L'Islam e la civilizzazione occidentale>La civilizzazione occidentale agli occhi del mussulmano>Carenza affetiva

Carenza affettiva

In ragione della sua costituzione fisica e delle sue caratteristiche biologiche, la donna presenta un aspetto particolare, pari al suo ruolo determinante nella vita. Parallelamente alle sue qualità e alle sue capacità fisiche, le sue caratteristiche materne l’hanno dotata di una innata affettività, la quale la spinge, come primo dovere, a proteggere e ad amare il suo bambino. E’ al riparo dell’affetto e della tenerezza materna che i desideri del bambino sono appagati fino all’approdo della serenità; niente al mondo potrebbe sostituire ciò. Benché debitamente attrezzati e conformi alle norme igieniche, gli asili e le scuole materne non potranno mai soddisfare gli effettivi bisogni del bambino. I bambini privati dell’affetto e delle carezze materne saranno vittime di ogni sorta di complesso. Ma, nel mondo occidentale, la donna, lavorando fuori casa, ha abbandonato i suoi obblighi e le sue responsabilità; dimenticando la sua vocazione, essa ha così spezzato una delle più salde tradizioni della vita e della natura.
Né il sistema comunista né la civilizzazione materialista occidentali sono state capaci di cambiare la natura umana. Essi hanno privato la donna del suo autentico rango, sottraendole il suo principale dovere e favorendo altresì ogni depravazione morale e sociale. Le turbe e gli squilibri manifestati, in ragione dei suoi complessi, dal bambino privato dall’affetto materno, non sono assolutamente rimediabili. Gli psicologi affermano: “Un educatore che esercita il suo lavoro senza entusiasmo, con il solo scopo di provvedere alla sua sussistenza, che prova antipatia verso i bambini, che perde presto la pazienza, che è nervoso e che manca di fiducia in se stesso, non può orientare positivamente l’emotività dei bambini che gli sono affidati”1
A proposito degli errori commessi dalle famiglie europee, il celebre scienziato Dr. Alexis Carrel, così afferma:
“Il grande errore delle società contemporanee risiede nel fatto che, fin dalla più tenera età del bambino, il focolare familiare e il grembo materno sono sostituiti dai nidi d’infanzia e dalla scuola.
Occorre dire che questo fenomeno deriva dal tradimento della donna. Una madre che affidi il suo bambino alla scuola materna per occuparsi del suo lavoro e dei suoi capricci artistici o letterari o, peggio ancora, che passi il suo tempo a giocare a bridge o al cinema, non fa che inaridire la sorgente di calore accanto alla quale il proprio bambino potrebbe crescere e istruirsi convenientemente.
“I bambini che vivono in famiglia hanno un migliore sviluppo in rapporto a quelli che sono affidati ai convitti o ad altri istituti simili. Il carattere del bambino si forma nel quadro del suo ambiente. Egli impara poco dai compagni della sua età e, allorché è ridotto a numero tra altri numeri nella scuola, non cresce come dovrebbe.
Per una crescita sana ogni singolo ha bisogno di una relativa solitudine e dell’attenzione rivoltagli dalla piccola comunità familiare”2
Ecco una cronaca riguardante i disordini familiari e le sofferenze femminili nelle società civilizzate, affiorati in seguito all’abbandono dei principali doveri da parte della donna:
“Negli Stati Uniti, il 25% delle donne che si rivolgono ai tribunali per divorziare, soffrono di varie forme di turbe psichiche e mentali; ogni anno 150.000 bambini sono vittime della separazione dei loro genitori”
Oggi, la donna statunitense rientra a casa stanca; il suo ruolo nella società metropolitana non le comporta se non turbe psichiche, di cui essa è consapevole e di cui soffre profondamente.
Milioni di statunitensi assumono regolarmente tranquillanti e consultano gli psichiatri, sono sempre depresse e abbattute. Questa depressione deriva dalla loro intensa attività nella società urbana; una società robotizzata è piena di rumori. Il Dr. George Malli, specialista in psicologia degli adolescenti, dichiara:
“La maggior parte delle turbe psichiche dei giovani, proviene dall’infanzia e le madri ne sono responsabili. Il bambino che mente, che maltratta gli animali, che non rispetta le leggi della società, è stato senza dubbio privato delle cure materne.
“Oggi, la principale attenzione per la casa da parte delle donne statunitensi si è ridotta, al massimo, ai soli lavori domestici”3
Oggi, le relazioni e gli affetti fra genitori e figli sono fragili, instabili. I figli, per mancanza di tenerezza, non provano più alcun senso di responsabilità e di rispetto filiale verso i loro genitori. Accade sovente che i membri di una stessa famiglia non si intendano granché. Il comportamento dei genitori nei confronti dei loro figli diciottenni diviene sconsiderato e spesso brutale. Si è visto spesso che i genitori hanno cacciato di casa i loro figli non appena questi hanno raggiunto la maggiore età. Così essi si sono visti obbligati ad abbandonare la casa materna e a vivere da soli. Nel caso in cui i genitori autorizzassero i loro figli a restare presso di loro, essi dovrebbero però contribuire alle spese della casa. Questo tipo di comportamento ha, in genere, effetti nefasti, soprattutto sullo spirito dei giovani, i quali preferiscono così vivere da soli piuttosto che in famiglia. Trovandosi soli, lontano dalla famiglia, e non avendo una guida accorta, essi saranno spinti a scegliere la compagnia di altri giovani, cadendo così in ogni sorta di corruzione.
Oggi, i rapporti fra i singoli sono freddi, tesi e privi di ogni affettività. La mutua amicizia che ravviva il cuore dell’uomo, sembra schiacciata nell’ingranaggio delle macchine industriali. A dire il vero, non si parla più di dedizione, di indulgenza, di solidarietà. E, quanto agli amici, essi non superano il numero delle dita di una mano.
In realtà, per fondare il suo nuovo ordine sociale, il mondo civilizzato ha distrutto tutto ciò che di umano esiste nell’uomo. Gli individui collaborano fra loro in conformità a norme contrattuali, mentre, in realtà, essi si sentono, nel loro cuore, separati gli uni dagli altri. Gli individui sono divisi, mentre i doveri e la buona volontà hanno perso il loro vero senso.
Quando fui ricoverato in un ospedale tedesco, malgrado lo scarso numero di visitatori, ne avevo sempre di più rispetto ai Tedeschi ricoverati nello stesso reparto. Questo fatto appariva molto sorprendente per il personale dell’ospedale, ma soprattutto per uno dei malati, un professore universitario, ricoverato per un cancro. Costui soffriva non tanto per l’avvicinarsi della morte, quanto per il comportamento disumano di sua moglie e di suo figlio, i quali gli avevano dato l’addio, sapendo che sarebbe comunque morto. Suo figlio aveva venduto, per trentamila marchi, il corpo del padre all’ospedale, il quale acquisiva i cadaveri a scopi di dissezione.
Questa amara realtà ci fa comprendere fino a che punto l’affetto umano tenda a sparire nelle società civilizzate. Oggi, la regressione dei principi etici e la dilatazione della depravazione sociale, sono innegabili. Avendo riconosciuto questa dolorosa verità, i grandi pensatori cercano di porvi rimedio. Essi conoscono bene l’estensione del male; essi hanno compreso la necessità di lottare contro la ribellione e contro lo scetticismo, allo scopo di prospettare un nuovo mondo fondato sulla fede e sulla virtù. Tuttavia, coloro che si trovano coinvolti in questo genere di vita, si sono accorti che essa è totalmente vuota, e che essa non potrebbe mai offrire all’uomo il bene desiderato.
E’ bene sottolineare il seguente interessante e molto esplicito riconoscimento, desumibile dalle parole di un presidente degli Stati Uniti, in occasione della prestazione del giuramento: “Noi siamo ricchi di risorse, ma abbiamo un’etica fragile. Benché capaci di conquistare la luna, sulla terra noi soffriamo di una desolante discordia. Noi siamo preda della guerra, ma noi vogliamo la pace. Noi siamo divisi dalla doppiezza, ma cerchiamo l’unità. Noi siamo precipitati in una vita totalmente vuota, ma aspiriamo alla serenità. Di fronte alla crisi materiale che ci ha inghiottito, noi abbiamo bisogno di una risposta giusta, e per trovarla occorrerà solo che noi ci riferiamo a noi stessi. Porgiamo l’orecchio al richiamo della nostra coscienza e noi vedremo che essa si onora della bontà, del pudore, dell’amore, della tenerezza…”
Il celebre studioso di psicologia, il francese Dr. Alexis Carrel, scrive:
“Noi abbiamo bisogno di un mondo in cui ciascun individuo possa trovare il ruolo che gli compete, e nel quale la materia e lo spirito non siano dissociati. Noi dobbiamo imparare l’arte del saper vivere.
Oggi, la maggior parte degli individui è schiava dei propri capricci. Essa è inebriata dal benessere materiale che la moderna tecnologia le ha procurato, e non vuole assolutamente rinunciare ai vantaggi della civilizzazione moderna. Così come le acque di un fiume che si gettano in un lago nel quale ristagna un acquitrino, la nostra vita segue la china dei nostri desideri, scivolando verso profitti materiali eccessivi e verso la soddisfazione di piaceri degradanti.
Il mondo moderno, fondato sulla materialità, non può assolutamente soddisfare i bisogni dell’uomo. L’uomo civilizzato ha assegnato il primato alla materia; egli ha sacrificato l’etica all’economia e ha preferito la pigrizia al lavoro. Tuttavia, niente potrà impedirgli di sentirsi straniero in questo mondo, in cui il progresso tecnologico ha fatto miracoli.
Ormai da molti secoli, l’uomo civilizzato non cessa di affondare nelle sabbie mobili di questo abisso.
“L’individuo-robot è una pura escogitazione, non della natura, ma del liberalismo e del marxismo. L’uomo non è stato creato semplicemente per la produzione e il consumo. Fin dalla sua nascita, egli è stato curioso e in cerca della bellezza, della devozione, dell’amore, della dedizione, e incline agli atti di coraggio e di eroismo.
Limitare l’uomo esclusivamente alle attività economiche, è come mutilarlo di una gran parte della sua identità. Dunque, il liberalismo e il marxismo inibiscono le principali inclinazioni dell’uomo”4
Se il mondo attuale vuole sradicare questa decadenza e ogni depravazione, non c’è altra soluzione se non ispirarsi agli insegnamenti dei profeti. Ma, fino a quando il cielo dello spirito umano è offuscato dalle nubi del desiderio, del vizio e del capriccio, e fino a quando la dimensione profana e le impurità lo terranno incatenato, impedendogli di conseguire la sua perfezione morale, egli non avrà alcuna speranza di salvezza.
Fino a quando non ci saremo orientati verso la profonda verità che presiede ai destini della natura umana e verso i valori spirituali, il vero bene non comparirà mai all’orizzonte della vita.

1Psicologia del fanciullo p. 297

2L’uomo, questo sconosciuto p. 260

3Ettelaat Hafteghi n. 1206

4Uso e costumi della vita p. 13, 34