L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>La medicina, la farmacia e gli ospedali
Il dottor Mirhov, a proposito dei progressi musulmani nel campo della medicina,
scrive:
“Durante le crociate, i musulmani si rivolgevano ai medici europei e al
loro misero sapere.
I cristiani avevano tradotto in latino le opere di Avicenna, di Djaber, di Hassan
Ibni Heissam e di Razi. Queste traduzioni sono attualmente disponibili, nonostante
i loro traduttori siano sconosciuti. I libri di Avveroé e di Avicenna
furono tradotti in italiano, nel XVI secolo, e insegnati nelle università
di Francia e d’Italia”1
“Poco dopo la morte di Razi, fu Avicenna (370-429 dell’Egira) che
brillò nel mondo della scienza. Benché egli fosse piuttosto considerato
un filosofo e un fisico, la sua influenza medica è stata molto considerevole
in Europa.
“Certo, oltre ai due suddetti, nei territori islamici c’erano anche
altri grandi medici, come Abol Ghaiss d’Andalusia, Ibni Zahr d’Andalusia,
Abbas Irani, Ali Ibn Rezvan Harati, Ibn Vafid lo Spagnolo, Massouyé di
Baghdad, Ali Ibn-Issa di Baghdad, Umar Moussali e Avveroé, le cui principali
opere sono a noi pervenute, tradotte più volte in latino e in molte altre
lingue, nonché utilizzate dagli scienziati europei”2
“I musulmani hanno abbagliato l’Europa, superando i loro contemporanei
in molti campi scientifici. Gli europei non avevano ancora scoperto il microbo
del colera, mentre gli spagnoli definivano questa malattia un fuoco celeste
apparso per punire i peccatori, allorché i medici musulmani sono venuti
in Europa e hanno provato che anche la peste era nient’altro che una malattia
contagiosa”3
Il dottor Mirhov, a proposito de ‘Il Canone’ di Avicenna, così
scrive:
“Questo libro è uno dei capolavori della medicina islamica. Era
la fine del XV secolo, quando fu pubblicato sedici volte in Europa, di cui quindici
in latino e una in ebraico. E’ stato pubblicato, inoltre, più di
venti volte nel XVII secolo ed è stato per molto tempo un libro di testo.
Si potrebbe anche affermare che nessun libro è mai stato utilizzato così
frequentemente nei centri culturali. A dispetto di ogni progresso della medicina,
gli scienziati fanno ancora riferimento ad esso”4
A proposito di Razi, Will Durant scrive:
“Il più celebre e il più antico medico musulmano è
Mohammad Ebne Zakaria-e-Razi. Egli ha scritto più di duecento libri e
saggi, riguardanti prevalentemente la medicina. Le sue opere più importanti
sono le due seguenti:
“Il piccolo vaiolo e la rosolia: questo trattato fu inizialmente tradotto
in latino e poi in altre lingue europee. Esso fu pubblicato quaranta volte in
diverse lingue fra il 1498 e il 1866.
“Al-hawi-ul-Kabir: questo libro è il frutto di anni di studio e
di esperienza medica di questo scienziato. Egli affronta ogni problema medico.
Sui venti volumi dell’Al-hawi, di cui soltanto dieci pervenuti fino a
noi, cinque volumi riguardano le malattie oculari. Questo trattato fu tradotto
in latino nel 1279 e stampato in cinque edizioni nel 1542. Esso era considerato
come il principale riferimento medico e faceva parte dei nove libri che formavano
la biblioteca della facoltà di medicina di Parigi nel 1394”5
“Anche questi sono i musulmani che furono all’origine del progresso
in campo chirurgico. Le scuole europee fondavano i loro insegnamenti sui loro
scritti. Anche l’anestesia, considerata come una scoperta recente, non
era sconosciuta ai chirurghi musulmani, i quali anestetizzavano i loro pazienti
con il giusquiamo nero”
Razi aveva scoperto nuovi metodi quali l’impiego terapeutico dell’acqua
fredda contro la febbre continua, l’applicazione di ventose in caso di
infarto, l’unguento di mercurio, l’impiego di budelli animali per
la sutura…”
“I libri di Avicenna sono stati tradotti in tutte le lingue e riconosciuti
come base della medicina durante sei secoli, specialmente dalle scuole politecniche
di Francia e d’Italia, nelle quali sono questi libri costituivano le basi
dell’insegnamento medico. Questi testi sono stati ritirati dal programma
d’insegnamento appena cinquant’anni fa”6
Gli scienziati musulmani hanno contribuito moltissimo alla medicina e alla chirurgia;
di ciò esistono rapporti dettagliati in molti libri. Si può citare
come esempio la diagnostica della tubercolosi mediante l’osservazione
delle unghie, il trattamento dell’ittero, l’emostasi tramite l’acqua
fredda, l’estrazione dei calcoli renali biliari, l’operazione chirurgica
dell’ernia…”7
“Il più grande chirurgo musulmano fu Abol Ghassem d’Andalusia,
conosciuto con il nome di Abol Ghaiss, il quale è vissuto nell’XI
secolo dell’era cristiana. Egli aveva inventato anche innumerevoli strumenti
chirurgici, le cui raffigurazioni si trovano nei suoi libri. A tale proposito,
Haler scrive: “Le opere di Abol Ghaiss hanno costituito il principale
riferimento di tutti i chirurghi fin dal XVI secolo. I suoi libri sono stati
tradotti molte volte in latino. La sua ultima pubblicazione risale al 1816”8
Il dr. Gustave Le Bon scrive:
“I musulmani avevano fatto importanti scoperte nel campo del trattamento
delle malattie, fra cui l’impiego dell’acqua fredda contro la febbre
tifoidea, metodo che, dopo essere stato abbandonato, è stato ripreso
dagli europei. I musulmani si proporranno quali pionieri delle formule chimiche.
La maggior parte dei loro compositi sono ancora utilizzati.
Per quanto riguarda l’uso dei medicamenti, i metodi usati dai musulmani
sono sempre attuali, da molto tempo, ma sono presentati come nuove scoperte.
Essi avevano, come ai nostri giorni, infermerie gratuite in cui le persone si
facevano curare in giorni particolari. Quanto alle regioni in cui era impossibile
costruire ospedali, i medici erano ivi inviati con l’attrezzatura necessaria,
in periodi determinati”9
Georges Zeydan scrive:
“Avendo fatto importanti ricerche farmaceutiche nel quadro del loro nuovo
slancio scientifico, gli scienziati europei hanno appreso che i fondatori di
questa scienza non erano altro che i musulmani, e, ancora, sono stati loro che,
per la prima volta, hanno creato le farmacie. Secondo Mac Cap, Baghdad contava
da sola sessanta farmacie, addebitate sulle spese del Califfo.10
Prova ne sia che la denominazione di talune sostanze curative ed erbe europee
è quella attribuita ad esse dagli Arabi”11
Georges Zeydan riferisce:
“Il tredicesimo secolo non era ancora terminato, allorché alla
Mecca, a Medina e nella maggior parte delle province, furono edificati ospedali.
A Baghdad, quattro ospedali furono costruiti in un breve periodo. Più
tardi, nell’anno 368 dell’Egira, nel settore ovest della città
Azdoleh Deylami costruirà l’ospedale Azodi che conterà ventiquattro
medici, ognuno con una propria specializzazione.
“Fra tutti gli ospedali islamici, era quello che godeva della maggior
fama, tenendo conto delle sue specializzazioni”12
“Gli ospedali islamici dell’epoca erano diretti con ordine e con
disciplina. I pazienti erano curati con attenzione, senza riguardo alcuno per
la loro nazionalità, per la loro religione né per la loro condizione
sociale. Ogni malattia era curata in uno speciale reparto. All’interno
di essi venivano insegnate la medicina e la farmacia. Gli studenti univano,
nello stesso tempo, la pratica e l’approfondimento teorico. I musulmani
possedevano anche ospedali ambulanti trainati da cammelli o da muli. Nel campo
del Sultano Mahmoud Selgiuchida, c’era un ospedale trainato da quaranta
cammelli”13
Il dr. Gustave Le Bon scrive:
“Gli ospedali dei musulmani erano costruiti seguendo i principi dell’igiene.
Essi erano di gran lunga migliori degli ospedali europei di oggi. Erano molto
grandi, ben areati e provvisti d’acqua. Allorché Razi ricevette
l’ordine di scegliere il posto migliore per Baghdad, dal punto di vista
climatico, per costruirvi un ospedale, egli fece ciò che gli specialisti
di malattie infettive approvano ancor oggi: pose un pezzo di carne in ogni angolo
della città, e l’ospedale fu costruito laddove il pezzo di carne
era marcito più tardi. Gli ospedali musulmani, come quelli di oggi, avevano
grandi sale per i malati e, inoltre, aule riservate agli studenti di medicina,
a fini di perfezionamento mediante la pratica e la diretta osservazione dei
malati.
“I musulmani avevano anche creato ricoveri per i malati di mente e farmacie
gratuite”.14
A tal proposito, Mac Cap scrive:
“Al Cairo c’era un grandissimo ospedale che aveva quattro giardini
pieni di fiori e di zampilli d’acqua. I malati indigenti erano ricoverati
gratuitamente e, una volta guariti, ricevevano anche cinque pezzi d’oro”15
“A quell’epoca, Cordova contava sessanta moschee, novecento bagni
pubblici e cinquanta ospedali”16
1Il patrimonio dell’Islam p. 132
2Il patrimonio dell’Islam p. 116
3Il patrimonio dell’Islam p. 128
4Il patrimonio dell’Islam p. 116
5Storia della civiltà, W. Durant, tomo 7 p. 759
6Civilizzazione islamica e araba p. 637
7Storia della civiltà islamica tomo 7 p. 78
8Civilizzazione islamica e araba
9Civilizzazione islamica e araba p. 637
10La gloria dei mussulmani in Spagna p. 183
11Storia della civiltà islamica tomo 3 p. 279
12Storia della civiltà islamica
13Storia della civiltà islamica tomo 3 p. 282
14Civilizzazione islamica e araba p. 635
15La gloria dei mussulmani in Spagna p. 183
16Il mondo dell’Islam p. 82