della mia missione e della guida di Alì (A) dopo di me24”. Queste non costituiscono forse tutte prove evidenti del fatto che il significato di uilayah è califfato?
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Settima testimonianza:
Quale testimonianza più chiara del fatto che Umar e Abubakr e un gruppo numeroso di compagni del Profeta di Dio (S) si congratularono con Alì (A) e queste congratulazioni continuarono fino alla preghiera della sera.
Umar e Abubakr furono le prime persone che espressero il loro compiacimento dicendo:
هَنيئاً لَكَ يا عَلِىَّ بْنِ أبِي طالِب أَصْبَحْتَ و أَمْسَيْتَ مَوْلاىَ وَ مَوْلى كُلِّ مُؤْمِن وَ مُؤْمِنَة25
“O Alì complimenti a te, sei divenuto mia guida e guida di ogni uomo e donna credente!”.
Alì (A) in quel giorno quale posizione aveva raggiunto da essere degno di un simile elogio? Oltre alla sua veste di Imam e Guida della Nazione islamica, che fino a quel giorno non era stata comunicata in modo ufficiale c’è altro meritevole di una simile lode? La benevolenza e l’amicizia non erano una novità.
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Ottava testimonianza:
Se il significato era quello dell’amicizia di Alì (A), non sarebbe stato necessario trattare tale argomento in un clima così caldo e torrido. (Una folla di centomila persone interruppe il suo cammino e sedette sopra le dune e i sassi bollenti del deserto, mentre il Profeta (S) pronunciava un discorso così lungo).
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Nel Corano è scritto che tutte le persone che hanno fede, sono fratelli l’uno dell’altro, e dice:
إنّما المُؤْمِنُونَ إِخْوَةٌ26
“Coloro che hanno fede sono fratelli l’uno dell’altro”.
Il Corano in altri versetti non presenta forse le persone con fede amici l’uno dell’altro? Anche Alì (A) è un membro di quella gente con fede, quindi che bisogno c’era di ripetere il concetto? Anche supponendo che fosse stato opportuno ripeterlo, non era necessario farlo in quelle condizioni difficili, poiché sarebbe stato possibile anche a Medina.
Certamente doveva trattarsi di una questione molto importante se richiedeva questi preliminari senza precedenti nella vita del Profeta (S), e che non si sarebbero ripetuti mai più.
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Ora giudichiamo
Con ciò che è stato detto, se qualcuno ancora dubita del concetto del nobile Profeta (S) che è quello dell’imamato e della guida dei musulmani, non è forse sorprendente? Coloro che sono scettici in che modo rispondono alla propria coscienza, e che risposta daranno a Dio il Giorno del Giudizio?
Certamente se tutti i musulmani iniziassero a liberarsi dai pregiudizi e ad esaminare la tradizione di Gadir, otterrebbero buoni risultati e ciò porterebbe all’unità dei musulmani, e la condizione della popolazione islamica cambierebbe il proprio aspetto.
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Domanda:
Anche il seguente avvenimento è degno di nota: alcuni dicono che l’onorevole Presidente della Repubblica dell’Iran, ha interpretato il termine Maula con il significato di amicizia in uno dei suoi discorsi durante la campagna elettorale, considerando che egli è uno dei religiosi sciiti.
Risposta:
Non è così, poiché egli, dopo poco tempo per rimediare a ogni ambiguità e malinteso, diede una spiegazione, che nel giorno 13 giugno 2001 è stata pubblicata da molti quotidiani, rilasciando la seguente intervista: “… non è inutile che io ripeta un punto riguardo ad uno dei miei recenti discorsi sulla storia di Gadir: la benevolenza e l’affetto ricoprono un ruolo importante nella religione di Dio e soprattutto nel campo della vita sociale della popolazione islamica. Nonostante questo, il significato inteso dal sommo Profeta (S) con la parola Maula nella nota frase
من كنت مولاه فهذا على مولاه
“Per colui che io sono la guida, Alì è la sua guida”, considerando con attenzione le caratteristiche del tempo, del luogo e il patto stretto in quel giorno con Alì ibn Abitalib, è sicuramente quello di guida della popolazione islamica. Ed è proprio ciò che crediamo noi sciiti in accordo con le importanti tradizioni storiche riportate dopo la morte del nobile Profeta (S), che ritengono questo significato attendibile e confermato dai noti compagni del Profeta (S).
In ogni caso la scelta del termine Maula racchiude un messaggio particolare ed è stato scelto intenzionalmente, certamente il sommo Profeta (S) poteva utilizzare altri termini come qaid, amir e sultan. Ma nella parola Maula oltre al significato di guida, c’è anche un riferimento all’amicizia e alla benevolenza che sono alla base del governo islamico. Oggi la nostra nazione vuole svilupparsi in una società libera, prosperosa ed evoluta insieme alla spiritualità, la moralità e la benevolenza”.
“Fine”
Gruppo culturale e di ricerca islamica - Santa città di Qom
Novembre-dicembre 2001
Sacro mese di ramadan 1422
Tre tradizioni piene di significato!
Infine, prestate attenzione alle seguenti tre tradizioni:
على مع الحق و الحق مع على لن يفترقا حتى يردا علىّ الحوض
“Alì è con la verità e la verità è con Alì, non si separeranno mai l’una dall’altro fino a quando verranno presso di me vicino alla fonte di Kauthar”. Questa tradizione è riportata in molte delle noti fonti sunnite, l’allamah Amini ha citato in modo dettagliato le fonti nel terzo volume dell’opera Al-Gadir27. Un famoso esegeta sunnita, Fakhr Razi, nella sua importante esegesi del Corano, nelle note della sura Aprente, dice: “Alì ibn Abi Talib (A) diceva ad alta voce “Bismillahi Ar-Rahmani Ar-Rahim”, e ciò è stato dimostrato in modo assoluto; chiunque segua Alì nella religione ha trovato la retta via, ciò è giustificato dal discorso del Profeta in cui disse:
اللّهم ادر الحق مع على حيث دار
“Dio! Fai in modo che la verità sia ovunque è Alì” 28. Notate che questa tradizione dice: La verità è ovunque sia Alì!
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آخى رسول اللّه(صلى الله عليه وآله) بين اصحابه فاخى بين ابى بكر و عمر، و فلان و فلان، فجاء على (رضى اللّه عنه) فقال آخيتَ بين اصحابك و لم تواخ بينى و بين احد؟! فقال رسول اللّه(صلى الله عليه وآله)انت اخى فى الدّنيا و الآخرة
“Il Profeta (S) tra i suoi compagni stabilì un patto di fratellanza, per esempio tra Abubakr e Umar, ecc. (tra persone simili tra loro). In quel momento Alì (A) andò presso il Profeta e disse: “Hai stabilito un patto di fratellanza fra tutti, però per me non hai predisposto un patto con alcuno!” Il Messaggero di Dio (S) disse: - Tu in questo mondo e nell’Aldilà sei mio fratello”. Questa tradizione si trova in modo simile in altre quarantanove fonti. Fonti che generalmente sono sunnite!29 Il patto di fratellanza tra Alì e il Profeta (S) non è forse il motivo della sua priorità e superiorità rispetto a tutta la nazione islamica? Con la presenza di un individuo superiore, si può andare alla ricerca di un altro per il ruolo di guida?
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من عرفنى (فقد عرفنى) و من لم يعرفنى فانا ابوذر، سمعت النّبى(صلى الله عليه وآله)يقول: مثل اهل بيتى فيكم مثل سفينة نوح، من ركبها نجى و من تخلف عنها غرق
“Chi mi conosce, mi conosce e chi non mi conosce
sappia che io sono Abudhar! Ho sentito il Profeta (S) dire:
-L’Ahl-ul-bait è come l’ arca di Noé, chiunque vi salga è
salvo, chiunque rimanga a terra affoga”. Le fonti di questa
tradizione sono molte e saranno riportate alla fine di questo opuscolo30.
Il giorno che il diluvio universale coprì tutta la superficie della terra non
c’era mezzo di salvezza oltre all’arca di Noé, neanche le alte
montagne dove il figlio di Noé si era rifugiato. Considerando ciò che disse il
Profeta (S) per la salvezza della nazione islamica, dopo di lui, ci sono altre
vie oltre all’Ahl-ul-bait?
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Referenze (da note fonti sunnite)
1. Rabigh è ancora oggi a metà strada tra La Mecca e Medina.
2. È uno dei Miqat (posti dove i pellegrini cambiano i propri vestiti e indossano quelli tipici del pellegrino), in passato era l’incrocio da cui si separavano le strade dei pellegrini di Medina, Iraq e Egitto.
3. Maidah : 67.
4. Il Profeta pronunciò questa frase tre volte per sicurezza in modo tale che in futuro non potessero sorgere malintesi.
5. Questa parte della tradizione di Gadir è riportata nei seguenti documenti, a volte senza la seconda parte o la seconda parte da sola:
• Musnad ibn Hanbal, vol. 1, pag. 254;
• Tarikh Damishq, vol. 42, pag. 207, 208, 448;
• Khasais Nisaii, pag. 181;
• Al-Mu’giam Al-Kabir, vol. 17, pag. 39;
• Sunan Al-tirmadhi, vol. 5, pag. 633;
• Al-Mustadrak ‘ala as-Sahihain, vol. 13, pag. 135;
• Al-Mu’giam al-Ausat, vol. 6, pag. 95;
• Musnad Abi Ia’la, vol. 1, pag. 280;
• Al-Mahasin wa-l-Masavi, pag. 41;
• Manaqib Kharazmi, pag. 104;
e altri libri.
6. Questo discorso è stato riportato in molti dei noti libri sunniti, tra cui:
• Musnad di Ahmad, vol. 1, pag. 84, 88, 118, 119, 152, 332, 281, 331, 370;
• Sunan Ibn Magiah, vol. 1, pag. 55, 58;
• Al-Mustadrak ‘ala as-Sahihain Hakim Naishaburi, vol. 3, pag. 118, 613;
• Sunan Al-Tirmadhi, vol. 5, pag. 633;
• Fath-ul-Bari, vol. 79, pag. 74;
• Tarikh-e Khatib-e Baghdadi, vol. 8, pag. 290;
• Tarikh-ul-Khulafa Suiuti, pag. 114;
e altri libri.
7. Maidah : 67 e 3.
8. Uafaiat-ul-a’ain: 60/1.
9. Uafaiat-ul-a’ain: 2/223.
10. Targiumat-ul-Athar-el-Baqiah: 395; Al-Gadir 1/267.
11. Thimar-ul-Qulub: 511
12. L’evento delle congratulazioni di Umar ibn Khattab è riportata in moltissime documentazioni sunnite, tra cui:
• Musnad Ibn Hanbal, vol. 6, pag. 401;
• Al-Bidaiah wa an-Nihaiah, vol. 5, pag. 209;
• Al-Fusul al-Muhimmah Ibn Sabbagh, pag. 40;
• Faraid-us-Simtain, vol. 1, pag. 71;
allo stesso modo il racconto delle congratulazioni di Abubakr, Umar, Uthman, Talhah, Zubair, ecc. è riportato in diversi libri, tra cui:
Manaqeb-e Alì-ibn Abitaleb, Ahmad ibn Muhammad Tabari (Al-gadir, vol. 1, pag. 270).
• Manaqib Kharazmi, pag. 135;
• Maqtal-ul-Husain Kharazmi, vol. 1, pag. 47;
• Faraid-us-Simtain, vol. 1, pag. 73, 74;
• An-Nur-ul-Mushta’il, pag. 56;
• Al-Manaqib Kauthar, vol. 1, pag. 362 e 118.
17. Questo discorso è riportato nei seguenti libri:
• Manaqeb Akhtab Kharazmi Hanafi, pag. 217;
• Faraid-us-Simtain Hamuini, parte 58;
• Ad-Durr-un-Nazim ibn Hatim Shami;
• As-Saua’iq-ul-Muhriqah Ibn Hajar ‘Asqalani, pag. 75 ;
• Amali Ibn ‘Uqdah, pag. 7, 212 ;
• Sharh Nahji-ul-balaghah Ibn Abi-l-hadid, vol. 2, pag. 61 ;
• Al-Isti’ab Ibn Abd-ul-Barr, vol. 3, pag. 35;
• Tafsir Tabari, vol. 3, pag. 418 (riguardo al versetto 55 della sura Maidah).
18.
• Faraid-us-Simtain, parte prima del capitolo 58;
• Sharh Nahgi-ul-Balaghah Ibn Abi-l-Hadid, vol. 1, pag. 362;
• Usd-ul-Ghabah, vol. 3, pag. 307 e vol. 5, pag. 205;
• Al-Asabah Ibn Hagiar ‘Asqalani, vol. 2, pag. 408 e vol. 4, pag. 80;
• Musnad Ahmad, vol. 1, pag. 84 e 88,
• Al-Bidaiah ua an-Nihaiah Ibn Kathir Shami, vol. 5, pag. 210 e vol. 7, pag. 348;
• Majma’-ul-Zauaid Haitami, vol. 9, pag. 106;
• Dhakhair-ul-‘Uqba, pag. 67 e … (Al-Gadir, vol. 1, pag. 163, 164).
• Asna-l-Matalib Shams-ul-Din Shafi-‘i secondo il racconto di Sakhavi nel libro Adh-dhu-ul-Lami’, vol. 9, pag. 256;
• Al-Badr-ul-Tali’ Shukani, vol. 2, pag. 297;
• Sharh Nahji-ul-Balaghah Ibn Abi-l-Hadid, vol. 2, pag. 273;
• Manaqib ‘allamah Hanafi, pag. 130;
• Balaghat-un-Nisa, pag. 72;
• Al-‘aqd-ul-Farid, vol. 1, pag. 162;
• Subh-ul-A’sha, vol. 1, pag. 259;
• Murugi-udh-Dhahab Ibn Mas’ud Shafi’i, vol. 2, pag. 49;
• Ianabi’-ul-Mauaddah, pag. 486.
20. I documenti riguardanti queste poesie di Hasan Ibn Thabit sono stati riportati precedentemente.
21. Il defunto ‘allamah Amini nel secondo vol. del libro Al-Gadir pag. 25-30 riporta questa poesia insieme con altre da 11 fonti dei sapienti sciiti e 26 sunniti.
22. ‘Allamah Amini riporta la frase «Non ho forse su di voi maggiore diritto di quanto non ne abbiate voi su voi stessi» da 64 narratori e storici musulmani. Si faccia riferimento al vol. 1, pag. 371.
23. Si faccia riferimento al libro Al-Gadir, vol. 1, pag. 26, 27, 30, 32, 33, 34, 36, 47, 176 e a libri sunniti come:
• Sahih Tirmadhi, vol. 2, pag. 298;
• Al-Fusul al-Muhimmah Ibn Sabagh, pag. 25;
• Al-Mahaqib Ath-Thalathah Hafiz Abilfutuh, pag. 19;
• Al-Bidaiah ua an-Nahaiah Ibn Kathir, vol. 5, pag. 209 e vol. 7, pag. 348;
• As-Sava’iq-ul-Muhariqah. pag. 25;
• Majma’-uz-Zauaid Haitami. vol. 9, pag. 165 ecc..
• Al-Uilayah Ibn Giarir Tabari, pag. 310;
• Tafsir Ibn Kathir, vol. 2, pag. 14;
• Tafsir-ud-Durr-ul-Mansur, vol. 2, pag. 259 ;
• Al-itqan, vol. 1, pag. 31;
• Miftah-un-Nagiah Badakhshi, pag. 220;
• Ma Nazala min al-Quran fi Aliin, Abu Na’im Isfahani;
• Tarikh Khatib Bagdadi, vol. 4, pag. 290;
• Manaqib Kharazmi, pag. 80;
• Al-Khasais-ul-Alaviiah Abulfath Natanti, pag. 43;
• Tadhkerah Sebt Ibn Giauzi, pag. 18;
• Faraid-us-Sumtain, parte 12.
25. Per conoscere le fonti sulle congratulazioni dei califfi ad Alì si faccia riferimento a Al-Gadir, vol. 1, pag. 270, 283. Nelle note precedenti alcune fonti di questa tradizione sono già state citate.
26. Hugiurat 10.
27. Questo hadith è stato tramandato da Muhammad Ibn Abibakr, Abudhar, Abusa’id Khadri e altri (si faccia riferimento al terzo volume di Al-Gadir).
28. Tafsir Kabir, vol. 1, pag. 205.
29. ‘Allamah Amini ha riportato tutte le 50 tradizioni con le fonti, nel terzo vol. di Al-Gadir.
30. Mustadrak Hakim, vol. 2, pag. 150 e come minimo altri 30 noti libri sunniti, lo riportano.
Con ciò che è stato detto, se qualcuno ancora nutrisse dei dubbi sul concetto del nobile Profeta (S), che è quello dell’imamato e della guida dei musulmani, non sarebbe forse sorprendente?