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Il culto della Chiesa

Sebbene con una propaganda intensa ed esercitando la sua autorità morale, la Chiesa interviene largamente nell’educazione dei costumi delle società occidentali, non è meno vero il fatto che i suoi insegnamenti religiosi sono rimasti incapaci di purificare i costumi, di riparare la debolezza spirituale, e di porre un freno ai capricci di questa umanità scatenata. Può forse una religione che accorda ai suoi adepti troppa libertà nell’adempimento di atti immorali, salvarli dalle grinfie dell’immoralità? E’ forse in grado di estirpare la corruzione radicata negli spiriti?
Purtroppo il culto di Dio, la purificazione dell’anima e tutte le pratiche di quest’ordine, che si compiono semplicemente nell’intenzione disinteressata di avvicinarsi al Creatore, si sono tutte allontanate dal loro reale obiettivo e si sono mescolate a differenti impurità.
Nel Cristianesimo, in cui la superstizione ha ormai occupato un posto importante, la nozione del culto di Dio ha perso il suo vero senso.
E’ sconvolgente vedere che nelle chiese, si organizzano dancing per incoraggiare i giovani ad andarci! Non è forse una sorta di trappola che tende loro la Chiesa, questo luogo di culto che deve normalmente essere il terreno in cui si sviluppano il pudore e le buone qualità umane. Le autorità religiose che hanno il dovere di ostacolare l’estensione della corruzione morale, sono state loro stesse influenzate da un ambiente in cui domina la perversione.
Considerando questo spiacevole stato, possiamo facilmente comprendere che il Cristianesimo, non è più capace di riformare il mondo occidentale. E’ certo che un tale sistema non potrà mai purificare la religione dell’umanità e apportare salvezza.
Quanto detto sotto costituisce una prova:
“La Chiesa cerca di guidare le pecorelle smarrite con la musica e la danza! Il padre Francis Mews, di trentacinque anni, a Montreal, è lui stesso un virtuoso della musica. E’ un compositore di grande talento che ha già composto circa millecinquecento brani. Questo prete si occupa simultaneamente di attività religiose e artistiche”1
Ora, non è forse beffare la religione di Dio conseguire azioni di questo genere in un luogo di culto? Il culto di Dio è uno dei migliori ordini educativi che ci sono pervenuti attraverso i suoi grandi messaggeri. Senza appoggiarsi a Dio, nessuno saprebbe preservarsi dai vizi di questo mondo materiale, e dalle impurità che procedono da un attaccamento fuori misura e irragionevole al materialismo. Conoscere Dio è come mettere i piedi su di una terra ferma dove non si traballa; senza questa conoscenza non si può fare nulla di realmente buono e utile nella vita.
Il culto di Dio libera l’uomo da tutte le sue passioni carnali, lo conduce alla salvezza eterna e gli facilita il mezzo per pervenirvi.
Vedete come questa preziosa verità è divenuta come un gioco tra le mani di un gruppo di uomini capricciosi, schiavi delle loro passioni!
Perforare i veli dell’indifferenza e preparare una rivoluzione spirituale nell’anima umana, è l’obiettivo del culto e delle pratiche islamiche. Per comparare le obbligazioni religiose musulmane e cristiane, citiamo il giusto parere di un dotto cristiano, Stahwood Cobb:
“…ebbi ugualmente occasione di essere testimone nella moschea Aya Soufia, di riti che si realizzano durante la preghiera. I principali movimenti sono la “rak’ah” (genuflessione) e la “sajdah” (prosternazione), parecchie volte ripetuti dai fedeli che pronunciano nello stesso tempo parole sacre indirizzate a Dio.
La compostezza e l’umiltà di cui i fedeli rendevano prova durante la loro preghiera erano così nobili che ne fui profondamente commosso. Mai, in verità, avevo visto in alcuna chiesa altrettanta lealtà nel culto di Dio, né altrettanta profondità nella rassegnazione, e fedeltà nell’adorazione di Dio.
Più tardi, accompagnato da altri visitatori stranieri, ebbi la gioia di assistere alle cerimonie della notte di Qadr, e contemplai questa veglia dall’alto del mio balcone. La notte di Qadr è quella in cui si dice che il Corano sia stato rivelato al Profeta dell’Islam. Aya Soufia era piena di fedeli il cui numero raggiungeva le cinquemila persone, le quali effettuavano i loro movimenti di rak’ah e sajdah con un ritmo ammirevolmente regolare. Il dolce fruscio delle loro vesti quando si piegavano, delle loro mani che toccavano terra e quello del loro grido Allahu Akbar (Dio è il più grande) quando si alzavano, tutto ciò somigliava ad un volo d’uccello. Questo fu per me uno spettacolo incomparabile, pieno di maestosità, toccante.
Non solamente queste pratiche si facevano con una profonda umiltà verso Dio, ma mostravano ugualmente il colmo della generosità, della democrazia e dell’uguaglianza, di cui godono i fedeli musulmani.
Fui testimone di un facchino che si teneva al fianco di un ‘pascià’ fastosamente vestito, e si prosternava come lui. Vidi dei colossi neri, poveramente vestiti e sporchi che pregavano a fianco di turchi eleganti. Dalla sua nascita, l’Islam è stato la religione della fraternità, e questa qualità non l’ha mai abbandonata fino ad oggi”2
Il più grande errore che il mondo occidentale ha commesso in materia di religione, è che l’ha considerata come un fatto personale e relativo alla coscienza dell’uomo, non avente alcun rapporto con la sua vita collettiva. E’ questa concezione erronea che ha deteriorato la morale agli occidentali. E’ evidente che in un ambiente in cui sopraggiungono tali crisi ideologiche, le deviazioni sociali sono inevitabili, la realtà si fa vittima delle inclinazioni carnali e la corruzione invade così il mondo.
Inoltre, una tale mentalità è fonte di conflitti fra i differenti valori spirituali dell’animo umano. Vale a dire che l’uomo, da quanto gli detta la coscienza religiosa e spirituale, rigetterà tale o tal altra cosa, ma in pratica, non potrà impedire di farlo.
Ogni pensiero e azione assume un andamento particolare nel quadro dell’ideologia. La vita non è nient’altro che l’ideologia. Separare la religione dal mondo esterno, fare distinzione tra il pensiero e le prescrizioni religiose, sarebbe un grave e imperdonabile errore.
Nel suo libro intitolato La Querelle tra la Religione e la Scienza, lo scrittore Der Pear ha definito quest’errore come segue:
“Quando ufficializzò il Cristianesimo nell’impero romano, Costantino non esitò ad introdurvi un numero di riti idolatri al fine di condurre i pagani a convertirsi alla nuova fede.
Bisogna ricordare che nell’Europa cristiana, si è sempre creduto, dal Medio Evo, fino ai tempi moderni in cui l’esistenza di Dio viene rigettata, che la religione era un semplice rapporto tra l’individuo e il suo Dio, e che non ricopriva alcun ruolo nella vita. Altrimenti detto, si è sempre pensato che la credenza dell’individuo non avesse alcun rapporto con la sua vita nella società.

1Dal giornale iraniano Ettelaat Hafteghi n.1089

2Dal libro: Dio dei due Kaaba p. 227