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Le contraddizioni del mondo moderno

La rivoluzione industriale e il continuo sviluppo del capitalismo hanno lasciato un’indelebile impronta sulla vita delle persone. Il progresso dell’industria e della tecnologia ha trasformato il grande capitale in Trust e Cartelli. Ciò ha fatto sì che un’oligarchia beneficiasse di una vita di lussi veramente leggendari, in modo tale che anche i loro cani e i loro gatti godessero di un grande benessere, mentre altri si sono trovati così sprovveduti da non poter rispondere, con il loro miserabile salario, ai bisogni più urgenti della vita.
Queste condizioni di oppressione e d’ingiustizia generate dall’organizzazione sociale del mondo moderno, sono veramente troppo penose per le coscienze più sensibili degli intellettuali contemporanei. La maggior parte dei mali di cui soffriva l’uomo una volta, lo opprimono oggi in maniera proporzionalmente più estesa.
Nel mondo contemporaneo, l’eccesso imperversa su tutti i piani, il contrasto fra i tenori di vita si manifesta in maniera disgustosa. Lo sforzo spiegato dai vari paesi avanzati per far progredire la loro economia non si realizza affatto in misura universale e nell’interesse di tutti gli uomini. Essi non si preoccupano che della loro prosperità, spesso anche a prezzo della miseria di altri paesi e di altri popoli: di qui lo scarto sempre più insormontabile fra i diversi paesi e le differenti classi sociali. Le statistiche ci mostrano che la carestia e la miseria devastano oggi numerosi paesi.
“Su due miliardi e mezzo di individui, nei paesi sottosviluppati, cinquecento milioni sono sottoalimentati, e un miliardo e mezzo non mangiano a sazietà. Così, ogni anno, milioni e milioni di persone muoiono di fame. Solo in Brasile, 250mila bambini muoiono ogni anno vittime della sottoalimentazione. In India, questa mortalità infantile cresce proporzionalmente alla popolazione. Gli avanzi di un pasto consumato da una famiglia media statunitense, rappresentano il nutrimento di quattro giorni di una famiglia indiana”1
In queste condizioni, vanitosi privi di buon senso sprecano spietatamente milioni di tonnellate di derrate alimentari, sufficienti a salvare dalla morte milioni di ventri affamati. Qual è il loro obiettivo? Avere in mano il controllo dei prezzi e creare artificiose carenze di beni.
Se si ponesse un freno a questo sperpero e a queste azioni disumane, nessuno nel mondo soffrirebbe più la fame. Le statistiche seguenti sono una prova di questa deplorevole situazione: “Nel 1960, centoventicinque milioni di tonnellate di pane sono marcite nei depositi statunitensi, allorché questa quantità di pane sarebbe stata sufficiente a nutrire per un anno intero cinquecento milioni di indiani. Gli Stati Uniti distruggono ogni anno incalcolabili quantità di derrate alimentari, con l’unico scopo di salvaguardare le loro risorse e per mantenere il proprio potere concorrenziale.
“Al fine di perpetuare la penuria artificiale in cui versa il mondo sottosviluppato, le imprese capitalistiche occidentali hanno raddoppiato la loro pressione in questi ultimi anni. Stipando le derrate alimentari e lasciandole marcire nei propri magazzini, gli USA favoriscono non solo le carestie, ma costringono altresì gli altri paesi ad acquistare e a vendere i loro prodotti alimentari a prezzi colossali, infliggendo così danni irreparabili all’economia di questi paesi. Queste ricchezze depredate da un esiguo numero di spiriti egoisti, costituiscono in effetti un’efficace arma nelle loro mani, la quale serve a sterminare milioni d’innocenti”2
Il celebre filosofo Bernard Russel scrive: “Negli ultimi quattordici anni, gli USA hanno corrisposto quattro miliardi di dollari ai propri agricoltori, allo scopo di acquistare le eccedenze di grano. Milioni di tonnellate di grano, di orzo, di mais, di burro, ecc. marciscono nei magazzini governativi affinché i prezzi restino elevati sul mercato mondiale; pezzi di burro e di formaggio sono resi immangiabili con l’aiuto di sostanze coloranti, al fine di impedire la caduta dei prezzi dei prodotti caseari”
Se si protraesse ancora, questa situazione avrebbe spaventose ripercussioni, a meno che gli abitanti di questa parte del mondo non cambino veramente il loro modo di vita.
Il principale motivo che ispira queste prassi offensive e diaboliche, non è altro che la decadenza morale spinta all’estremo, mentre è l’attuale civilizzazione industriale priva di moralità e di fede che ha generato una situazione così riprovevole.
Il celebre filosofo e sociologo A. Sorokin afferma: “A dispetto dei considerevoli progressi ottenuti nel campo dell’industria e della tecnologia, noi ci sentiamo tuttavia più poveri che mai sul piano morale. Le società industriali non possono granché pretendere di essere superiori alle società povere e arretrate. Questa civilizzazione materiale dei nostri tempi è piena di contraddizioni nei suoi atti come nelle sue parole, nelle sue opinioni, nelle sue riflessioni e nei suoi sentimenti.
“Nei suoi innumerevoli documenti e dichiarazioni, la civilizzazione materiale ha fermamente rivendicato l’uguaglianza di diritti per tutti gli uomini, senza eccezioni. Ma, in pratica, essa autorizza ogni sorta di segregazioni e di ingiustizie di ordine morale, religioso, economico, politico, sociale e familiare ecc., applicandole con cieco fanatismo.
“Essa si dichiara fautrice della democrazia. Il governo del popolo, dal popolo e per il popolo, è la sua parola d’ordine politica. Ma, nei fatti, si tratta di un potere oligarchico, un regime di alcuni despoti vanitosi che dominano tutto.
“Questa civilizzazione moderna che auspica il benessere e la prosperità per tutti, fa nascere nell’uomo sentimenti di fallimento, di frustrazione, di ansietà e di malessere. Nei suoi insegnamenti respinge l’egoismo e la vanità a vantaggio dell’amore del prossimo, della collettività ecc., mentre nella pratica, lo si vede soprattutto ai nostri giorni, si nutre di egocentrismo, indifferente alla sorte degli altri, esaltando la crudeltà, lo sfruttamento dei lavoratori e il mercantilismo”3
Benché costituiscano solo il 25% della popolazione del pianeta, i paesi sviluppati dispongono tuttavia dell’85% delle ricchezze del mondo intero, mentre i paesi arretrati (cioè il 75% della popolazione mondiale), non ne possiedono che il 15%, e questo scarto non fa altro che aumentare con il tempo.
D’altra parte, negli stessi paesi ricchi, i grandi capitali sono accumulati nelle mani di un gruppo di individui poco numerosi. Negli USA, una commissione d’inchiesta del senato pubblicò, nel 1946, un resoconto nel quale affermava: “Il 5% delle grandi imprese statunitensi dispongono da sole dell’80% dei capitali collocati nell’industria di questo paese. Più del 60% della totalità degli operai qualificati sono assunti da queste stesse imprese gigantesche che intascano l’84% dei profitti netti registrati da tutte le imprese industriali statunitensi”4
Il direttore dell’agricoltura e delle derrate alimentari dell’organizzazione della Nazioni Unite ha affermato: “Circa i due terzi della popolazione mondiale vive in uno stato di fame permanente, mentre un miliardo e mezzo di individui circa non dispongono di sufficiente nutrimento per salvarsi dalle grinfie di questa calamità”5
Citando le cause della carestia di cui soffrono milioni di uomini sfavoriti nel mondo, De Castro ha detto: “Nel corso di un’intervista con il vecchio presidente degli Stati Uniti, Truman, gli chiesi di assumere decisioni tali che consentissero di mettere a disposizione di un centro internazionale l’eccesso di produzione agricola e alimentare del suo paese al fine di distribuirla fra i popoli sfavoriti. ‘In quanto presidente degli Stati Uniti – mi rispose – io non posso accettare la vostra indicazione, poiché i nostri aiuti sono inseparabili dai nostri interessi politici!”

1Dal giornale iraniano Ferdowsi

2Dal giornale iraniano Roshanfekr n. 719

3Dio dei due Kaaba p. 145-146

4Samuel King, sociologia

5L’uomo affamato, Josuè de Castro, n.8 p. 26