L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>I Ciechi
Nonostante i molteplici e straordinari progressi scientifici e gli innumerevoli
sforzi spiegati dagli scienziati per scoprire i segreti di questo mondo, molti
problemi elementari restano per l’uomo ancora misteriosi, in modo tale
che il sapere umano resta infimo di fronte al dominio dell’incognito.
Ancora oggi i grandi pensatori restano stupefatti e smarriti di fronte alle
più elementari questioni della vita sociale, politica ed economica. E’
per questa ragione che il mondo è diviso in due poli totalmente contrapposti.
I due gruppi di intellettuali hanno usato più di una penna per provare
che essi avevano ragione e che gli altri avevano torto. Essi pensano, ognuno
dal proprio punto di vista, che il loro cammino sia il migliore e che quello
degli altri non potrà condurre che all’infelicità e al disordine.
Sicuramente tutte queste opinioni contraddittorie non possono essere giuste,
benché i due gruppi abbiano per altro conseguito grandi risultati nel
campo scientifico e industriale. Coloro che pensano che gli occidentali hanno
ottenuto sul piano delle “qualità della vita” pari risultati
rispetto al progresso scientifico, sono certamente in errore.
Il fatto che una comunità progredisca tecnologicamente grazie alla sua
scienza e che essa si sviluppi in un settore, non prova che il suo modello di
vita sia l’ideale per gli uomini.
I progressi tecnologici e scientifici derivano dall’attività, dagli
studi e dagli sforzi spiegati. Ma una società può subire la degenerazione
dei valori morali, dei costumi sociali, dello stile di vita e delle qualità
umane a dispetto dei suoi progressi. Osservando tutte le forme di corruzione,
di disordine e di errore presenti nei sistemi del mondo occidentale, noi ci
rendiamo conto che questi ultimi non si sono sviluppati correttamente nella
maggior parte degli aspetti che caratterizzano una civiltà, e cioè
il pensiero, la scienza, la religione, il governo e la morale, campi nei quali
essi sono ben lontani dalla perfezione.
Il Dr. Alexis Carrel così descrive gli errori della civilizzazione contemporanea:
“L’attuale civilizzazione versa in una grave situazione, perché
essa non è in armonia con la natura. Essa è frutto di illusioni
quali le scoperte scientifiche, le passioni degli uomini, le loro opinioni e
le loro osservazioni. Benché questa civilizzazione sia edificata con
i nostri sforzi, essa resta per altro sproporzionata in rapporto alla nostra
costituzione e alla nostra condizione.
Gli esperti in materia, fissano le premesse della civilizzazione in modo tale
che l’individuo possa approfittarne. Esse sono per altro conformi a un’immagine
erronea e confusa dell’uomo.
Benché l’uomo debba costituire il principale criterio di riferimento,
questi esperti agiscono nel modo esattamente opposto. L’uomo, da solo,
è incapace di organizzare il suo mondo.
E’ dunque per questa ragione che lo sviluppo delle scienze non vitali
rispetto alle scienze vitali, può essere considerato come uno dei più
grandi crimini dell’umanità. Noi non siamo che una banda di disgraziati,
dato che la nostra etica e la nostra ragione si sono degradate.
Attualmente, se noi osserviamo i popoli e le comunità che hanno raggiunto
i vertici delle scienze non vitali e dell’industria, ci accorgiamo che
essi sono precipitati in una condizione di tale debolezza che li condurrà
probabilmente, più presto degli altri, allo stato selvaggio e primitivo”1
Lo sviluppo e la perfezione dell’uomo nelle sue diverse forme, rende necessaria
una serie di retti insegnamenti, che si appoggi sulla realtà della vita,
oltre a essere esente da ogni errore. Ciò potrà realizzarsi solo
seguendo gli insegnamenti dei profeti di Dio, i quali, mediante la rivelazione,
sono collegati all’origine del mondo.
Per conseguire saldezza, l’etica deve radicarsi in una forza metafisica,
superiore alla materia.
Fin dal momento in cui è nato e in cui ha fondato le civiltà,
un appello chiaro si è levato dalle profondità del suo essere,
un appello che si chiama ‘religione’. E’ questa verità
che, costantemente, ha custodito le leggi e l’ordine etico.
L’ascesa dei fenomeni anti-umani dell’ingiustizia, delle guerre,
dei massacri e delle usurpazioni nel mondo contemporaneo, ci prova che i governi
e le loro leggi non potranno mai sostituire i sentimenti e la fede umana, nonché
instaurare la giustizia, il bene, la pace e l’amicizia nell’ordine
sociale. Senza il sostegno della religione, la scienza, a dispetto di tutti
i suoi progressi, è incapace di risolvere i problemi della vita, di impedire
le deviazioni e le catastrofi e di dirigere rettamente il sistema sociale.
Will Durant, filosofo e sociologo statunitense, scrive:
“I governi detengono abbastanza potere e sufficienti sostegni economici
e morali per conservare il patrimonio scientifico, morale e artistico di una
razza, che è il frutto e la sostanza di una civiltà. Possono,
quanto meno, trasmettere ciò alle future generazioni. Nel caso contrario,
i governi, unitamente con gli apparati di cui attualmente dispongono, cadranno
automaticamente nelle mani di una seconda o di una terza classe che considererà
la scienza come blasfema e l’arte come uno strano segreto.
Perché le più grandi città statunitensi sono amministrate
da individui di infima levatura? Perché l’attività del governo
dipende da organizzazioni prive di senso politico, di patriottismo e di pietà?
Perché la corruzione, i brogli elettorali e la sottrazione di fondi pubblici
sono divenuti così frequenti che la loro rivelazione al pubblico non
produce più alcun effetto, ovvero non suscita più la collera e
l’indignazione della gente? Perché, dunque, la principale attività
dei governi si limita oggi alla repressione dei reati e perché i governi
si preparano alla guerra allorché concludono i trattati di pace? Questi
governi sono le medesime istituzioni a cui la Chiesa e le famiglie dovrebbero
affidare l’incarico di conferire un senso alla civilizzazione”2
Considerando che le sue forze sono limitate, le società occidentali non
possono sostenere l’anarchia morale e la sua pressione. La civilizzazione
può mantenersi in piedi solo se si mantiene l’equilibrio fra i
mezzi e lo scopo. Quando il male raggiunge il suo culmine, il bene non potrà
assolutamente manifestarsi sotto qualsiasi forma. Infine, questa decadenza e
questo disordine condurranno alla distruzione. Non si troverà in nessun
periodo della vita e dell’esistenza alcuna nazione né razza che
sia solida e potente ove inclini verso le passioni, ove sia moralmente lorda.
L’Impero Romano è caduto a causa di un tale disordine; la grandezza
della Grecia è crollata subendo la medesima sorte. La nazione francese,
traviata, ha piegato le ginocchia sotto i primi colpi dell’offensiva nazionalsocialista,
perdendo così onore e gloria. In effetti, un celebre generale francese
scrisse che la gran parte del fallimento di questa antica nazione civilizzata
è da ricondursi alla sua eccessiva dissolutezza.
Il tedesco Spengler crede alla decadenza della civilizzazione occidentale e
annuncia categoricamente che la sua civiltà si affermerà un giorno
in altre terre. Che cosa ne sa? Potrebbe comunque essere che questa civiltà
ritorni là dove essa ha visto la luce, in Oriente. La caduta di una civiltà
smarrita è per il suo popolo un’occasione che consente di trovare
il cammino di Dio, di volgersi verso questa verità suprema e di fondare
la propria vita sul bene. Ma, nel caso in cui il popolo non sappia approfittare
di questa opportunità, lasciandosi sfuggire la possibilità di
accogliere la direzione divina e il credo che è conforme all’uomo,
non potrà certo beneficiare della luce del bene durante la sua esistenza,
continuando a sbagliare, di smarrimento in smarrimento.
Oggi, sfortunatamente, si può notare che le nazioni orientali hanno un
complesso d’inferiorità nei confronti del successo industriale
dell’Occidente, complesso le cui nefaste influenze si manifestano in ogni
aspetto della vita degli orientali. Un sentimento d’inferiorità
regna presso di noi. Molti di noi sono talmente influenzati dal pensiero e dai
principi della civilizzazione occidentale, che pensano che per progredire occorra
seguirne passo dopo passo i principi, i costumi, le abitudini, le leggi, il
diritto e ogni altra cosa, nonché sottomettersi, con gli occhi chiusi,
all’ordine occidentale. La potenza scientifica dell’Occidente li
ha abbagliati a tal punto che essi hanno finito per cedere, facilmente e non
senza un certo compiacimento, la loro volontà, le loro ricchezze materiali
e spirituali, così come i loro costumi e le loro tradizioni religiose
e nazionali. Essi riconoscono inoltre come dovere di ogni individuo progressista,
l’imitazione cieca di tutte le convenzioni della civilizzazione occidentale.
E’ il principale fattore di soffocamento, di disgrazia e di umiliazione,
che annulla tutte le forze materiali e spirituali dei musulmani. Essi non sono
coscienti del fatto che la scienza occidentale è incapace di risolvere
i problemi dell’uomo. I più gravi problemi che si trovano di fronte
all’uomo non sono del tipo che si risolve nei laboratori. Evidentemente,
questi ‘ciechi’ sono incapaci di vivere una concezione islamica
del mondo, benché essi facciano parte della comunità musulmana.
La verità è che la religione è stata sfigurata dalle loro
stesse mani. Essi sono estranei agli insegnamenti, alla cultura e alla civiltà
islamica; inoltre, essi cercano costantemente di giudicare i precetti e le leggi
islamiche, così come i costumi e le tradizioni dei musulmani, sulla base
dei criteri di valutazione occidentale.
Un grande pensatore musulmano afferma:
“Quale può essere la nostra giustificazione, allorché esiste
un sistema che non ci ponga al di sotto delle sedicenti civiltà comunista
e capitalista, ma che, al contrario, stabilisca all’interno del nostro
paese una perfetta giustizia sociale, e che, nel contempo, ci conferisca dignità
internazionale; un sistema che restauri di fronte agli altri governi il nostro
antico prestigio e che ci salvi, noi e la nostra comunità umana, dal
flagello infernale della guerra?
Che cos’altro possiamo dire, allorché i musulmani abbandonano le
leggi e i regolamenti che risolvono i nostri problemi interiori e che, inoltre,
non ci fanno piombare allo stadio della mendicità? Questa religione che
ci rende possessori di una parte della civiltà, ci permette di apportarvi
il nostro contributo, sulla base di risorse considerevoli.
Il fatto che un uomo possa precipitare dal suo rango di nobiltà allo
stato di miserabile, mi stupisce, ovvero, come un uomo possa cambiare la sua
mano misericordiosa in una mano di mendicante. Io non posso comprendere come
egli sia pronto a scambiare il comando contro l’obbedienza, allorché
egli possa scegliere la retta via lottando contro la bassezza che alberga in
lui.
Certo, noi possediamo ricchezze di cui potrebbe beneficiare l’umanità.
Noi non siamo arretrati e miserabili come i blocchi dell’Est e dell’Ovest
hanno cercato di persuaderci. Essi avrebbero voluto farci credere, al fine di
trasformare la fiducia in noi stessi in angoscia e la nostra speranza in disperazione,
che noi siamo selvaggina smarrita, ora catturata dagli artigli dell’uno
ora dalle insidie dell’altro.
Noi, d’altra parte, abbiamo fatto abbastanza esperienza per non esserne
condizionati. I simboli di queste civilizzazioni dalle apparenze ingannevoli,
che noi abbiamo assorbito a destra e a sinistra, alla stregua dei mendicanti,
sono stati da noi introdotti a ogni livello della nostra vita sociale, del nostro
pensiero e delle nostre leggi, a tal punto che la nostra attuale situazione
assomiglia a un ‘carnevale’ comico, sia dal punto di vista della
nostra mentalità e delle nostre convenzioni sociali, sia dal punto di
vista del nutrimento e dell’abbigliamento.
Si possono citare ad esempio le leggi che sono state inizialmente copiate dalla
Francia e da altri paesi europei; successivamente, ogni volta che noi abbiamo
avuto bisogno di elaborare leggi per la nostra società, le abbiamo costantemente
prese a prestito dalle legislazioni straniere. Esiste una contraddizione permanente
fra lo spirito delle leggi che abbiamo mutuato dall’estero e lo spirito
della nazione alla quale noi le abbiamo destinate. Il popolo assegna una medaglia
al valore a chiunque intralci la legge, riconoscendolo come eroe e non rifiutandogli
alcun incoraggiamento né aiuto. Esso è incoraggiato in questo
anche se ha governanti che applicano le leggi, dato che manca la fiducia nel
sistema al potere, che esso si astiene dal sostenere con l’insieme delle
argomentazioni, delle analogie e delle testimonianze.
Perché ciò avviene? La ragione risiede forse nell’ignoranza
della gente? No! Infatti, anche le persone colte non si comportano secondo la
legge. L’autentica ragione della discordanza fra la nazione e lo spirito
delle leggi consiste nel fatto che queste ultime sono prese a prestito. Esse
non sono assolutamente il frutto dei bisogni sociali della storia, della coscienza
nazionale e della coscienza popolare. Esse provengono da un ambiente il cui
spirito è del tutto estraneo a quello di questa nazione. Esse appartengono
a una comunità che ha una storia, una religione, una situazione e bisogni
che gli sono propri. Infatti, se la legge non mira a soddisfare lo spirito e
i bisogni di una nazione, a essa non si obbedirà mai”3
Hakendj, celebre intellettuale statunitense e professore all’università
di Harward, scrive nel suo libro “Lo Spirito della Politica Mondiale”:
“Non è certo imitando i sistemi e i valori dell’Occidente
che i paesi islamici potranno progredire. Certuni si chiedono se esiste nell’Islam
una forza che possa creare un nuovo pensiero e che possa offrire all’umanità
leggi e prescrizioni autorevoli, nonché indipendenti e integralmente
adattabili ai bisogni della vita moderna. La risposta islamica è non
soltanto idonea al progresso e alla perfezione, ma, in più, lo è
maggiormente che non gli altri sistemi. Il problema dei paesi islamici non è
l’assenza dei mezzi di progresso nel quadro dei precetti dell’Islam;
ciò che manca sono le potenzialità e la volontà necessarie
per sfruttare questi mezzi. Io ho capito, per quanto mi riguarda, con il massimo
realismo, che la Legge islamica contiene la totalità dei principi necessari
allo sviluppo e alla perfezione”
Rispettare quotidianamente le prescrizioni dell’Islam e astenersi da ogni
sorta di peccati e di comportamenti illeciti, apporta pace e serenità
nella società. Il racconto che segue rappresenta un tipico esempio.
Ecco che cosa ha prodotto un giorno di rispetto dei precetti religiosi, in occasione
della commemorazione, a Tehran, del martirio della Guida dei Credenti Alì
(che la pace di Dio sia su di lui). La stampa ne aveva scritto così:
“Tehran era ieri completamente calma, senza che niente di negativamente
rilevante si verificasse. Il medico legale non aveva niente da fare. Niente
da segnalare nei commissariati; né fascicoli né accusati. Si può
dire che nessun avvenimento particolare si sia determinato. Il medico legale
non aveva nemmeno un cadavere da sezionare. Il medico di guardia diceva: “Noi
non abbiamo ricevuto un solo cadavere in tutta la giornata”4
“Secondo le statistiche degli obitori, 2525 cadaveri sono sottoposti ad
autopsia ogni anno a Tehran. Ovvero, in media, da sei a otto ogni giorno, per
i quali è in seguito concesso il permesso di sepoltura. Ma, durante i
giorni di lutto religioso, questo numero diminuisce in maniera considerevole.
La settimana scorsa, nel corso della giornata in cui cade l’anniversario
del martirio della Guida dei Credenti (13° giorno del 1345), nemmeno un
cadavere è stato condotto nei locali della medicina legale; ciò
prova che le credenze religiose sono sempre molto intense e che allorché
le osterie, i luoghi di dissolutezza e i caffè sono chiusi, la società
si comporta meglio”5
Qual è la forza che ha potuto apportare una tale serenità nella
società? I governi occidentali possono, con l’aiuto del loro denaro
e del loro potere, stabilire per un’ora soltanto una tale calma nella
società? In tutto il mondo occidentale non esiste nemmeno una sola città,
piccola o grande, in cui trascorra soltanto un’ora senza che vi si produca
un incidente, un reato, un furto o una vittima.
E’ ciò che evocano, non senza rimpianto, i versi del grande poeta
Hafez, il quale dice:
“Durante gli anni, il cuore mi chiedeva lo scettro del re Jamshid.
Esso, in verità, chiedeva allo straniero ciò che egli stesso possedeva”
1L’uomo, questo sconosciuto
2I piaceri della filosofia pp. 326-327
3L’Islam e gli altri pp. 41-42, 48-49
4Keyhan 14/10/1935 (1966)
5Khandaniha n. 37, 27° anno