L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>L'Islam e le diverse forme di segregazione
Il fondamento del pensiero e dell’ideologia islamica è il TAWHID
(monoteismo). La società islamica è dunque fondata su questo stesso
principio. Dal punto di vista dell’Islam, l’umanità è
una grand’unità, e ogni uomo fa parte di un’unica comunità.
In seguito ad una vasta evoluzione di pensiero, la totalità delle discordie,
delle differenze e delle discrepanze tra gli uomini scomparirono in questa grande
comunità, i legami fraterni ed amichevoli riunirono tutti gli individui.
Poiché l’Islam concepisce il piano di una comunità su scala
mondiale, riconosce come fattore di segregazione tutto ciò che insiste
su un carattere etnico particolare e che provoca la separazione degli uomini
tra loro, come la lingua, la razza, la convergenza della cultura e dei costumi.
La prima solidarietà e cooperazione ed il rispetto reciproco tra gli
individui, che deve regnare nella comunità mondiale dell’Islam,
ha come fonte questo grande principio e questo pensiero profondo. La comunità
islamica mondiale si basa categoricamente e con realismo su tale principio.
Per condannare le diverse forme di segregazione e perché nessuno sia
superiore ad un altro, in ragione del colore, della razza, della lingua e del
suo rango, insiste sul fatto che tutti gli uomini sono stati creati da un solo
Essere. Gli uomini, così come le donne, i bianchi come i neri, i poveri
come i ricchi, i civilizzati e i selvaggi, hanno tutti il medesimo status a
livello umano. Nella creazione, sono gli stessi e appartengono ad una medesima
specie e a uno stesso principio.
“O uomini! Temete Iddio, il quale vi creò da una persona sola”:
(Corano IV:1)
In questo modo, ogni forma di nazionalismo e di superiorità razziale
o etnica viene rigettata. La diversità del colore e della lingua viene
contata tra i segni della potenza del Creatore. Gli uomini sono invitati a riflettere:
come mai gli uomini della stessa radice, per uno scherzo di una serie di fattori
cosmogonici, hanno aspetto e colori differenti e parlano lingue diverse?
“E uno dei suoi segni è la creazione dei cieli e della Terra e
la varietà delle lingue e dei colori vostri. Certo in questo vi ha un
segno per i saggi”. (Corano XXX:22)
“Gli uomini formavano una sola comunità. Poi Dio mandò i
Profeti, annunciatori e ammonitori”. (Corano II:213) Questo verso evidenzia
che nella prima comunità umana, non esisteva alcuna distinzione. Era,
al contrario, unita e vi regnava la cooperazione. L’Imam e Guida dei Credenti,
Alì (su di lui la benedizione di Dio), nel suo celebre discorso indirizzato
a Malek Ashtar, ricorda questa verità nei seguenti termini: “O
Malek, che il tuo cuore sia colmo di misericordia nei confronti del popolo.
Trattalo con bontà e affetto, con esso non essere mai come una bestia
feroce, accanito sui suoi beni e sulle sue vite. Poiché essi sono o tuoi
fratelli nella religione o almeno uomini della tua stessa specie, che ti sono
uguali”. Con un tal punto di vista, tutte le razze, le culture e le lingue
sono considerate come parti della comunità islamica.
Inoltre, l’unione e la coesione degli individui, all’ombra dell’unità
di pensiero, della spiritualità, dell’ideologia e degli ideali,
terranno fermamente.
Nessun’unione può altrimenti essere fatta. Se una comunità
è sprovvista di pensiero e di un’unica ideologia, i suoi legami
affettivi si dimostrano fragili. Si trasformano in differenti e discordi alla
minima contraddizione con gli interessi materiali. Il più potente e il
più solido legame tra le nazioni è dunque la religione, che unifica
le classi, le razze e le diverse tribù. L’Islam ha garantito in
questa maniera l’unione di tutti gli individui e ha infranto le catene
della discordia e dei disaccordi.
Nel suo invito al rafforzamento delle basi dell’unità, ha riconosciuto
come fratelli i membri credenti della comunità. Il legame fraterno è
il più solido e il più naturale che possa esservi tra gli uomini.
Sebbene il legame tra padre e figli sia più potente, il loro status è
ciononostante differente. A livello di gerarchia famigliare, essi non sono uguali.
Così, il legame fraterno è il simbolo perfetto dell’affetto
e dell’attaccamento tra due individui dello stesso rango. È per
questo motivo che il Corano vuole che l’affetto sia reciproco e che le
migliori amicizie siano stabilite tra i mussulmani. Di conseguenza, si considerano
come fratelli. In altri termini, i membri della comunità mussulmana vengono
guidati verso la più dolce amicizia e la miglior uguaglianza. Questa
fraternità religiosa non è del tutto una semplice formalità.
Mira a far rispettare ad ognuno i suoi doveri di fratello nei confronti degli
altri. Sicuramente, la fiducia di ognuno è più cara d’ogni
altra cosa. Questo legame tra i mussulmani, derivante dall’unità
spirituale ed ideologica, è dunque più forte e importante della
fraternità ordinaria.
Quando due persone hanno lo stesso scopo e le stesse idee, sono più vicine
l’uno all’altro che due fratelli consanguinei. La più grande
unione è quella dei cuori. “Perché i credenti siano tutti
fratelli: mettete dunque pace fra i vostri fratelli, temete Iddio, e che abbia
pietà di voi”. (Corano 49:10) Il Profeta ha detto: “Gli uomini
sono come le membra di un sol corpo. Se una delle membra sta male, le altre
provano ugualmente dolore. Così quando un mussulmano è afflitto
da un dolore, incombe agli altri il dovere di venirgli in aiuto e di partecipare
al suo dolore”. L’Islam è la religione dell’equità
e della liberazione dal giogo degli oppressori e dei tiranni che sfruttano i
doni degli uomini per i loro scopi e per le loro ambizioni. Coloro che violano
l’onore, i beni e la vita dei più deboli e li riducono in schiavitù.
Nei sistemi dittatoriali, capitalisti e proletari, è imposto alla gente
questo tipo di schiavitù. La società viene sottomessa ad una pressione
che la obbliga ad inchinarsi davanti a leggi ingiuste. L’Islam, considerando
il potere assoluto come monopolio di Dio, libera gli uomini dal giogo dei tiranni
e dalla schiavitù, affinché possano raggiungere la libertà
vera ed assoluta, cosa che non potranno raggiungere in alcun altro sistema.
L’Islam vuole che le genti sentano loro stesse la grandezza dell’uomo,
che può essere realizzata solo in un clima d’uguaglianza creato
dall’adorazione di Dio. In questo caso, nessuno può sottomettere
altri alla propria volontà e considerarsi come superiore e maestro degli
altri. L’Islam accorda un interesse particolare per i valori umani. Il
suo scopo principale è di proteggere e conservare i diritti naturali
degli uomini e di stabilire un equilibrio tra tutti gli aspetti della vita individuale
e collettiva.
La legge assicura per tutti la miglior uguaglianza possibile nella Comunità.
Tutti sono uguali davanti alla legge. Se l’Islam si basasse sulla parentela,
sulla nazionalità o sulla razza, non sarebbe mai giunto ad evolversi
così brillantemente. È il medesimo segreto dell’espansione
rapida di questa dottrina che, in meno di un secolo, si è espansa nella
maggior parte del mondo. Considerato ovunque come un movimento spirituale ideale,
l’Islam è stato accolto con entusiasmo dai popoli e nelle differenti
nazioni. La storia ci dimostra assai bene che le ideologie assurde e senza fondamento
sono sempre esistite; le principali e più radicate sono quelle credenti
nella superiorità della razza, il nazionalismo e l’abuso della
religione. Tutto questo ha ostacolato l’unità delle comunità
e ha seminato la discordia e provocato la guerra tra i diversi gruppi.
L’Islam riconosce i fattori d’unità tra gli individui come
principio fondamentale. Si indirizza agli zoroastriani, agli ebrei e ai cristiani,
e chiede loro di proclamare tutti che Dio è unico: “Dì:
O gente del libro! Venite ad un accordo equo fra noi e voi, decidiamo cioè
di non adorare che Iddio e di non associare a Lui cosa alcuna, di non scegliere
fra noi padrone alcuno che non sia Iddio”. (Corano III:64)
Ai nostri giorni le nazioni aderiscono all’unione, all’unità,
alla giustizia, alla libertà e alla liberazione dal giogo del colonialismo
e della segregazione, devono ricercare ciò che vogliono alla luce del
sistema islamico, poiché è solamente con l’aiuto dell’Islam
che si realizza l’unione delle nazioni e l’uguaglianza degli uomini,
e grazie al quale le diverse razze, neri e bianchi, gialli e rossi, possono
vivere nell’eguaglianza e nella libertà.
Dal punto di vista dell’Islam, la superiorità degli uomini dipende
solamente dalle loro conoscenze e dalle loro azioni. Ciò che veramente
conta, è la virtù e la purezza dello spirito.
L’Islam ha fondato i principi della personalità e dell’onore
nella virtù, al di fuori della quale, non riconosce alcun vantaggio per
nessuno. “Sì, il più nobile dei vostri, presso Dio, è
il più pio dei vostri”. (Corano 49:13) Il nobile Profeta ha dichiarato:
“Lode ad Allah che attraverso gli insegnamenti dell’Islam, ha cancellato
da voi ogni traccia del periodo dell’ignoranza [Jaahiliyyah], dell’orgoglio
e della vanità. Sì, sappiate che per Dio, gli uomini sono divisi
in due gruppi. I pii, che vengono onorati, e i trasgressori e peccatori, che
vengono umiliati e sono miserabili per Lui”.
Un uomo disse all’ottavo Imam: “Non c’è nessuno al
mondo i cui genitori siano più nobili rispetto ai tuoi”.
L’Imam rispose: “La loro grandezza deriva dalle loro virtù
e la loro magnanimità dall’obbedienza a Dio”. Così,
l’Imam condannò la mentalità di quest’uomo ricordandogli
che è solo la misericordia che dona la superiorità agli uomini.
Qualcun altro gli giurò: “Dio è testimone del fatto che
tu sei sicuramente il migliore degli uomini”. L’Imam replicò:
“Astieniti dal giurare. Colui che è maggiormente pio rispetto a
me e che obbedisce a Dio, è meglio di me”. Questa misericordia,
che protegge l’uomo contro gli abusi, gli dona una libertà spirituale
e lo libera dal giogo delle passioni, dalla collera e dalla cupidigia. La misericordia
porta così la libertà nella vita sociale. Colui che è sottomesso
al denaro e alla condizione economica, non può vivere liberamente, a
livello sociale. La guida dei Credenti, Alì (che la pace sia su di lui)
dichiara: “La misericordia è la chiave della rettitudine, della
purezza e del risparmio per i giorni della resurrezione. È la liberazione
dalla schiavitù, la salvezza su tutti i mali. È attraverso essa
che l’uomo raggiunge il suo scopo, che si sbarazza del proprio nemico
e che ottiene tutto ciò che desidera”. In questo mondo tenebroso
in cui i conflitti di classe e di razza hanno raggiunto il loro apice, tra le
tribù e nel luogo in cui i privilegi contro la ragione, la libertà
e la scienza erano cose correnti, quando i deboli e i poveri venivano interamente
privati dei loro diritti individuali e sociali e quando le masse si dibattevano
tra le grinfie sanguinanti dei sovrani e della nobiltà, la nobile guida
dell’Islam, con un impareggiabile coraggio, aboliva le ingiuste segregazioni
e i costumi scorretti. Egli annunciava l’uguaglianza per tutti, e, ricordando
che noi siamo tutte creature di Dio, offriva agli uomini una libertà
ragionevole, cosicché i diseredati, che non avevano alcuna forza di fronte
ai potenti aristocratici, grazie ai precetti dell’Islam, marciarono a
fianco dei grandi della comunità. Quelli che pensano che le dottrine
sociali del mondo siano capaci d’opporsi agli oppressori e ai tiranni,
sono palesemente in errore, non hanno minimamente compreso l’Islam. In
realtà, l’Islam ha realizzato la forma più completa e più
umana di giustizia sociale, che nessun’altra dottrina ha potuto realizzare.
I comunisti, che rifiutano la religione, riconoscono a volte la grandezza del
movimento islamico e il ruolo fondamentale che ha ricoperto nella salvezza delle
nazioni. La pubblicazione teorica del partito Tudeh iraniano scrive: “Il
fenomeno dell’Islam, all’inizio del VII secolo dell’era cristiana
è un avvenimento importante della storia, che ha sconvolto la civilizzazione
umana e che ha avuto un’influenza considerevole sulla sua evoluzione.
Le conquiste dell’Islam, che si sono estese da una parte fino alla Loira
e dall’altra parte fino alle rive del Sand, sono una delle prodigiose
pagine del libro dell’umanità. Nella stessa penisola arabica, esistevano
centri di propaganda ideologica cristiana ed ebraica. Gli arabi della Mecca
e le tribù nomadi erano anche loro idolatri. La Mecca era un centro di
commercio e d’usura. Il sistema tribale qui si evolse verso un sistema
di tipo feudale. Era il centro del nazionalismo arabo e dell’incontro
di diverse religioni. L’Islam si è diffuso dapprima tra i piccoli
mercanti, i contadini e gli schiavi. Il movimento si opponeva all’oligarchia
degli usurai. È per questo motivo che esso ha dovuto abbandonare la Mecca.
Avendo le medesime particolarità delle altre religioni, l’Islam
era anche, dotato d’alcuni aspetti materiali. Esso è venuto a rigettare
la monarchia e ad instaurare l’uguaglianza delle razze e delle tribù,
dei diritti dell’uomo e della donna. Ha sostenuto gli schiavi e i diseredati.
La semplicità dei suoi principi l’ha differenziato dalle altre
religioni e gli ha posto un riconoscimento di movimento sociale attivo e vivace.
Nemico degli oppressori, l’Islam ha rappresentato la misericordia e la
salvezza per i contadini. Ha inflitto colpi mortali ai poteri tirannici per
fondare quindi, in meno di due secoli, un impero immenso, che si estendeva dalla
Cina fino alla Spagna”. L’Islam stabilisce una società senza
classi. Ricordando la Guida dei Credenti, Alì (che la pace di Allah sia
su di lui), durante un ricevimento organizzato a Bassora, in onore del Governatore
Osman Ibn Hanif, il suo rappresentante, il nobile Imam affermò di non
poter tollerare che legami privati fossero stati stabiliti tra il governatore
e la nobiltà di questa città, e che in questa maniera siano state
fatte concessioni ai detentori del potere. Egli scrive dunque una lettera di
protesta al suo governatore Osman Ibn Hanif e lo biasima.
L’Islam è ancora più all’avanguardia delle altre dottrine
nella lotta contro la segregazione. Sebbene ai nostri giorni, i clamori dell’uguaglianza
tra neri e bianchi si faccia sentire nel mondo intero, rimane comunque una grande
distanza tra le parole e i fatti. La segregazione sussiste come nel periodo
più oscuro della vita dell’uomo.
Qual è l’interesse per l’umanità, di tutte queste
pretese ingannevoli di libertà e di uguaglianza dietro le quali si nascondono
le più amare realtà? Possono presentarsi, a dispetto di ciò,
le nazioni civilizzate d’oggi come fondatori della libertà e della
fraternità? La carta della libertà e dell’uguaglianza degli
uomini che è stata ratificata alla fine della seconda guerra mondiale
da governi potenti, così come la dichiarazione dei diritti dell’uomo
approvata dopo la rivoluzione francese, sono applicabili fino al momento in
cui risultano essere conformi ai loro interessi privati e regionali e alle loro
propensioni, se no, essi se ne sbarazzano sotto diversi pretesti. È sempre
difficile per molti abitanti degli stessi paesi che si definiscono civilizzati,
comprendere che la razza non è un fattore di superiorità. In tutta
la storia dell’Islam, il razzismo non è mai esistito e nel mondo
di ieri e d’oggi, i neri hanno sempre partecipato alle riunioni religiose
e sociali islamiche senza che ne derivi il minimo disagio. Essi beneficiano
socialmente degli stessi diritti degli altri.
La grande guida dell’Islam ha praticamente dimostrato quest’uguaglianza
nell’oscuro mondo di quattordici secoli fa. A dimostrazione, ha dato in
sposa sua cugina a Zeyd Ibn Harsseh, che era uno schiavo. Un giorno, il Profeta
guardò con tenerezza il suo compagno nero, Djouybar virtuoso ma povero
e gli disse: “O Djouybar. Faresti bene a sposarti, per avere qualcuno
con cui condividere la tua vita e che ti possa sostenere nelle vicende di questo
mondo e dell’aldilà”. Djouybar rispose: “Che mia madre
e mio padre ti siano devoti! Quale donna sarebbe pronta a sposarmi: io non ho
né nobile discendenza né beni”. Il Profeta replicò:
“Dio ha abolito il potere di quelli che, nell’epoca dell’ignoranza,
regnavano senza ragione, e ha donato onore e nobiltà a coloro che, prima
dell’avvento dell’Islam, erano diseredati. Grazie all’Islam,
l’egoismo e l’orgoglio tribale e razziale, sono stati distrutti.
Attualmente i bianchi e i neri, gli arabi e i non arabi, sono tutti uguali,
sono tutti figli d’Adamo, che Dio ha creato dalla terra. Dio ama i più
virtuosi”. Il Profeta aggiunse: “Oh, Djouybar, non conosco per il
momento alcuno che ti sia superiore, a meno che non sia più misericordioso
di te. Non esitare. Vai presso Ziad Ibn Lobeyd che è uno dei più
nobili membri della tribù Bani Bayasè e digli che sono io che
ti mando. Digli che ha l’ordine di darti sua figlia in sposa”. Ziad
era seduto davanti a casa sua con alcuni membri della tribù. Djouybar
li salutò tutti e andò verso Ziad: “Il Profeta m’invita
a sollecitarvi una grazia. Devo trasmettervi il suo messaggio in pubblico o
in privato?” Ziad rispose: “E perché mai in privato? Il messaggio
del Profeta è per me un onore”. Djouybar gli disse: “Il nobile
Messaggero ha chiesto che tu mi doni tua figlia come sposa”, al che Ziad
replicò:” Noi altri Ansar non sposiamo le nostre figlie a quelli
che non sono del nostro rango. Ritorna dal Profeta e porgigli le mie scuse”.
Djouybar ritornò a raccontare la sua avventura al Profeta. A questo punto,
Ziad fu colto dai rimorsi e inviò qualcuno per ritrovarlo. Lo trattò
con benevolenza e gli chiese di rimanere fino a che non fosse tornato. Si recò
quindi lui stesso dal Profeta e gli disse: “Che mio padre e mia madre
ti siano devoti. Djouybar mi ha portato il tuo messaggio. Ho preferito venire
io stesso alla tua presenza per dirti che noi altri Ansar non diamo le nostre
figlie in spose a quelli che non sono del nostro rango”. La guida dell’Islam
rispose: “O Ziad, Djouybar è un uomo che ha fede. Ogni credente
è degno di tutti i credenti. Un mussulmano e una mussulmana sono dello
stesso rango. Dai a lui tua figlia, non avere vergogna di chi possa esserti
genero”. Ziad ritornò a casa e informò sua figlia. Ella
rispose: “Padre, segui l’ordine e il consiglio del Profeta e accetta
Djouybar come genero”. Uscì da casa, prese la mano di Djouybar
e lo condusse tra gli uomini della tribù. Gli concesse la mano di sua
figlia e mise a disposizione della nuova coppia una casa e dei beni. Così
la figlia di uno dei più nobili membri della tribù fu sposata
ad un umile nero, la cui fede in Dio e la saggezza erano le sole cose che possedeva.
Tre mussulmani di diversa nazionalità, l’iraniano Salman, il romano
Sahib e Balal, l’Abissino, si erano riuniti, quando improvvisamente entrò
un certo Gheyss. Quando quest’arabo si ricordò della condizione
privilegiata dei tre uomini pii e virtuosi, disse: “Ousse e Khezredj erano
arabi, che hanno aiutato il Profeta, coi loro servizi e i loro sacrifici. Chi
sono questi tre stranieri? Chi dunque li ha chiamati ad assistere al servizio
del Profeta?” Quando il Messaggero fu informato di queste parole ne fu
turbato. Riunì la gente nella moschea e dichiarò: “Dio è
uno, vostro padre è uno e la vostra religione è una. La vostra
nazionalità araba, di cui voi siete così fieri, non vi viene né
da vostro padre, né da vostra madre. Non è che la vostra lingua”.
Il santo Profeta (che la pace sia su di lui e sulla sua nobile Famiglia) in
vista d’abolire le influenze etniche e di mettere in pratica la legge
dell’uguaglianza, osservava ogni reazione. Un giorno, un mussulmano, figlio
di un nero, andò da lui. Abouzar Ghafari, che si era arruffato con quest’uomo,
gli disse in presenza del Profeta: “O, figlio di un nero”. Sentendo
ciò, il Profeta si adirò. Egli disse ad Abouzar: “Lo umilii
perché sua madre era nera.” Abouzar si dispiacque di ciò
che aveva detto e al fine di riscattarsi, si pentì e si strofinò
il viso con della sabbia poiché il Profeta lo perdonasse. Il famoso francese,
dottor Gustave Le Bon scrisse: “L’uguaglianza ha raggiunto il suo
apice presso i mussulmani. Quest’uguaglianza di cui tutti parlano in Europa
con entusiasmo ma che non si trova che nei libri, esisteva praticamente presso
i mussulmani e faceva parte delle loro relazioni. Il grande conflitto di classe
che ha provocato una rivoluzione in Europa, non esiste presso i mussulmani.
Nell’Islam, i privilegi privati, di classe e delle famiglie, vengono totalmente
rigettati. Agli occhi del Profeta tutti i mussulmani sono fratelli e uguali.
Nel mondo arabo è apparso un personaggio che ha potuto riunire tutte
le tribù in nome del verbo unico e che li ha sottoposti a fermi precetti
e ad un particolare ordine. I mussulmani, di qualunque nazionalità essi
siano, non si considerano tra loro come stranieri. Un mussulmano cinese, ha
in un territorio islamico gli stessi diritti di un indigeno arabo. Sebbene gli
adepti dell’Islam abbiano molte differenze a livello di razza e nazionalità,
in ragione della loro religione, esiste fra loro un legame spirituale particolare,
che può unirli facilmente sotto uno stesso vessillo”. M.U. Leplay
dichiara: “La riforma della condizione operaia ha conosciuto in Europa
alcune difficoltà e malvagie conseguenze. Cosa mai esistita tra i mussulmani
che, ricchi o poveri, si uniscono attraverso una serie d’ordini che permettono
la pace tra loro. Questo ci basta per dire: da questa comunità che l’Europa
pretende di educare, farebbe meglio a prendere esempio. Nell’Islam le
classi privilegiate non esistono. I princìpi dei sistemi politici dell’Islam
sono molto semplici e tutti coloro che sono governati da questi sistemi, vengono
considerati uguali, nobili o umili, ricchi o poveri, neri o bianchi”.
Le grandi comunità islamiche in Africa, in India e in Indonesia e anche
le piccole comunità della Cina e del Giappone, provano tutte che l’Islam
è dotato di una tale forza che influenza tutte queste razze e queste
classi. Al di fuori di questa religione, non esiste nessun’organizzazione
o gruppo che possa ottenere un tale successo, tra le differenti razze, in un
fronte comune basato sull’uguaglianza. Quando si valutano le differenze
tra i grandi governi dell’Est e dell’Ovest, ci si accorge che per
risolvere queste differenze, non vi è che una sola soluzione: l’Islam”.
Gli insegnamenti dell’Islam nelle cerimonie dell’hajj sono basate
sull’unità di pensiero e di azione. Non si ritrova alcuna traccia
di lusso. La Kaaba attira in maniera eccezionale i diversi gruppi mussulmani.
Tutte le genti obbediscono in modo eguale ad una stessa legge. I neri, i bianchi,
i gialli e i rossi, adorano Iddio, fianco a fianco, in queste gloriose cerimonie.
Philippe Hizzi, professore all’università di Pernistown scrive:
“Il dovere dell’hajj nell’Islam, è divenuto, nei secoli,
uno dei più importanti fattori sociali e delle più grandi cause
dell’unità sociale tra le nazioni mussulmane, poiché ogni
mussulmano ha il dovere (se ne ha i mezzi) di intraprendere questo viaggio sacro.
Questo grande incontro in cui si riuniscono i credenti dai quattro angoli del
mondo, come fratelli, ha un’innegabile influenza su di loro. Presso Dio,
tutti gli uomini, di qualunque razza e di qualsiasi condizione siano, sono fratelli,
e la loro unica parola d’ordine sono i due atti di credenze”. Tra
tutte le religioni del mondo, è apparentemente l’Islam che ha levato
le frontiere che separavano le genti a causa del sangue, della razza, dell’etnia
e del colore, e che, nell’ambito della sua comunità, ha stabilito
l’unità, in maniera che per i mussulmani, la sola cosa che possa
separare gli uomini sia il conflitto tra la fede e l’empietà. È
indubitabile che quest’immensa comunità renda il più grande
servizio in questo senso, ogni anno, nel cuore delle cerimonie del hajj, che
diffonde la religione divina tra milioni di uomini nel mondo”.
Sfortunatamente, ai nostri giorni, la solidarietà islamica si è
deteriorata più o meno in alcuni paesi, sotto la pressione di slogans
razzisti, fanatici e nazionalisti. Alcune tendenze etniche sono apparse contraddittorie
allo spirito e alle idee islamiche. Nel sistema giudiziario dell’Islam,
si possono ugualmente percepire i capolavori dell’uguaglianza, di cui
non troveremmo uguale alcun caso in metodi giudiziari del mondo civilizzato
contemporaneo; sebbene l’uguaglianza di tutti gli individui davanti alla
legge sia uno degli ideali dell’ordine sociale civilizzato. Durante i
più oscuri periodi della storia, l’Islam ha sempre risvegliato
la coscienza degli individui. Il califfo abasside Haroun-al-Rashid dovette giurare
in presenza di un giudice. Fazl Ibn Rabi testimoniò in suo favore. Il
giudice rigettò questa testimonianza. Il califfo si adirò e protestò:
“Perché hai rifiutato la sua testimonianza?” Il giudice rispose:
“Io l’ho sentito dire che è il tuo servitore. Se dice il
vero, una testimonianza di un servitore in favore del suo capo è inammissibile.
E se mente, la testimonianza di un bugiardo lo è ancor di più”.
Un altro potente califfo abasside, Mansour, affittò alcuni cammelli per
intraprendere il pellegrinaggio dell’hajj. Ma una volta di ritorno, cercò
dei pretesti per non pagare i cammellieri. Questi sporsero querela al giudice
di Medina. Il giudice convocò al più presto Mansour e lo giudicò
in un tribunale ufficiale. Il califfo era seduto sul medesimo banco con i cammellieri.
Fu condannato e dovette pagare. A proposito degli affari giudiziari dell’Islam,
il dottor Gustave Le Bon scrive: “L’ordine degli affari giudiziari
presso i mussulmani è breve e semplice. Una persona che riceve la funzione
di giudice dal sovrano si carica di tutti gli affari e li risolve. Il suo decreto
è formale. Il giudizio viene quindi decretato al termine della seduta.
In Marocco, ho avuto l’occasione di assistere a dei giudizi. Il giudice
sale sul pulpito, in un luogo situato in prossimità della residenza del
governatore, all’aria aperta. Le parti in lotta e i testimoni rimangono
ognuno al loro posto e dicono quello che hanno da dire, brevemente e semplicemente.
Nel caso in cui qualcuno venga condannato, la sentenza diviene esecutiva sul
posto, al termine della seduta. Il maggior vantaggio di questo genere di giudizio
è che il tempo dei querelanti non viene perso, e almeno, non subiscono
i danni considerevoli inflitti dalle complicazioni dei tribunali di oggi in
Europa. Sebbene non esista nessuna formalità e che tutto si svolga con
semplicità, le sentenze non sono meno eque”. Quando gli individui
di una società sono sicuri che la legge che li governa è quella
di un Dio giusto e che il governatore che viene incaricato delle loro vicende
possiede i loro stessi diritti e doveri, e che il giudice s’ispira alla
legge divina e non alle sue passioni, quando pronuncia una sentenza, in questo
caso, i dubbi e le inquietudini provocate dall’ingiustizia spariscono,
e tutti gli individui godono una tranquillità, una sicurezza e una certezza
multilaterale. Se il mondo vuole impedire l’iniquità e liberarsi
dalle grinfie diaboliche delle diverse segregazioni per vivere in pace, deve
ispirarsi ai preziosi insegnamenti e ai principi socio politici dell’Islam.
I sindacati e i diversi accordi del mondo contemporaneo, dato che si situano
in un cerchio limitato, e che vengono fondati su dei principi etnici, geografici
e razziali, non potranno mai risolvere i problemi del mondo attuale. Non perverranno
mai a riunire tutte le nazioni, e ad invitarle a cooperare per costruire un
mondo nuovo sulle basi della giustizia e dell’uguaglianza. D’altra
parte, il neo-nazionalismo, che ai nostri giorni si è rinforzato in molti
paesi, è esso stesso fonte di confusione, di perplessità, di dispersione
e disputa tra le nazioni. Louis L. Sneider, professore universitario americano
descrive questa realtà nei seguenti termini. “Il neo-nazionalismo
ha provocato numerose differenze a proposito delle frontiere storiche e naturali,
e le relazioni economiche e culturali che esistevano tra loro da diverso tempo,
si sono deteriorate. Il risultato, che era un sentimento d’insicurezza,
è sfociato in numerosi casi, nella restrizione della libertà individuale,
nell’aumento degli armamenti e nell’oscuramento delle relazioni
internazionali. L’indipendenza e la sovranità, sebbene si siano
sviluppate nel corso dell’ultimo decennio del XX secolo sono considerate
come cose sacre, non è tuttavia che per una più larga libertà
individuale e per una più sicura pace internazionale, siano una via rassicurante”.
La sola cosa che possa unire tutti sotto la medesima bandiera e che possa rendere
questo grande servizio all’umanità, è quest’unione
che gira sull’asse della fede in Dio, di virtù spirituali e morali.
Poiché in una tale unione, lo spirito di fratellanza e d’amicizia
si risveglia, i cuori e i pensieri si legano in maniera che i privilegi materiali
o le differenze etniche, geografiche e razziali non possano più scuoterle.
In ragione della fede comune in un solo Dio e nei principi fondamentali dell’Islam,
e in ragione del senso di responsabilità di fronte ai doveri umani, tutti
gli individui della comunità islamica, di razze diverse, lingue e costumi,
gioiscono a dispetto della grande differenza di classe, dei medesimi privilegi,
di una via pacifica piena di compassione, di cooperazione di perfetta intesa.
L’Islam risente molto dell’interesse ad aizzare la società
umana al suo prossimo, vuole che la collaborazione dei mussulmani sia fondata
sulla bontà e sull’affetto profondo e che i loro cuori siano legati
da puri sentimenti umani. Il Signore non ha creato gli uomini perché
regni tra loro la discordia. “Vi abbiamo creato…e vi abbiamo destinato
a nazioni e tribù poiché vi conosciate tra voi”. (Corano,
49,13)
La fratellanza nell’Islam non è un principio vuoto. È una
realtà piena di valori, che deve essere all’origine d’ogni
bontà e affetto. La creazione delle diverse società e l’apparizione
delle tribù e delle famiglie mirano a stabilire dei legami solidi tra
gli uomini. È nel quadro di questi legami che la perfezione sarà
raggiunta. Sebbene ai nostri giorni lo spirito materiale e profittatore si sia
diffuso anche tra i mussulmani, attraverso l’influenza del pensiero occidentale
decadente, presso la maggioranza dei mussulmani, ciò che conta, prima
di tutto, è il sentimento umano, l’amicizia e la virtù.
È il motivo per cui il celebre filosofo Laytner, influenzato da questo
vantaggio spirituale dei mussulmani, dichiara: “La compassione, la benevolenza
e l’ospitalità, naturali presso gli orientali, hanno raggiunto
una particolare ampiezza quando si sono aggiunti gli insegnamenti dell’Islam;
mentre non si trova alcuna traccia di tutto questo negli ambienti materialistici,
presso i cupidi europei dal cuore duro”