L'Islam e la civilizzazione occidentale>La civilizzazione occidentale agli occhi del mussulmano>La civilizzazione moderna e le sue barbarie
Nonostante secondo alcuni sociologi, la guerra sia inseparabile dalla vita
umana e questa sia stata da sempre mescolata con le ostilità e gli omicidi,
molti sociologi e psicologi hanno rigettato questa concezione, pretendendo che
la guerra non sia affatto un fenomeno ineluttabile, ma che risulti piuttosto
da una deviazione dei costumi e dagli squilibri socio-economici. Dobbiamo anche
cercare le cause della guerra al di fuori della natura dell’uomo, che
permetterebbe di escludere queste cause dall’aiuto di una sana educazione
morale e di uno sforzo serio per il miglioramento delle condizioni sociali,
e di evitare così le grandi catastrofi che possono distruggere la società
umana.
A dispetto dei brillanti successi senza precedenti che il nostro secolo ha registrato
nel dominio della scienza e dell’industria, le guerre sanguinose di questo
XX secolo passano come le più inumane nella storia delle lotte tra i
popoli, tanto più che sono state scatenate per quietare i desideri materiali
di alcuni espansionisti.
Gettiamo un breve colpo d’occhio sul dossier nero delle guerre che hanno
avuto luogo nel corso dei primi 70 anni del XX secolo. I crimini commessi dall’uomo
civilizzato, durante questo breve periodo sarebbero potuti risultare ben più
orribili di tutti gli altri crimini perpetrati nella storia delle avventure
umane.
Con la sua scienza, la sua industria e le sue bombe atomiche, l’occidente
mette a fuoco e sangue il mondo intero e fa gemere i popoli deboli, vittime
del decadimento morale degli occidentali.
Provocate dagli interessi materiali contraddittori degli Stati colonialisti,
le due guerre mondiali condussero a risultati disastrosi e fortemente spiacevoli
per l’insieme dell’umanità. Le macchie dei crimini e della
crudeltà di cui diedero prova questi spiriti bellicisti del XX secolo
non possono, in nessun caso, essere cancellati.
Le statistiche concernenti le strane avventure propriamente dette sono le seguenti:
“La prima guerra mondiale durò 1565 giorni. Il numero di quelli
che furono uccisi sul campo di battaglia, si elevò a nove milioni d’uomini.
Quello dei mutilati e degli invalidi raggiunse circa 22 milioni e i dispersi
sorpassarono la cifra dei 5 milioni.
Queste perdite vengono recensite solo sui campi di battaglia. Quelle sopraggiunte
nella città sono ancor più considerevoli. Il totale delle spese
fatte in occasione di questa guerra viene valutato in 400 miliardi di dollari.
Secondo le stime del ‘Comitato di Beneficenza Carnegie’ per la pace
mondiale, con questo budget si sarebbe potuto costruire un alloggio sufficientemente
confortevole per ogni famiglia inglese, irlandese, scozzese, belga russa, americana,
tedesca, canadese ed australiana”.1
Ora, la grande guerra mondiale terminò con immense perdite e danni, ma
appena i patimenti dei sopravvissuti iniziarono ad affievolirsi e le rovine
non erano ancora state ripristinate, immediatamente, la seconda guerra mondiale
mostrò il suo laido volto, mettendo in poco tempo il mondo intero a fuoco
e sangue. In questa guerra, 35 milioni di persone vennero uccise, 20 milioni
di uomini furono mutilati delle braccia e delle gambe, furono anche segnalati
12 milioni di casi di aborti involontari.
La distruzione di 13 mila scuole primarie e licei, quella di 6 mila università,
e di 8 mila laboratori, fecero parte dei danni inflitti da questa guerra, senza
contare i 390 mila miliardi di granate esplose in aria!
Nel 1945, gli americani lanciarono due “piccole” bombe atomiche
sul Giappone: una su Hiroshima, l’altra, tre giorni dopo su Nagasaki.
A Hiroshima, perirono 70 mila persone e altrettante risultarono ferite. A Nagasaki
ne furono uccise circa 40 mila, e vi fu lo stesso numero di feriti. Le costruzioni
subirono considerevoli danni. Anche i bambini e gli animali domestici furono
contati tra le vittime del cataclisma.
Cinque giorni più tardi i giapponesi riconobbero la loro sconfitta davanti
agli americani e dichiararono la resa senza condizioni.
Verso la fine della seconda guerra mondiale, la stampa pubblicò la notizia
seguente:
“Il governo sovietico ha passato alle officine americane l’ordine
di fabbricare quattro milioni di gambe artificiali destinate all’uso dei
soldati mutilati!
Questo perché le ditte sovietiche, sebbene lavorassero a pieno ritmo,
non potevano soddisfare questo bisogno di arti artificiali! La sola soluzione
era allora di indirizzarsi ai fornitori americani!”
Le due bombe atomiche che, nell’agosto 1945, furono lanciate su Hiroshima
e Nagasaki contenevano ognuna 235 unità d’uranio, 239 di plutonio
e 335 mila tonnellate di TNT. Mentre una bomba nucleare ordinaria è cinquemila
volte più potente di queste lanciate sulle due città, e una bomba
a idrogeno è cinque milioni di volte ancora più distruttiva.
Una sola bomba atomica basta a distruggere completamente città come New
York, Parigi, Londra o Mosca. Per il trasporto di una bomba di questo genere,
non è necessario che un pilota consacrato a prendere il rischio di volare
attraverso le pericolose reti della difesa nemica; i missili autopropulsori
sono capaci di raggiungere un bersaglio situato a 2000 miglia. Ogni esperimento
nucleare si realizza in un campo di 7000 miglia.
Secondo l’inchiesta del Dottor Linus Powling, celebre chimico americano
e detentore del premio Nobel, le bombe di potenza in megatoni sono terribilmente
pericolose; nelle prime ore di un’eventuale guerra, 175 milioni di persone
perirebbero nei paesi più popolati del globo solo con l’esplosione
di 10 mila bombe di potenza in megatoni. Notiamo che attualmente, gli Stati
Uniti possiedono 240 mila ingegni di questo genere, l’Unione Sovietica
80 mila e l’Inghilterra circa 15 mila!
Un vecchio ufficiale dello Stato Maggiore generale dell’esercito americano,
Newmann, stima, a proposito di una guerra che potrebbe avvenire in futuro:
“Le perdite di una guerra futura non si limiterebbero alle sole forze
armate; questa guerra finirebbe per far perire tutti i popoli, le donne e i
bambini non sarebbero più risparmiati, poiché i fisici hanno tolto
agli uomini-soldati il loro dovere di guerra per rimetterlo tra le mani di macchine
ed ingegni automatici che non fanno affatto distinzione tra militari e civili.
Non viviamo più nei periodi in cui ci si batte sui campi dell’onore
e ai piedi delle fortezze. Le battaglie attuali si estendono fino nelle città
e nei villaggi; giacché, dicono i nuovi teorici, le principali forze
del nemico non si trovano nel corpo delle sue truppe, ma nelle sue città,
nelle sue fabbriche, nel suo commercio, nella sua economia, ecc…Dunque,
se una guerra si scatenasse, sarebbero questi luoghi i primi ad essere bombardati
dall’aviazione nemica, con bombe a carica esplosiva, tossiche o batteriologiche.
Queste due guerre che gettarono il mondo nell’abisso del male, che provocarono
tanto dolore e scompiglio, non esercitarono alcun’influenza sulla morale
dei popoli occidentali: morale che, inebriata dalle ricchezze materiali e dalle
bevande alcoliche non subisce alcun cambiamento e non può trarre una
lezione da queste due dolorose prove passate.
Oggi, una nuova guerra scoppia ogni giorno, da qualche parte del mondo, e vi
è luogo di temere che le ostilità regionali si trasformino subitaneamente
in una grande guerra mondiale, distruttrice da un capo all’altro delle
basi della civilizzazione umana. I popoli civilizzati si servono attualmente
di gran parte delle loro forze per uccidersi l’un l’altro e le ricchezze
morali e materiali che devono normalmente pervenire ai bisogni della società,
all’agiatezza generale, vengono utilizzate a costruire altrettanti armamenti
pericolosi e mezzi di distruzione che inghiottono enormi cifre del budget del
paese.
Il filosofo inglese, Bertrand Russel afferma:
“Questi Stati che rivaleggiano l’uno contro l’altro lanciando
missili spaziali e inviando satelliti artificiali intorno alla luna, non otterranno
nient’altro che la distruzione del mondo intero.
Se nel passato, guerre, saccheggi e carneficine erano parte integrante della
vita nelle società umane, oggi ostacolano la prosperità dell’uomo
e provocheranno in poco tempo il suo malessere e la sua totale decadenza. Questo
spirito competitivo che domina attualmente le imprese industriali o commerciali
è, in sé, un fattore suscettibile di fare scomparire intere società”.
Secondo la rivista “Ricerche Economiche”, nella prima metà
del XX secolo, quattromila miliardi di dollari sono stati consacrati da differenti
paesi del mondo alla guerra ed alla produzione d’armi. Con questa somma
di denaro si sarebbe potuto nutrire l’intera popolazione del globo durante
questa stessa metà del secolo, e far costruire confortevoli abitazioni
per 500 milioni di famiglie, ossia i due terzi della popolazione mondiale.
Ora, noi viviamo in un mondo in cui i due terzi della popolazione soffrono di
fame e di stenti, e sono ancora analfabeti. È in un tale mondo che vengono
destinati, ogni anno, 120 miliardi di dollari alle spese militari. Altrimenti
detto, ogni giorno che passa, 350 milioni di dollari circa, frutto del lavoro
umano, sono consacrati alla fabbricazione dei mezzi di distruzione di massa.
A dire dei grandi economisti di fama mondiale, questa somma equivale ai due
terzi del totale dei redditi nazionali dei paesi in via di sviluppo. Equivale
al valore globale di tutte le merci esportate dai differenti paesi del mondo,
ed infine è uguale alla metà del totale di tutti i capitali costituiti
ogni anno nel mondo.
Secondo i dati raccolti dalla federazione mondiale degli operai, il 70% del
personale delle organizzazioni scientifiche del mondo lavorano, in una maniera
o nell’altra, per conto delle industrie belliche.
Ai giorni nostri, le armi di distruzione di massa sono talmente spaventose che
la vittoria non avrebbe più senso, se scoppiasse una terza guerra mondiale,
poiché, in questo conflitto, non vi sarebbero più né vincitori
né vinti, e in poco tempo l’umanità finirebbe per scomparire.
Lo studioso russo A. Sorokin, afferma:
“Il nostro problema fondamentale, in questo periodo, non è di sapere
se il capitalismo prevalga contro il comunismo o se il nazionalismo s’imponga
sull’internazionalismo. Consiste piuttosto nel ricercare una cultura che
possa rimpiazzare la cultura materiale attuale, e come ho spesso detto, la nostra
epoca è una sorta di purgatorio tra due civilizzazioni, una tappa di
transizione, inevitabile. Durante le due guerre mondiali le parti in conflitto
pretendevano ognuna che la pace non potesse essere ristabilita che sopprimendo
la parte avversa. Per esempio, al tempo della prima guerra mondiale si credeva
che se l’imperatore Guglielmo II, fosse stato detronizzato, o l’Inghilterra
annientata, la guerra non avrebbe tardato a finire. Non si poteva sospettare
lo scoppio di una seconda guerra. La gente pensava che se Hitler si fosse dimesso,
se Churchill fosse deceduto per una crisi cardiaca, se Mussolini non fosse nato,
se Hirohito fosse morto, e infine se al posto di Stalin, Trotsky si fosse impadronito
del potere in Unione Sovietica, non vi sarebbe stata ragione di preoccuparsi!
Nessuno di questi esiste oggi, nonostante ciò la crisi permane febbricitante
e l’umanità è più inquieta che mai. In realtà,
non sono Guglielmo II, Hitler, Mussolini, Churchill o Stalin che hanno promosso
la crisi del XX secolo, poiché erano stati loro stessi generati dalla
crisi. Altri li avrebbero rimpiazzati se non fossero esistiti e forse sarebbero
anche stati più crudeli. Questi tipi d’individui sono come le pustole
di un corpo il cui sangue è stato alterato. Si può pressarle con
le dita e sradicarle dal loro posto. Ma altre verranno sicuramente a rimpiazzarle,
a meno che non ci si occupi di un trattamento del sangue malato”.2
Si, è in un mondo in cui si fondano società per proteggere gli
animali, e dove ci si serve del cuore dei morti o del cuore artificiale per
salvare qualche sfortunato dalla sofferenza, che giorno e notte, bombe incendiarie
vengono lanciate su gente senza difesa e dove si procede a massacri in massa
con armi sofisticate.
Organizzazioni come l’ONU e la Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo,
vengono apparentemente create contro l’oppressione e in favore della giustizia
mentre migliaia di sfortunati muoiono a causa della carestia o nelle guerre
che fanno scoppiare le politiche contraddittorie.
Tutte queste presunte associazioni di difesa dei diritti dell’uomo, e
di cui molti membri si definiscono contrari alla guerra, non sono esse stesse
responsabili dello scatenamento delle ostilità?
Coloro che vogliono risolvere le questioni con la diplomazia, che non cessano
di lodare la pace universale, non esercitano essi stessi in questa stessa qualità
di diplomatici, non eque e immani pressioni sui loro prossimi?
Quanto alle autorità della Chiesa, fanno propaganda in nome della religione
servendosi di slogans che piacciono a tutti, come il pacifismo e il rifiuto
della guerra e dello spargimento di sangue. Questo mezzo che utilizzano non
può essere giusto, visto che la pace non ha in sé alcun senso.
Se si vuole lottare contro la guerra e il massacro in maniera efficace, è
alle cause che bisogna rifarsi. Occorre, infatti, lottare contro i fattori che
sono all’origine di questi fenomeni.
I vecchi dell’Europa non hanno certamente dimenticato l’infame intesa
tra Roma e i criminali nazisti e fascisti.
1Il mondo nel XX secolo
2Dio dei due Kaaba p. 150-151