L'Islam e la civilizzazione occidentale>La risposta dell'Islam ai problemi del mondo>L'Islam
L’Islam, in ragione della sua profondità e del suo carattere universale,
è ordine incomparabile, senza pari, il migliore che, fino ad oggi, sia
mai pervenuto all’umanità. In esso sono presenti tutte le strade
che guidano verso il bene e che conducono alla felicità. Esso costituisce
il rimedio per tutti i mali dell’umanità. La saldezza dei suoi
precetti si manifesta in tutti gli aspetti sociali.
Le leggi islamiche si riferiscono a tutto ciò che riguarda l’uomo,
il suo spirito e la sua vita.
L’Islam non è mai stato contaminato dalla corruzione degli attuali
sistemi che, talvolta, innalzano l’uomo fino al rango della divinità,
in forza del suo orgoglio e del suo amor proprio, ma che, in compenso, gli sottraggono
ogni forza e ogni volontà, rendendolo impotente di fronte al determinismo
della natura e della materia.
Per contro, l’Islam attribuisce all’uomo il suo autentico rango,
rendendolo consapevole della sua condizione privilegiata ed eccezionale rispetto
alle altre creature.
Nell’immagine dell’Islam, l’uomo è un essere eterno,
profondamente legato ad un’esistenza che la morte non potrà rompere.
La dimensione terrena e l’aldilà sono inscindibilmente integrati,
e, in ragione di questo legame assoluto fra lo spirito e il corpo, nessuna frattura
potrà crearsi fra questi due elementi. Questa religione tende a educare
questo essere eterno che è l’uomo, ispirandosi alla totalità
dell’ordine che regna sull’immenso sistema della creazione.
Benché l’eternità abbia proiettato i raggi della sua luce,
secondo i principi universali e immutabili del mondo, sul complesso dei precetti
della ricca scuola dell’Islam, essa, nello stesso tempo, ha liberato la
strada del progresso e della realizzazione, del pensiero e della discussione
sui problemi attuali, allo scopo di conformare la vita, nel suo aspetto evolutivo
e continuamente cangiante, ai principi della legge islamica [shari’ah].
Dal punto di vista dell’Islam, nonostante la sua componente materiale,
l’uomo possiede altre tendenze e inclinazioni. Egli cerca di liberarsi
dal giogo di questo mondo materiale per elevarsi allo stadio della perfezione.
Il corpo, l’intelletto e lo spirito umano hanno ciascuno esigenze che
occorre esaminare imparzialmente.
L’Islam aborre la mancanza d’equilibrio. Esso considera il bene
dell’uomo sotto ogni aspetto, e tiene conto della totalità delle
sue tendenze materiali e spirituali, senza reprimere minimamente le sue tendenze
innate e senza recidere, allo scopo di elevarlo spiritualmente, i legami che
lo uniscono al mondo materiale. Ciò che conta, innanzi tutto, è
l’integrità della natura umana.
In sintesi, l’uomo si trova fra due poli opposti: da una parte un insieme
d’ideologie e di sistemi concepiti al fine di reprimere gli istinti umani
e, dall’altra parte, la libertà animale spinta all’eccesso,
assoluta, concezione, quest’ultima, condivisa da taluni psicologi, tra
cui Freud. L’Islam, che non è una teoria astratta, propone all’uomo
la ricerca dell’equilibrio fra questi due poli.
Esso non cerca di riformare il modo di vita. Esso stesso è lo stimolo
per una vita piena di senso. La vasta estensione della sua cultura ha il vantaggio
d’essere mobile e costruttiva. È il solo sistema esistente la cui
filosofia di vita abbia una valenza universale, ben al di sopra del pensiero
materialista, molto più “progressista” dell’ordine
che regna in Occidente e che ha regnato in Oriente. Esso può anche sostituire
tutti gli altri princìpi e le ideologie con la sua concezione perfetta,
potente e globale, superandoli dal punto di vista della complessiva articolazione
strutturale.
L’Islam respinge il pensiero dell’assolutismo materialista. Conformemente
con la natura dei propri princìpi, la sua filosofia differisce radicalmente
dai sistemi del mondo moderno, i quali rifiutano ogni concezione metafisica
della vita e qualsiasi obiettivo non materiale.
L’Islam non limita l’uomo alla materia e al denaro, poiché
la sua visione del mondo è troppo ampia per poter essere limitata al
ristretto ambito delle riforme economiche.
Per quanto riguarda il suo stile di vita e il suo percorso esistenziale, esso
si fonda su princìpi spirituali ed etici, così come su regole
suscettibili d’adattamento al complessivo sistema della creazione; inoltre,
pur istituendo la cooperazione sociale, esso conferisce alla vita un valore
superiore rispetto alla sfera materiale. Esso libera l’uomo e la società
dalla ristrettezza d’ideali miserevoli. Esso spinge a mobilitare i propri
sforzi nel senso del sublime. Occorre propiziare lo sviluppo delle forze umane
verso la perfezione a cui sono state destinate dalla creazione. Il principio
fondamentale dell’educazione islamica consiste nel depurare i sentimenti
umani, orientandoli nella giusta direzione. Essa mira all’appagamento
della natura umana, unitamente con tutte le sue esigenze innate e con i suoi
bisogni fondamentali. Essa controlla e doma le passioni eccessive, impedendo
che gli istinti imprigionino la ragione e prendano in mano le sorti dell’esistenza
umana. Così, si salvaguarda la dignità dell’uomo, pur riservando
a ciascuno una ragionevole parte di prosperità.
Il musulmano deve occuparsi della sua vita materiale, così come deve
cercare di soddisfare i suoi bisogni spirituali e le proprie inclinazioni psicologiche.
Allorché una tale armonia si stabilisce nel cuore dell’uomo, il
singolo e la società si armonizzano reciprocamente. Essi ritrovano, rispettivamente,
il proprio equilibrio sul piano del pensiero e del comportamento.
Solo allora, l’esistenza s’incammina verso la verità.
Dal momento che il principio di questa educazione si fonda su basi ragionevoli,
l’invito religioso verso una concezione libera da ogni bruttura e conforme
alle regole della vita pratica – è percepito e compreso dai principi
razionali connaturati all’animo umano.
Il complesso degli insegnamenti e dei doveri islamici è alla portata
delle capacità di ogni individuo. L’Islam non impone all’uomo
una condotta che sarebbe al di fuori delle sue capacità. Ogni uomo può
scegliere la perfezione o l’errore, sottomettendosi o no ai doveri in
cambio dei quali egli riceverà la sua ricompensa nel giorno del giudizio.
La principale fonte dei diritti è oggi la volontà pubblica. Il
fondamento della legge, nei sistemi democratici del mondo moderno, è
la volontà della maggioranza (51%) del popolo. Così, il mondo
civilizzato riconosce nella “sovranità della volontà umana”
il più sacro dei principi sociali. In tal modo, la minoranza perde i
suoi diritti anche se il suo parere è giusto.
Nell’Islam, invece, tutto è riferito alla volontà divina
e non alle inclinazioni e ai sentimenti della maggioranza. Dio è l’unico
sovrano, l’adorazione è a Lui riservata, la promulgazione e la
decisione degli ordini nel mondo delle creature procedono dalla sua autorità.
La natura umana è complessa e misteriosa, così come le regole
per la sua vita. Nessuno può pretendere di conoscere perfettamente tutti
i segreti dell’esistenza umana, nonché della complessa natura della
società, tutti procedenti dallo stato che caratterizza il corpo e l’anima
degli individui, unitamente con i rapporti che li legano. Nessuno può
pretendere di essere al riparo dal peccato e dall’errore.
La scienza umana è certamente limitata, a dispetto di tutti gli sforzi
rivolti verso la scoperta dei misteri dell’esistenza.
Il Dr. Alexis Carrel, celebre dotto, scrive:
“E’ vero che l’umanità ha rivolto immensi sforzi verso
la conoscenza di sé, ma, nonostante il sapere acquisito con le elucubrazioni
degli scienziati, dei filosofi, delle grandi personalità e anche dei
poeti, noi non abbiamo potuto scoprire che aspetti limitati del nostro mondo
interiore. Noi non abbiamo ancora potuto conoscere l’uomo.
A dire il vero, la nostra ignoranza è grande quanto l’interiorità
dell’uomo. Moltissime questioni restano senza risposta anche per gli esperti
in materia che hanno studiato l’uomo e l’umanità, e ciò
avviene perché nel mondo interiore dell’uomo esistono dimensioni
infinite, le quali non sono state ancora scoperte. Gli scienziati possono appena
pretendere di aver percorso i primi passi nel campo della conoscenza di sé”.1
Senza questa perfetta conoscenza di sé, è dunque certo che l’uomo
non possa promulgare leggi che siano completamente conformi agli interessi della
sua specie, mentre è parimenti impossibile che egli possa trovare un’equa
soluzione per i suoi molteplici problemi. La prova più evidente risiede
nello smarrimento e nello stupore degli scienziati e dei legislatori di fronte
ai nuovi problemi e agli insormontabili ostacoli in cui quotidianamente s’imbattono.
Inoltre, la formulazione delle leggi non cessa di subire ritocchi. I legislatori
stessi subiscono le influenze delle loro passioni, del proprio istinto egocentrico,
della cura rivolta ai loro interessi, della mentalità connessa con il
proprio ambiente e con il loro modo di vita. È dunque per questa ragione
che le leggi da essi promulgate sono “bollate” dall’impronta
delle loro opinioni. In aggiunta, che essi se ne rendano conto o meno, l’asse
dei loro pensieri converge necessariamente nel solco delle loro opinioni personali.
A tale riguardo, Montesquieu scrive:
“Non esiste nessun legislatore che non mescoli con la legge il suo pensiero.
Ciò deriva dal fatto che ognuno possiede idee e sentimenti che gli sono
propri, pretendendo di introdurre le sue opinioni nella legge che promulga.
Aristotele, in quanto legislatore, voleva talvolta soddisfare per la sua gelosia
nei confronti di Platone, manifestando la sua predilezione nei confronti d’Alessandro.
Platone odiava la tirannia degli Ateniesi, odio che si rinviene nelle sue leggi.
Ciò significa che le leggi sono spesso legate ai sentimenti dei legislatori
e che talvolta esse stesse ne sono completamente influenzate”.2
Analogamente, nel mondo moderno, le parole d’ordine della libertà,
dell’uguaglianza e della volontà popolare, sono soltanto parole
vuote che non possono nascondere la verità. La volontà del popolo,
nella promulgazione delle leggi, non è altro che una maschera per la
politica dei tempi moderni. Infatti, è la volontà dei dirigenti
che ne delinea il volto.
Lo scrittore inglese Henry Ford ci parla della situazione del suo paese, considerato
come la “madre” della democrazia, in questi termini:
“Noi abbiamo sempre nella memoria gli incidenti provocati dallo sciopero
generale del 1926 in Inghilterra. Il governo cercò di reprimere questo
sciopero. La legge, concepita nell’interesse dei capitalisti, affermò
che quest’atto era contrario ai principi del paese, mentre la polizia
e i reggimenti dell’esercito si accanivano contro la gente, con i loro
fucili e con i loro carri armati. I mass-media rappresentarono il governo come
servitore degli operai, mentre i sindacati operai furono minacciati della confisca
dei beni e i loro capi di imprigionamento”.
Le dichiarazioni di Kruscev al 22° congresso del comitato centrale del PCUS,
da parte loro, rivelano la natura del sistema operaio dittatoriale. Egli aveva
detto:
“In passato, nell’epoca in cui l’individuo era ancora oggetto
d’adorazione (egli si riferisce all’epoca di Stalin, N.d.T.), la
corruzione comparve ai vertici del partito, nel governo e tra i responsabili
dell’economia, perché essi calpestavano la realtà nel momento
in cui decretavano certi ordini. Tutto si faceva con prudenza. Nessuno era sicuro
del domani. Il futuro era angoscioso. È su questo terreno che sono fermentati
gli adulatori, i mentitori e gli ingiusti”.
Ecco il vero volto di questo tipo d’oligarchie dirigenti sia ieri all’Est
sia, tanto più oggi, all’Ovest – allorché, in apparenza,
è della volontà nazionale, del sistema parlamentare, del comitato
nazionale, delle esigenze del popolo che si parla.
Poiché in questi sistemi, capitalisti o comunisti, le leggi non sono
state formulate in conformità con i principi celesti, esse sono, in ogni
caso, promulgate obbligatoriamente secondo le inclinazioni e gli interessi delle
oligarchie dirigenti.
Jean Jacques Rousseau scrive:
“Per scoprire le migliori regole societarie che convengano alle nazioni,
occorrerebbe un’intelligenza superiore che conoscesse tutte le passioni
umane e che non ne provasse alcuna; che non avesse alcun rapporto con la nostra
natura e che la conoscesse profondamente, il cui bene fosse indipendente dal
nostro e che, quindi, volesse ben occuparsi del nostro”.3
Ciò detto, il miglior legislatore degno di questo titolo e che ne possegga
gli attributi supremi è Iddio, il Creatore che conosce tutti i segreti
dell’esistenza e che è al di sopra di ogni bisogno. Occorre dunque
apprendere i veri principi delle leggi sociali da qualcuno che s’ispiri
direttamente a questa fonte, le cui conoscenze scaturiscano dai raggi della
Rivelazione e che si appoggi alla sapienza divina.
La grande differenza fra le leggi umane e le leggi divine, consiste nel fatto
che il principio delle prime è limitato all’ordine sociale e che
la loro competenza non supera questo limite. Esse non si preoccupano dello stato
dell’anima individuale, delle condizioni dello spirito e di tutto ciò
che non si ricolleghi alla società. Esse non s’interessano di rettificare
le contaminazioni del foro interiore, prima che queste ultime divengano la causa
del disordine sociale. Anche se un individuo è impuro, macchiato e pieno
di difetti, le leggi attualmente vigenti nel mondo occidentale considerano soltanto
i comportamenti dell’uomo, non preoccupandosi del suo cuore e delle sue
intenzioni.
Mentre la concezione islamica, fondando le sue leggi nell’ottica della
perfezione e dell’illuminazione personale e comunitaria, s’irradia
ampiamente sulla vita. Osservando l’ordine sociale, l’Islam riforma,
educa e perfeziona l’individuo. Riconoscendo com’essenziale l’aspetto
spirituale del singolo, esso concentra la sua attenzione soprattutto allo sviluppo
di quest’aspetto.
L’obiettivo dell’Islam è di affermare l’ordine e l’etica
nella società. Le sue leggi disciplinano dunque ogni aspetto della vita.
Perché, così come c’è un ordine e un’armonia
fra le leggi della natura e una correlazione fra i grandi fenomeni della creazione,
l’Islam vuole che ciò avvenga fra la vita materiale e quella spirituale,
fra l’individuo e la società. L’uomo non deve intralciare
minimamente queste leggi conformi all’ordine della creazione, perché
ogni disobbedienza farebbe capo al rovesciamento di tutte le conquiste umane.
Nelle legislazioni umane, il rispetto e l’esecuzione delle leggi sono
assicurati dagli apparati di sicurezza degli organi esecutivi che sono incaricati
di applicare la legge, mentre nell’Islam, solo il profondo radicamento
della fede assicura l’applicazione della legge. È la forza della
fede che spinge un musulmano a compiere i suoi doveri nel modo migliore, anche
laddove nessuno lo veda, tranne Dio. L’Islam concentra la sua attenzione
sulla purezza del cuore e sulle buone intenzioni, le quali saranno ricompensate
da Dio. Nell’introduzione al libro Diritti Islamici, il procuratore generale
degli Stati Uniti scrive:
“La legge, negli Stati Uniti, ha soltanto un limitato rapporto con l'applicazione
dei doveri morali. Infatti, un cittadino statunitense può rispettare
perfettamente la legge ed essere, nello stesso tempo, corrotto e malsano sul
piano morale. Al contrario, le leggi islamiche traggono fondamento dalla volontà
divina, rivelata tramite il Suo Messaggero Muhammad (che la pace e la benedizione
di Dio sia su di Lui e sulla sua Famiglia). Questa legge e questa volontà
divina considerano tutti i musulmani come un’unica comunità, benché
essa sia composta da diversi clan e tribù, lontani e distinti gli uni
dagli altri.
Nel mondo musulmano, la religione è la forza evolutiva e motrice che
unisce non le nazionalità e i territori, bensì i popoli. Lo stesso
governo obbedisce al Corano e non lascia alcuno spazio alle altre legislazioni.
Per il credente, questo mondo è un corridoio che conduce al migliore
dei mondi.
Il Corano definisce le regole e la condotta da adottare di fronte agli altri
e nei confronti della società, allo scopo di assicurare una sana evoluzione
che ci conduca verso l’aldilà”.
Benché la concezione occidentale dell’Islam sia superficiale e
persino erronea e falsificata, molti pensatori occidentali hanno tuttavia compreso
la nobiltà e il valore dei suoi precetti, ed hanno elogiato il suo fondatore
e i suoi insegnamenti.
Il fatto che un sapiente musulmano elogi le leggi e i precetti islamici non
ha nulla di sorprendente, ma è molto importante che una grande personalità
non musulmana ci parli della grandezza dell’Islam e del suo nobile Profeta,
a dispetto del proprio fanatismo religioso. La sola ragione che ha suscitato
quest’immutabile rispetto nei confronti di questa sana dottrina, è
costituita dalle leggi equilibrate e dallo straordinario ordine che la nobile
guida dell’Islam, ovvero la più grande personalità dell’umanità,
ha offerto all’uomo.
Certo, noi non abbiamo l’intenzione – citando le parole degli intellettuali
occidentali – di ascoltare gli elogi della nostra religione attraverso
gli altri. Il nostro scopo, invece, è quello di non lasciare alcun dubbio
a coloro che sono alla ricerca della verità.
Il Dott. Vaglieri dell’Università di Napoli, scrive a proposito
del Corano:
“Noi troviamo in questo libro “tesori” di scienza che superano
il talento e la capacità dei più intelligenti e dei più
potenti politici, così come dei più grandi filosofi, e ciò
perché il Corano non può essere opera di un uomo, per quanto grande
sia l’estensione del suo sapere, e, soprattutto, non di un uomo che sia
vissuto per tutta la vita in una società profana e lontana dagli uomini
di scienza e di religione. Un uomo che ha proclamato costantemente di essere
un individuo come gli altri.
All’occorrenza, egli non avrebbe potuto realizzare miracoli se non con
l’aiuto dell’Onnipotente. La fonte del Corano non può venire
che da Dio, il quale ricopre con la sua sapienza ciò che esiste nei cieli
e sulla terra.
Nel suo libro, Muhammad, l’Apostolo di Dio, Bernard Shaw scrive:
“Io ho sempre provato un immenso rispetto nei confronti della religione
di Muhammad, e ciò in forza della sua strana sopravvivenza attraverso
i secoli. A mio avviso l’Islam è l’unica religione che abbia
il dono di conformarsi ad ogni tempo e di padroneggiare i differenti aspetti
della vita, nonché di sfuggire al logorio del tempo.
Io prevedo, per quanto mi riguarda, che la fede di Muhammad sarà accettata
dall’Europa in futuro, fermo restando che tali segni sono già inconfondibili.
I sacerdoti del medioevo, in ragione della loro ignoranza e del proprio fanatismo,
davano un’immagine oscura della dottrina di Maometto. Il rancore e la
collera facevano apparire quest’ultimo ai loro occhi come un anticristo.
Io ho studiato quest’uomo eccezionale e ho concluso che egli non solo
non era un anticristo, ma che, ben al contrario, bisogna riconoscerlo come un
salvatore dell’umanità.
Io penso che se un uomo come Lui s’incaricasse della sovranità
del nuovo mondo, egli perverrebbe alla risoluzione dei problemi e ad assicurare
la pace e il bene”.
Voltaire, che inizialmente era un nemico dell’Islam ed era pieno di pregiudizi
nei confronti della persona del Profeta (che la pace e la benedizione di Dio
sia su di Lui e sulla sua Famiglia), dopo quarant’anni di studi filosofici,
religiosi e storici, una volta appresa la Verità, ha fermamente proclamato:
"La religione di Muhammad è stata sicuramente superiore al Cristianesimo.
Nella sua dottrina, nessuno ha mai avuto ripensamenti, come in quella dei cristiani.
Nessuno ha mai considerato Dio uno e trino, trino e uno. La credenza in un Dio
unico fu il solo principio della sua religione; religione che deve la sua esistenza
ai successi e al coraggio del suo fondatore, allorché i cristiani imposero
la loro dottrina con la forza.
Signore! Se soltanto tutti i popoli europei potessero seguire l’esempio
dei musulmani!”4
Voltaire, a proposito di Martin Lutero, che, d’altra parte, egli stimava
molto, dichiara:
“Lutero non sarebbe nemmeno degno di allacciare le stringhe dei calzari
di Muhammad. Muhammad fu indubbiamente un grand’uomo che ne plasmò
altri nel solco della sua saggezza.
Questi fu un saggio legislatore, una mente giusta e un profeta virtuoso che
fu all’origine della più grande evoluzione che la terra abbia mai
conosciuto”.5
Tolstoj, il celebre scrittore russo, dichiara da parte sua:
“Basta a Muhammad la gloria per aver liberato un popolo vile e insanguinato
dal giogo diabolico dei vizi e per avergli aperto le porte del progresso. Il
cammino di Muhammad, fondato sull’accordo fra ragione e progresso, in
futuro si diffonderà nel mondo intero”.6
1L’uomo, questo sconosciuto p. 4
2Lo spirito delle leggi, p. 593
3Il contratto sociale p. 336
4L’Islam secondo Voltaire p. 99
5Voltaire, Dizionario filosofico, tomo 24, p. 555
6Il libro degli eroi