L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>L'Islam e le bevande alcoliche
Gli insegnamenti dell’Islam hanno una dimensione universale e sono in
grado di garantire il bene dell’umanità. Questa nobile religione
dimostra in modo argomentato la giustezza dei suoi propositi nei versetti del
Sacro Corano.
L’Islam vuole che l’uomo, grazie alla sua innata intelligenza, progredisca
verso l’obiettivo supremo della propria esistenza.
Questa religione indica la ragione quale responsabile dell’organizzazione
della vita individuale e sociale dell’uomo, e accorda una grande importanza
al ruolo di questa facoltà, la quale è considerata come guida
e come prova del cuore. L’Islam respinge tutto quello che danneggia la
ragione e la naturale attività di questo dono divino, poiché non
permette nemmeno per un istante che il suo funzionamento sia perturbato.
L’alcool è una sostanza che influenza direttamente la ragione e
che ha effetti nefasti sulla società umana a livello morale, igienico
e psicologico. Niente è più disastroso per l’uomo del fatto
che la sua ragione e la sua capacità di comprensione siano annichilite
e deviate dalla retta via mediante il consumo di alcool.
La legge islamica vieta rigorosamente le bevande alcoliche che impediscono il
normale funzionamento delle facoltà raziocinanti.
Già da quattordici secoli, il nostro Profeta è venuto a mostrare
il giusto cammino in una società ignorante, nella quale regnavano la
miseria, la violenza e la perversione, come del resto in tutto il mondo in quell’epoca.
Prima dell’Islam, la cattiva abitudine di bere era molto diffusa fra gli
Arabi.
Per disabituare la gente da questa nefasta abitudine, l’Islam ha proceduto
con moderazione. E’ l’Islam che, per la prima volta, ha definito
ciò un peccato, descrivendo altresì la corruzione individuale
e sociale che ne risultava.
“Sì, Satana vuole diffondere fra voi, mediante il vino e il gioco
d’azzardo, inimicizia e odio, per allontanarvi dal Richiamo di Dio e dagli
uffici divini. E allora, voi vi asterrete?” (Corano, 1, 91).
Non appena il versetto della proibizione fu rivelato, quelli che bevevano distrussero
le loro botti di vino e ne versarono il contenuto per strada.
Anas Ibni Màlik riferisce:
“Allorché questo versetto fu rivelato, noi eravamo in procinto
di bere a un ricevimento presso Abi Talhah. Fu allora che ascoltammo l’araldo
del Profeta proclamare: “O musulmani, sappiate che il vino è d’ora
in avanti proibito, e che esso deve essere versato nella strada. Abi Talhah
chiese anche a me di buttare il vino. Fu ciò che io feci. Moltissimi
rovesciarono i loro recipienti pieni di vino nella strada. Molti altri li lavarono
e li purificarono con l’acqua. Molto tempo dopo questo avvenimento, quando
a Medina pioveva, si poteva sentire l’odore delle grandi quantità
di vino che erano state versate nella strada”
Questa legge ebbe una tale influenza sui musulmani che anche nei territori conquistati
si cessò di bere. Benché oggi la corruzione, mascherata da civilizzazione,
si sia ampiamente propagata, esistono tuttavia milioni di musulmani che, durante
tutta la loro vita, non hanno mai avvicinato le loro labbra a questa bevanda.
Uno degli errori delle leggi promulgate dagli uomini, è costituito dal
fatto che esse sono influenzate dai capricci di questi ultimi. Ecco due esperienze
degne di nota: la prima è l’esperienza degli Stati Uniti, che proibendo
coattivamente l’alcool, volevano obbligare la gente ad abbandonare questa
abitudine nociva, nonché fonte di miseria e di depravazione morale, allo
scopo di riformare la società. La seconda è quella dei musulmani,
allorché il versetto della proibizione (Corano, 5, 91) fu rivelato. Si
possono paragonare questi due avvenimenti e trarne una lezione.
Prima del 18° emendamento alla costituzione statunitense, alcuni benefattori
avevano lanciato una vasta propaganda nel paese contro il consumo di alcool.
Per dieci anni, essi pubblicarono libri e proiettarono film che mostravano la
vita miserabile degli alcolizzati. Essi pronunciarono innumerevoli discorsi
per informare la gente dei danni fisici, morali ed economici provocati dall’alcool,
affinché essi si astenessero dal bere.
Sessantacinque milioni di dollari furono spesi per questa attività propagandistica,
fin dall’inizio di questo movimento, nel 1925. Infine, su richiesta della
maggioranza degli statunitensi, la proibizione fu proposta all’assemblea
legislativa. Dopo un minuzioso studio, essa fu ratificata dal Congresso e dal
Senato.
Ma, quando ancora questa legge non era stata applicata, la gente, tentata dall’alcool,
cambiò parere. Così furono creati spacci clandestini di bevande
alcoliche, nei quali si vendevano e si consumavano le bevande più nocive.
I centri di contrabbando si moltiplicarono. L’alcool era acquistato e
venduto con ogni mezzo. Prima dell’approvazione della legge, il numero
delle fabbriche che producevano bevande alcoliche si limitava a quattrocento,
mentre sette anni dopo la proibizione, il contrabbando vantava 80.000 centri
di produzione. A poco a poco, anche i giovani si aggiunsero alla clientela di
questi centri. Al fine di accrescere la clientela, i venditori ambulanti consegnavano
le bevande a domicilio, così come facevano nei parchi e negli alberghi.
Nemmeno le scuole erano risparmiate. Anche i villaggi furono contaminati. Il
numero dei delitti e dei crimini non fece che aumentare. Secondo le statistiche
della corte di giustizia, duecento persone furono uccise, cinquecentomila arrestate
e quasi quattrocento milioni di dollari confiscati ai cittadini, durante i tredici
anni di proibizionismo. Le ammende pagate per infrazione alla legge ammonteranno
a un milione e mezzo di dollari.
Anche la delinquenza giovanile era aumentata in maniera tale che i giudici statunitensi
affermeranno: “Mai, durante la storia del nostro paese, tanti adolescenti
erano stati arrestati in stato di ubriachezza. Secondo i rapporti, dall’anno
1920 al 1928, il consumo di alcool fra i giovani aveva segnato un aumento molto
rapido. Il numero degli alcolizzati era tre volte superiore rispetto al periodo
precedente il proibizionismo. Ciò determinerà anche un notevole
numero di morti”
Nel 1918, prima della raffica del proibizionismo, il numero degli alcolizzati
era, a New York, di 3741. Quello dei morti non superava i 252. Ma nel 1927,
il numero degli alcolizzati aveva superato i diecimila e quello dei morti aveva
raggiunto i 7500.
In breve, nonostante le perdite materiali e in vite umane che gli Stati Uniti
avevano subito, il proibizionismo non aveva raggiunto il suo scopo, tanto che,
alla fine, fu abolito. Nel 1933, la vendita e il consumo di alcool fu autorizzato.
Dopo qualche mese, all’inizio del mese di dicembre, fu pubblicato un comunicato
ufficiale secondo il quale il 18° emendamento alla costituzione era abolito.
Un popolo del mondo civilizzato, dopo aver sofferto per quattordici anni a causa
del proibizionismo, può così riprendere liberamente le sue sbicchierate.
In Inghilterra, a causa del considerevole aumento della produzione delle bevande
alcoliche, i dirigenti politici avevano stabilito aggravi fiscali, ratificati
dal parlamento, al fine di ridurne il consumo. Gli Inglesi ne furono così
colpiti che essi chiusero i loro magazzini e le loro imprese in segno di protesta.
Il governo fu così obbligato a tornare sulla sua decisione.
Questa contraddizione legislativa generò una contraddizione fra il benessere
della società e le sue inclinazioni. Invece, nell’Islam, la sola
cosa che conti è la salute e il bene della comunità. Le passioni
dei singoli non sono minimamente prese in considerazione.
Più la scienza progredisce e le ricerche si moltiplicano, più
la nocività dell’alcool si rivela. Oltre ai crimini, agli atti
immorali, alle lamentele familiari e alla corruzione sociale che esso provoca,
le sue nefaste conseguenze sulla salute umana risultano innegabili da un punto
di vista medico.
Benché da dieci secoli milioni di libri e di riviste riguardanti la nocività
dell’alcool siano stati pubblicati in tutte le lingue e benché
numerosi sforzi siano stati spiegati per impedirne il consumo, tutti questi
atti appaiono tuttavia incomparabili rispetto ai risultati ottenuti dall’Islam
grazie al suo ferreo decreto di proibizione. Gli altri non sono stati capaci
di salvare gli abitanti di una sola città da questo flagello.
Soprattutto nel periodo iniziale dell’Islam, non esisteva né assemblea
né organizzazione né alcuna sorta di propaganda contro il consumo
di alcool. L’Islam non ha speso un solo dinaro a tal fine. In un’epoca
in cui non esisteva alcun piacere più grande per l’Arabo che di
ubriacarsi con il vino, il nostro Profeta annunciò ai musulmani che Dio
li avrebbe difesi dal vino.
La voce del Profeta (che la pace e la benedizione di Dio sia su di lui e sulla
sua Famiglia) non si era ancora spenta, che i musulmani incominciarono ad astenersi
per sempre dal bere.
Uno dei più grandi vantaggi dei precetti divini rispetto alle leggi umane,
è costituito dal fatto che se le persone si astengono dal violare la
legge, ciò avviene semplicemente per il timore di essere puniti e di
cadere fra le mani della giustizia. Mentre la religione, allo scopo di garantire
il rispetto delle leggi, si appoggia alla totalità delle facoltà
interiori e dei sentimenti umani.
Gli individui hanno paura della legge e delle sue sanzioni. Ma essi hanno nascondigli
in cui la legge non può raggiungerli. L’uomo, per sua natura, segue
le sue passioni. Non sarà certo per il governo che rinuncerà ai
suoi piaceri.
Il governo non potrà mai perseguire tutti i colpevoli; infatti, molti
delitti restano impuniti.
Fino a quando un tribunale sarà costituito all’unico scopo di limitare
le passioni delle masse, ogni sforzo di riforma è anticipatamente votato
al fallimento.
Finché le persone credono in Dio e finché credono al suo castigo,
esse non potranno rifugiarsi né nascondersi in nessun luogo, poiché
Egli è onnipresente.
Al di fuori della fede, grazie alla quale la vita dell’uomo acquisisce
un significato migliore, nulla garantisce l’astinenza dal peccato. Poiché
quando l’uomo crede nell’aldilà, egli persegue la sua vita
nell’equilibrio e nella serenità.
Inoltre, la Legge divina prescrive all’uomo una direttiva stabile, in
ogni dominio, direttiva che non ammette alcun cambiamento. Ciò che è
dichiarato illecito, tale permane. Infatti, queste leggi, promulgate con realismo,
non mirano che a realizzare il giusto. E il giusto è immutabile, non
modificabile. Ciò si riflette quindi anche nei precetti che ne discendono.
Le passioni e la volontà umana non possono minimamente influenzarli.
Il mondo civilizzato di oggi è fiero di avere assicurato la libertà
della volontà individuale e di avere ammesso come principio fondamentale
“la sovranità della volontà popolare”
Ma, analizzando il fondamento di questa pretesa, si capisce che la sovranità
della libertà della maggioranza porta di fatto alla negazione della volontà
e della libertà delle minoranze.
Il fatto che basti una maggioranza del 51% che approvi la promulgazione di una
certa legge, affinché la minoranza del 49%, la quale è contraria,
sia obbligata ad accettarla e a sottomettervisi, è una costrizione contestabile
da parte di questa minoranza.
A questo punto, bisogna chiedersi perché la minoranza è privata
del suo diritto e perché la sua volontà è negata. La schiavitù
è forse diversa rispetto alla privazione della libertà? Che la
maggioranza imponga la sua volontà alla minoranza, ciò non significa
forse schiacciarla?
In verità, sotto la maschera di questa libertà si nasconde il
viso della schiavitù.
Ma le leggi divine liberano gli uomini dal giogo della loro natura. Non è
più questione di maggioranza né di minoranza. Queste leggi tengono
conto del bene di tutti. Il loro obiettivo è di assicurare il bene dell’umanità.
Il credente sa che Dio è il legislatore supremo e che la sottomissione
alle sue leggi è nel suo interesse e in quello di tutti. È per
questo motivo che egli sta attento al fatto che i suoi comportamenti rimangano
nel quadro dell’obbedienza a Dio e ai precetti divini. Di nascosto o in
pubblico, egli non commette alcun atto proibito: egli non ha bisogno di qualcuno
che lo sorvegli.
Con riferimento alle leggi promulgate dagli uomini, reiterate esperienze hanno
provato che esse sono incapaci di accrescere il senso morale tra gli uomini.
Il mondo continua a progredire a livello scientifico, e il livello intellettuale
delle nazioni si eleva di giorno in giorno, ma l’uomo resterà sempre
sotto il diabolico giogo delle passioni. Solo la fede in Dio e la sottomissione
alle leggi divine possono salvarlo dalla degradazione e dal peccato. L’esperienza
umana, stratificata nel corso dei secoli, ha provato che o si segue la guida
divina o ci si perde nell’oceano delle passioni.
Si possono citare le dichiarazioni di alcuni intellettuali non-musulmani a proposito
della proibizione delle bevande inebrianti da parte dell’Islam. Un intellettuale
inglese dichiara:
“Tra le qualità della legge islamica, si può citare la proibizione
del vino, poiché i figli d’Africa che hanno bevuto si sono approssimati
alla follia e in Europa gli alcolizzati hanno completamente perduto la ragione.
L’alcool deve essere proibito in Africa e gli Europei debbono pagare per
ciò che hanno fatto.
Si può dire, in generale, che l’alcool inebetisce la gente del
nord e rende folle quella del sud”1
Voltaire afferma:
“La religione di Maometto è una dottrina ragionevole, seria, pura
e umana. Ragionevole, perché non è mai stata corrotta dall’idolatria,
perché non ha mai assimilato chicchessia a Dio e perché essa non
si è fondata su dogmi contraddittori e assurdi. Seria, poiché
essa ha dichiarato illecito il gioco d’azzardo, il vino e altri mezzi
di dissolutezza, per altro sostituiti con le cinque preghiere quotidiane. Pura,
poiché essa ha limitato a quattro il numero delle donne che possono condividere
l’alcova dei sovrani asiatici. Umana, in ragione della priorità
che essa accorda, in relazione all’Hadj, alla Zakat e alla cura degli
altri. Tutto ciò è una prova della verità dell’Islam”2
Jules Laboum afferma:
“Gli Arabi bevevano vino in eccesso. Il gioco d’azzardo era loro
consentito. L’uomo prendeva quante donne voleva e divorziava quando lo
desiderava. Le vedove facevano parte dell’eredità; dopo la morte
del marito esse erano legate ai figli. L’Islam abolirà tutti questi
costumi”3
Il professor Edouard Monté dichiara:
“L’Islam ha proibito l’olocausto, il martirio delle fanciulle,
il consumo del vino e il gioco d’azzardo, ovvero pratiche correnti tra
gli Arabi. Il beneficio che risulterà da questi divieti, sarà
così importante che si considera oggi Muhammad come il più grande
benefattore dell’umanità”4
1Tafsir Tantawi, tomo 1, p. 196
2L’Islam secondo Voltaire
3Enciclopedia (in persiano) Farid Wajdi
4Dal libro: I pensieri e le idee