L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>Il divorzio nell'Islam

Il divorzio nell’Islam

Precisiamo innanzitutto che il divorzio è contrario alle leggi della creazione. Quando in una società aumenta il livello dei divorzi, ciò prova che questa società ha deviato dalla via naturale della vita. Dato che la separazione dell’uomo e della donna a causa del divorzio porta un colpo duro e irreparabile ai bambini, numerosi sociologi e psicologi credono che bisognerebbe vietare il divorzio, eccetto in casi eccezionali. Occorre mostrare rigore a questo proposito, perché la gente non si permetta di divorziare facilmente.
Ma che bisogna fare quando una coppia arriva a non comprendersi più? Deve sopportare per sempre questo disaccordo e litigare a ogni occasione?
O bisognerebbe forse proporre la separazione come unica soluzione?
Quale di queste due possibilità è più ragionevole per salvare la famiglia dall’inferno delle controversie e dei litigi?
Contrariamente al Cristianesimo che ha proibito il divorzio, l’Islam concede di sciogliere i legami sconvenienti.
Giacché in tal caso, se l’uomo e la donna non si dividono, la loro vita sfocerà palesemente in un fallimento e nulla si aggiusterà. Occorre dunque arrendersi all’evidenza e far ricorso al divorzio sebbene questa soluzione sia la più detestata da Dio.
Forse anche questa separazione potrebbe svegliare nell’uomo e nella donna un desiderio di ricominciare una nuova vita.
D’altra parte, limitando i mezzi della donna a ricorrere al divorzio, l’Islam ha voluto in effetti mantenere un certo ordine. E’ certo che se i due componenti di una coppia hanno il potere di divorziare, vi saranno due volte in più delle chances che questo giunga, e il matrimonio, che può essere rotto da entrambe le parti, scuoterà la fiducia di entrambi. Allora è meglio che solo chi dei due è più ragionevole e più resistente di fronte alle difficoltà, e che subirebbe il maggior danno a causa del divorzio, dovendo pagare il mantenimento e avendo in carico i figli, abbia questo diritto.
Alexis Carrel afferma:
“L’insieme delle cellule dell’uomo e della donna così come l’insieme dei loro organi e soprattutto i loro sistemi nervosi contengono i semi dei loro sessi. Gli esperti di insegnamento e dell’educazione devono tener conto delle differenze organiche e psicologiche dei due sessi così come dei loro ruoli naturali; non bisogna assolutamente dimenticare questo punto importante nella struttura futura della nostra civilizzazione. E’ perché viene trascurato questo fatto che i partigiani dei movimenti femministi pensano che i due sessi possano essere educati e cresciuti nella stessa maniera o che possano avere le medesime occupazioni”1
Tenuto conto del suo temperamento, la donna potrebbe porre un termine alla sua vita coniugale con un semplice pretesto.
L’Islam ha accordato ogni sorta di facilità per formare una famiglia e ha rimosso tutti gli ostacoli, ma, anche, ha rigorosamente complicato il divorzio. Il suo scopo è la serenità dei cuori, la salvezza delle coscienze e l’armonia tra l’uomo e la donna.
L’Islam prova dunque in primo luogo a rinforzare il più possibile i legami coniugali, a meno che non vi sia più speranza di accordo.
Il Corano dice agli uomini:
“Comportatevi convenevolmente nei loro confronti. Se provate avversione verso di loro, voi provate disprezzo nei confronti di una cosa in cui invece Dio ha posto un gran bene!” (Corano, 4:19).
E alle donne ha detto:
“Se una donna teme l’infedeltà o l’indifferenza di suo marito, allora non sarà male per essi che si mettan d’accordo fra loro, in pace, poiché la riconciliazione è la miglior cosa” (Corano, 4:128)
Gli esperti musulmani hanno sempre biasimato e sconsigliato il divorzio:
“Se una donna chiede il divorzio senza una ragione valida, Dio la priverà della Sua Misericordia”2
“Sposatevi, ma non divorziate, poiché il divorzio fa tremare il trono di Dio”3
Nell’Islam, esistono leggi che impediscono l’uomo di approfittare del suo potere di divorziare.
Il tribunale della famiglia è una innovazione dell’Islam per risolvere le crisi famigliari. Innovazione cui gli europei non sono ancora giunti.
I due congiunti scelgono ognuno, due tra i loro parenti, competenti nel campo dell’arbitrio, per provare a risolvere i problemi.
Le motivazioni differenti vengono esaminate dai parenti che, essendo tali, possono entrare nell’intimità delle parti in diatriba e ascoltare le loro confidenze senza che questi ultimi ne risentano di qualche disonore, poiché i responsabili di questi tribunali sono rispettati dal marito e dalla moglie, le loro proposizioni saranno accettate nella maggior parte dei casi.
“Se in una coppia temete la separazione, convocate un arbitro dalla famiglia di lui e uno da quella di lei. Se la coppia ricerca la conciliazione, Dio ristabilirà l’accordo tra loro. Dio è indulgente e misericordioso!” (Corano, 4:25)
Solo quando ogni sforzo di riconciliazione risulterà inefficace, la coppia potrà divorziare.
Questo non è il caso dei tribunali pubblici che, intervenendo nelle divergenze familiari, non fanno che contribuire all’oscuramento delle relazioni della coppia e li portano alla separazione.
Giacché il dovere del tribunale, è di esaminare i motivi e le prove delle parti in causa, nel quadro di leggi rigide, e di dare ragione a quelle prove che saranno più convincenti.
D’altra parte la rivelazione dei segreti familiari, in pubblico, nei tribunali, per la difesa, ferisce i sentimenti delle due parti e porta un colpo alla loro personalità e al loro onore. La crepa non cessa dunque d’allargarsi.
“La presenza di due persone sincere fa parte delle condizioni del divorzio”. (Corano, 4:35)
Il divorzio verrà dunque annullato senza la presenza di queste due persone, mentre per sposarsi, non esiste alcuna condizione. E’ tutto il contrario del divorzio. Poiché l’Islam non vuole che vi sia alcun ostacolo al matrimonio. E’ per questo che rende difficile la separazione e facile la riconciliazione.
L’ultima misura che ha preso l’Islam per ristabilire i legami coniugali, è di interdire all’uomo di cacciare da casa sua la donna ripudiata, essendo il termine del periodo di tre mesi e più; la donna, da parte sua, non ha il diritto di lasciare la propria casa a meno che questo non sia necessario.
“O Profeta! Quando divorzierete le vostre donne, divorzierete allo spirare del periodo d’attesa. Contate bene questo periodo e temete Iddio signor vostro; non le scacciate dalle loro case, ed esse non ne escano se non quando abbian commesso qualche manifesta turpitudine. Questi sono i termini di Dio. E chi oltrepassa i termini di Dio tiranneggia se stesso. Tu non sai: può darsi che Iddio produca, in seguito, qualche evento che porti alla riunione” (Corano, 65:1).
Senza dubbio durante il periodo dei tre mesi, vi sono molte opportunità che l’uomo cambi parere e che si penta di aver divorziato. Può darsi che l’uomo cambi idea e che la coppia si riconcili.
Durante questo lasso di tempo, il ristabilimento dei legami coniugali non necessita di alcuna cerimonia particolare. Accade spesso che le persone prendano decisioni affrettate, sotto l’influenza di diversi fattori, senza aver esaminato abbastanza la questione. La complicazione del divorzio obbliga dunque a pensare con sangue freddo. Sono questi ostacoli e queste condizioni che limitano il numero dei divorzi. E’ dunque chiaro che l’Islam si sforzi più di ogni altra dottrina a conservare i legami coniugali e che non lasci più posto a coloro che avrebbero pretese di riforma.
L’Islam protegge la donna nel caso in cui i suoi diritti fossero minacciati e ha previsto i mezzi per metterla a suo agio in tali condizioni, al fine che possa evitare di proseguire la sua vita in un ambiente favorevole.

  1. Quando il matrimonio è concluso, la donna può porre le seguenti condizioni: se l’uomo la maltratta e non va d’accordo con lei, o che egli rifiuti di pagare le dispense della famiglia, o che viaggi, o quando prende un’altra donna, ella può ottenere il divorzio assumendo un avvocato.
  2. La donna viene indocile a suo marito, sia nel campo sessuale o altro, fino a che quest’ultimo sia obbligato a divorziare.
  3. Quando il marito non ha i mezzi per pagare le dispense o si rifiuta di pagarle, o se si astiene dall’avere relazioni sessuali con sua moglie, quando si rifiuta di soddisfare qualsiasi altro bisogno della sua donna, quest’ultima potrà far ricorso alla giustizia. Nel caso in cui il suo lamento sarà giustificato, il giudice islamico obbligherà l’uomo a essere giusto, ad accordarsi con la sua donna e a rispettare i suoi diritti. Nel caso in cui il marito rifiuti, dovrà divorziare.
  4. Nel caso in cui l’uomo accusasse sua moglie di immoralità o che egli rinnegasse il proprio figlio, ella può portare lamentela alla corte islamica. Nel caso in cui il marito non potesse provare le sue pretese essi verranno separati secondo la legge, sull’ordine del giudice islamico.
  5. Se le due parti sono in disaccordo l’una con l’altra, il divorzio verrà effettuato senza alcuna difficoltà. La donna rinuncerà alla sua dote nuziale e l’uomo non dovrà più pagare le spese della dilazione dei tre mesi.
  6. Nel caso in cui il marito se ne andasse e non si sapesse più nulla di lui, e che la donna si trovasse in difficoltà per il mantenimento della famiglia o altro, in questo caso, ella può ricorrere al tribunale e chiedere il divorzio. Il giudice annullerà, dopo le cerimonie legali, il matrimonio.

Così, se la donna odia suo marito, al punto tale che la vita comune diventa insopportabile, ella può ottenere il suo consenso per il divorzio rinunciando al suo dono nuziale o aggiungendovi qualche cosa.
“E non vi è lecito riprendervi nulla di quel che avete loro dato, a meno che ambedue non temano di non poter osservare le leggi di Dio; e se temono di non poter osservare le leggi di Dio, non sarà peccato se la moglie si riscatterà pagando una somma…” (Corano, 2:229)
L’Islam tiene in considerazione i sentimenti della donna.
In certi casi, quelli che sono enumerati dai dottori in religione, la donna può annullare il matrimonio anche senza il consenso del marito.
Questa libertà esagerata presso gli occidentali, per il divorzio, è senza alcun dubbio la reazione naturale al fatto che il divorzio veniva rigettato dai cristiani. E’ il rigore della Chiesa che ha fatto sì che i governi abbiano ufficialmente riconosciuto il divorzio.
In Francia, per esempio, il divorzio veniva proibito secondo i precetti cristiani fin prima della rivoluzione del 1789, poi, dalla redazione dei nuovi diritti civili, nel 1804, è stato legalizzato, su richiesta del popolo. Però, essendo aumentato il numero dei divorzi molto rapidamente, è stato annullato dopo soli dodici anni, nel 1816, sotto pressioni della Chiesa. Ma sotto una nuova ondata di pressioni popolari, il governo ha dovuto legalizzare ancora una volta il divorzio, nel 1884, tuttavia con alcune restrizioni.
L’uomo e la donna hanno il diritto di divorziare nei seguenti casi:

  1. Se commettono un delitto, che li conduca in prigione a vita o li condanni alla pena di morte, all’esilio, alla privazione dei propri diritti sociali, ad una pena provvisoria con lavori forzati.
  2. Se uno dei due commette adulterio. Ma la donna non ha il diritto di divorziare se suo marito ha commesso adulterio a casa propria!
    Ecco come viene provato il tradimento della donna. Fate bene attenzione:
    “ Le prove del tradimento devono convincere la legge. Di questo fatto, se l’uomo e la donna vogliono separarsi, essi devono essere d’accordo a proposito della terza parte, che dovranno assumere in merito. Quindi, al tempo opportuno, quando la donna dorme con questa persona, suo marito condurrà la polizia per provare che la sua donna lo tradisce.
    Così, la polizia accompagna il marito nel luogo previsto e una volta che la donna viene vista in uno stato di adulterio, il tradimento è provato e il divorzio potrà essere effettuato”4
    Notate come questo diritto sia anch’esso fonte di immoralità. Questo mondo civilizzato dà da una parte il diritto alla persona di partecipare agli affari sociali e politici, ma d’altra parte, si burla del suo onore e della sua dignità, in una maniera ignobile, e prova così il suo pudore.
  3. Nel caso in cui uno dei congiunti insulti l’altro, o lo maltratti, o in una caso similare.

Attualmente, in Francia, in Portogallo e in Italia, la separazione fisica è assai corrente: se un uomo e una donna desiderano separarsi, devono vivere ognuno separatamente per qualche tempo, tre anni al massimo. Sebbene nel corso di questo periodo, la donna viene dispensata dall’obbedienza e l’uomo dalle spese di sussistenza, ciononostante, la coppia resta apparentemente al suo posto.
Dopo ciò, se i congiunti si rifiutano di riprendere la loro vita comune, allora giunge il divorzio.
Questa libertà illimitata, in ciò che concerne la dissoluzione dei legami coniugali e il diritto eguale al divorzio per l’uomo e la donna non ha fatto che scuotere i pilastri della famiglia; le conseguenze non sono state che amare e disastrose. Le donne si permettono di sbarazzarsi dei loro mariti non importa in quale occasione, con dei semplici pretesti e quando lo gradiscono. A dire il vero, il mondo occidentale ha commesso un crimine piuttosto che rendere servizio alle famiglie e alle donne.
L’aumentare del numero dei divorzi effettuati sulla domanda delle donne nei Paesi in cui le donne hanno il diritto di divorziare, e i pretesti che presentano, confermano precisamente il punto di vista dell’Islam.
Secondo le statistiche rilevate dai membri di un’assemblea formata a Strasburgo, il 27% dei divorzi effettuati nell’ultimo anno, in Francia, avevano come causa l’eccesso delle donne alla moda. In Germania, questa cifra raggiunge il 33% e in Svezia il 18%.
Ecco la sorte nefasta delle famiglie quando la donna detiene direttamente il diritto di divorziare.
Inoltre:
“ L’anno scorso, in Francia, il bilancio dei divorzi si è alzato a tremila e siccome questa cifra non cessa di aumentare ogni anno, la federazione delle famiglie francesi ha chiesto al governo di ristabilire la legge speciale del 1941, abolita nel 1945. Da questa legge, il divorzio viene strettamente interdetto nei primi tre anni di matrimonio. Questa stessa legge viene applicata in Inghilterra con questa sfumatura, con due eccezioni:

  1. troppa violenza da parte dell’uomo;
  2. immoralità eccessiva della donna”5

Lo scrittore statunitense Leson scrive:
“ Ogni persona con un minimo di ragione dovrebbe soffrire di questo catastrofico tasso di divorzi e pensare a rimediare. La cosa che sorprende di più è che l’80% dei divorzi vengono effettuati dietro richiesta delle donne. E’ dunque là che dobbiamo ricercare la causa e limitarla”6
Voltaire sostiene che la legge sul divorzio è nell’Islam, la più completa e la migliore:
“ Muhammad era un saggio legislatore che voleva salvare l’umanità dalla miseria, dall’ignoranza e dalla corruzione.
Per realizzare il suo voto, ha tenuto conto degli interessi di tutti, donne e uomini, piccoli e grandi, sani e folli, neri e bianchi, gialli e rossi.
Non ha mai cercato di aumentare il numero delle concubine o delle spose. Al contrario ha limitato a quattro il numero illimitato delle donne che possono condividere il letto dei re e dei governanti dell’Asia.
I suoi precetti, in ciò che concerne il matrimonio e il divorzio, sono ben al di sopra di quelli del cristianesimo. Forse altra legge è stata promulgata più completa di quella dell’Islam, sul divorzio?”7

1L’uomo questo sconosciuto p. 84 a 87

2Mustadrak tomo 3 p. 2

3Wasàil tomo 3 p. 144

4Il divorzio e la civiltà di oggi p. 99

5Khandaniha n. 103 25°anno

6Farid Wajdi al-Mar’ aht al-Muslimah

7L’Islam dal punto di vista di Voltaire