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La civilizzazione occidentale

Il mondo in cui siamo cresciuti e in cui continuiamo a vivere ha, nel corso del suo processo evolutivo, condotto l’uomo ad una fase di progresso veramente straordinaria. L’uomo di oggi vive un periodo di grande rivoluzione intellettuale. Ogni giorno prova a soddisfare sempre meglio i propri bisogni. Con il progresso della produzione e della scienza l’uomo che, per colpa della sua impotenza, conduceva un tempo un’esistenza troppo faticosa, raggiunge ora una migliore condizione di vita. Grazie alla scienza, gran parte delle fatiche condotte un tempo dall’uomo, è oggi posata sul dorso della macchina. È così che l’uomo, sentendosi alleggerito, assapora una vita più semplice, e, disponendo di strumenti scientifici, è più attivo, e gode d’una maggior disponibilità per studiare i segreti dell’universo. Senza dubbio le attività umane hanno assunto un’andatura vertiginosa. Il tempo, una volta poco importante, essendo la giornata considerata come unità, si misura ora in minuti e secondi. Grandi opere sono oggi realizzate in tempi assai brevi. Attualmente, enormi piroscafi, capaci di solcare gli oceani, rimpiazzano gli antichi velieri, e le auto moderne, le ferrovie e gli aerei di linea, sostituiscono le bestie da soma per trasportare i viaggiatori e le merci. In poco tempo, si percorre un’assai lunga distanza. Lo spirito dell’uomo non si limita più allo studio della Terra, passa oltre, e cerca di conquistare altri pianeti. Infine, il cielo e il fondo dei mari, ormai, sono per lui un campo di gara. Vi era un tempo in cui l’uomo non aveva che ben poche conoscenze di questo mondo senza confini. Oggi, con l’aiuto della scienza e grazie alle sue ricerche assidue nei laboratori, ha saputo scoprire i misteri dell’universo, brulicante d’esseri microscopici. Per studiare i fenomeni naturali, i laboratori vengono dotati di ogni sorta di strumento: i microscopi elettronici permettono di vedere i batteri. Così, le conquiste del mondo occidentale hanno una grande importanza. Nessuno può negare tante agevolazioni nella vita, tanti mezzi di produzione e l’aumento di ricchezze realizzate dalla civilizzazione contemporanea. Il progresso è particolarmente spettacolare e degno di grande considerazione, sul piano medico-igienico. La medicina, durante il suo periodo oscuro, lasciava un buon numero di malati inguaribili. Appena i nostri bimbi venivano al mondo erano attaccati da ogni sorta di virus. Alcuni morivano, e altri, che la malattia paralizzava, sopravvivevano a una vita penosa e sterile. Come dimenticare questi tristi ricordi di ieri? La vita dell’uomo non ha cessato di cambiare da quando ha messo piede in questo mondo. Pertanto, l’evoluzione dovuta al progresso della scienza e della tecnologia è stata così rapida ai nostri tempi e così prodigiosa che s’è potuto considerare la nostra epoca come quella della vittoria della scienza. Aggiungiamo anche che, malgrado questo progresso sconvolgente, malgrado gli sforzi che hanno adoperato i sapienti naturalisti per scoprire i segreti del mondo dell’esistenza, l’abbecedario di questo universo misterioso resta sempre difficile da leggere. Bisogna riconoscere, e non senza grande dispiacere, che la civilizzazione occidentale, così ammirevole nella sua esteriorità, soffre di insufficienze e di punti deboli, a fianco dei suoi lati positivi; sebbene ognuno di noi debba vantare i meriti della scienza e della civilizzazione moderna che hanno assicurato il benessere umano, non possiamo perdere di vista, né l’annichilimento dei valori da cui dipende la felicità dell’uomo né la decadenza morale uscita da questo modernismo. Il progresso occidentale è al suo parossismo, è vero. Lo spirito d’iniziativa dell’uomo ha conquistato vari domini e non senza gran velocità. Ma la moralità fa l’oggetto del disprezzo, i buoni valori spirituali non vengono tenuti in considerazione, e non cessano di abbassarsi man mano che la scienza progredisce. Il fuoco della discordia si attizza sempre più tra gli uomini. L’occidente ha divorziato con i valori spirituali. La macchina l’ha incatenato. Non vi è alcun dubbio che gli schiavi della macchina non accederanno alla vera felicità. La maniera di vivere che la scienza impone all’uomo gli assicura l’agiatezza, ma non gli apporta felicità. La felicità deve essere cercata altrove. La scienza non si riconnette nell’utile e nell’inutile né nel bello e nel brutto, è semplicemente capace di distinguere il falso dal vero. Secondo Bertrand Russel, l’ordine della vita umana che aveva riposato sulla scienza, deve essere rovesciato. La civilizzazione ha offerto numerosi vantaggi all’umanità, ma una noncuranza sfrenata li ha seguiti, e non ha tardato a causare milioni di crimini dolorosi. Il fuoco dei capricci ha spietatamente bruciato tutte le anime, e ha loro levato la pace e la sicurezza. Lontano dall’essere una luce per illuminare la vita spirituale dell’uomo, la scienza non ha fatto che offuscarla. Le macchine moderne, l’aereo, i grandi complessi industriali, gli strumenti della chirurgia, i mezzi agiati della vita, ecc., sono ben intesi come vantaggi apprezzabili della civilizzazione moderna, ma le bombe distruttrici, i gas asfissianti, i raggi mortali, i missili e i jets, ai quali si aggiungono ogni sorta di crimine e di corruzione mortale, ne sono anche gli svantaggi. Nel mondo civilizzato, la ragione serve gli interessi, non persegue che le idee che hanno qualche rapporto con la materialità. Le virtù sono dunque totalmente scomparse, i sublimi valori morali sono repressi, anzi morti, e questa ferita si avvera incurabile. Sebbene il nostro luogo abituale di vita sia lontano dal campo dove si realizzano le attività d’ordine scientifico, la civilizzazione moderna vi si è ugualmente introdotta, esercitando una grande influenza sui nostri costumi sociali e sulla nostra educazione. Oggi le frontiere non sono più chiuse alle idee che vengono dall’esterno. I costumi, le usanze, le abitudini penetrano, da un paese all’altro, come la scienza e le grandi opinioni, e, sfortunatamente, la depravazione e l’abbassamento della moralità si comunicano così rapidamente. Di conseguenza, senza che il nostro progresso industriale e scientifico sia simile a quello realizzato dai popoli occidentali, noi prendiamo esempio dei loro costumi, della loro incoscienza e delle loro inclinazioni carnali. Per una società, lo scacco più manifesto, è perdere la facoltà di distinguere il bene dal male. Ahimè, gli alienati non vedono nella civilizzazione moderna, che le sue apparenze ingannevoli; essi non vedono il male, né la crisi morale di cui molto soffrono i nostri contemporanei, e come il mondo civilizzato che scopre solo gli aspetti esteriori del suo progresso, queste persone perdono la logica, dal momento in cui entrano a contatto con ambienti occidentali e non si vergognano dell’immortalità che vi regna. Peggio ancora, davanti all’apparente magnificenza della civilizzazione occidentale, rimangono così abbagliati che la minima differenza tra i loro abituali costumi e le usanze occidentali, ai loro occhi è come una disfatta umiliante. Al posto di cercare di sapere come gli occidentali hanno assicurato i loro progressi, rientrano nel proprio paese, contratti da mille corruzioni morali. Quest’alienazione di se stessi, vizio manifesto che mette in evidenza la mancanza di personalità e d’indipendenza di pensiero, provando quel poco di conoscenza che si ha della ricchezza e della bellezza della propria cultura religiosa e nazionale, non tarda a deviarli dalle loro credenze religiose. Non giungendo ad elaborare un’analisi giusta e imparziale delle cose, essi pervengono fino a negare la verità. I popoli europei sono riusciti a fondare questa civilizzazione così abbagliante senza rinunciare alle loro usanze ed ai propri costumi. Alla stessa maniera, il Giappone, conservando ugualmente bene le proprie usanze e le sue peculiarità nazionali, ha potuto aprirsi alla via del progresso, che ha percorso a grandi passi, superando così un numero di paesi tra i più avanzati. In solamente sessant’anni di sforzi che ha intrapreso, questo paese è pervenuto a sottrarsi dalla sfera dell’arretratezza. Non ha mai aderito all’occidentalismo, mai si è permesso di imitare l’occidente ad occhi chiusi. Ben al contrario, ha sempre avuto la cura di conservare tali e quali le sue tradizioni millenarie; e ancora oggi resta fedele, come in altri tempi, alla sua vecchia religione, il buddismo: una religione, d’altronde, la cui mancanza di gravità non viene ignorata da nessuno spirito saggio. Ora, questi falsi intellettuali (i nostri), sprovvisti di una piattaforma ideologica ben precisa, incapaci di analizzare le questioni sociali più evidenti, e di comprendere le prescrizioni divine più semplici, s’inchinano, non senza umiltà, davanti ad ogni critica malvagia fatta contro le verità religiose, e lo fanno con l’intenzione di apparire degli intellettuali. Piombati nel loro sonno dell’incuria, queste persone non potranno riflettere liberamente sui fatti; la verità sfugge loro in mancanza di compiere uno sforzo mentale sufficiente. Occorre sottolineare che lo sviluppo del pensiero umano nei diversi domini della sua vita materiale, e il considerevole progresso compiuto in questi, sono dovuti agli sforzi instancabili degli esperti sapienti che, attraverso i loro studi scientifici nei laboratori, cercano di appropriarsi delle forze della natura. Come possiamo dunque dire che l’uomo non ha seguito che i suoi capricci, poiché egli ha acceduto a delle scienze ed industrie così prodigiosamente sbocciate? Ma gli sviluppi morali e le scienze materiali non si compiono sempre nella medesima direzione, il progresso delle une, può comportare il regresso delle altre. Qualche tempo fa, in un colloquio sulle questioni scientifiche, un professore venuto a Teheran da una celebre università europea disse:
“L’Occidente ha bisogno della spiritualità dell’Oriente che è ben più ricco rispetto al primo. Se gli orientali traggono profitto dalla scienza e dall’industria occidentale, è nella spiritualità orientale che gli occidentali devono ritrovare i buoni valori morali. Le società umane hanno bisogno di seguire dei principi, altri rispetto a quelli nati dal progresso industriale e tecnologico. Se l’ordine socio-politico attuale scarta l’uomo dalla filosofia principale dalla propria esistenza, e se la vita, spossessata della causa comune a tutti gli uomini, viene condotta secondo il solo compito di assicurasi i mezzi di sussistenza, violenza senza pietà dominerà la vita di tutte le masse umane. Sfortunatamente, l’umanità passa oggi il suo periodo d’infanzia e manca di maturità per preparare il cammino della sua salvezza. L’uomo non è all’altezza di approfittare dei tesori nascosti in seno alla natura, persino dei propri capitali essenziali. La società umana segue oggi l’esempio di questi infanti che si lasciano andare alle passioni fertili. La logica e la ragione hanno ceduto il posto ai sentimenti. L’anima umana si è fatta prigioniera della superstizione e, sotto forma del culto delle scienze materiali, del fanatismo cieco, praticato dai popoli civilizzati. Dopo tante esperienze dolorose acquisite nella sua nuova vita di dissolutezza, l’umanità si accorge ora che la sola risoluzione da prendere sia di rimettersi sulla buona strada, sulla la via della salvezza, sia di perdersi totalmente. Il celebre sociologo contemporaneo, Pitiri A. Sorokin afferma: “La civilizzazione occidentale è in preda ad una crisi inusitata; è gravemente malata tanto nel suo corpo che nel suo spirito; possiamo appena trovarvi un organo o un nervo che funziona bene. Pertanto siamo, oggi dopo dieci secoli, teoricamente e praticamente testimoni dell’agonia della splendida civilizzazione materiale. I bagliori tremolanti del sole declinante di questa civilizzazione sono sempre più deboli; quindi, malgrado tutti gli incubi , i fantasmi e gli allarmi inquietanti in questa notte spaventosa di agonia del regno del materialismo, noi presentiamo l’alba di una nuova civilizzazione probabilmente spirituale, l’inizio di un’era feconda, che si prepara a dare il benvenuto agli uomini della generazione futura”.1
La ragione impedisce di adottare ad occhi chiusi i costumi, le usanze, e le differenti forme di vita degli altri. Atteggiandosi a semplici pappagalli, non si è nient’altro che un essere incatenato e insufficiente. L’iniziativa personale è la fonte dell’indipendenza; ma l’imitazione non fa che distruggere quest’indipendenza. Il fatto di togliere un’idea ad altri, e modificarla per rimetterla quindi al mondo della scienza, senza mai agire in imitazione, è ugualmente apprezzabile. La mancanza di un ordine preciso nei nostri pensieri, l’assenza di regole nelle nostre attitudini, lo stato arretrato in cui ci troviamo, tutto ciò è dovuto al fatto che imitiamo gli altri senza riflettere. Ed è un pericolo che si aggrava, al punto che noi ci allontaniamo dalla nostra tradizione per avvicinarci maggiormente ai costumi occidentali. Un grande pensatore mussulmano afferma:
“Noi non dobbiamo discostarci da questa civilizzazione moderna e dal progresso, poiché ne facciamo parte. Per meglio dire, noi altri, mussulmani, abbiamo contribuito largamente nell’ordine morale, intellettuale, artistico, all’edificazione di questa civiltà. Siamo noi che abbiamo offerto alla società umana, il nostro patrimonio, le basi di quest’edificio sono state gettate dai nostri sapienti.
Ma ahimè noi consideriamo poco i nostri vecchi valori e il nostro diritto di superiorità spirituale. Non vedremo il ruolo essenziale del nostro raggiante passato se non quando avremo sbarazzato il nostro spirito da questa schiavitù radicata, e saremo rientrati in possesso di un’opinione pura, degna degli uomini liberi. Il male di cui noi soffriamo così amaramente viene dalla nostra abitudine umiliante di sollecitare: le braccia incrociate, ci teniamo schiavi davanti all’occidente.
Non sarebbe meglio se ci rivolgessimo ad esso e alle false idee che ci ha inculcato, obbligandolo a seguirci?
Distinguiamo dunque il vero senso della civilizzazione. Una buona interpretazione data dal fatto che dobbiamo rifiutarci di lasciar smarrire le nostre azioni privilegiate e il nostro apporto alla scienza, nostra gloria del passato; al contrario dobbiamo impegnarci a salvaguardare le nostre tradizioni e la nostra ancestrale visione del mondo, adattato alle esperienze della vita moderna.
Inoltre prendiamo in prestito dalle altre società e senza riflettere, le apparenze ingannatrici della civilizzazione che sono evidentemente conformi solamente alla loro maniera di vita. La civilizzazione si accorda perfettamente bene con l’ideale umano, nella sua prima interpretazione; ma nella seconda, che è quella malvagia, essa non è buona che per le scimmie imitatrici”.2
Sebbene il materialismo brutale imperversi tra i popoli civilizzati, e l’europeo cerchi solo di condurre una esistenza di carne, non è meno vero che alcuni rimangono fedeli alle loro credenze religiose in queste società. Questa gente, ha un attaccamento tutto particolare al cristianesimo, questa religione falsificata, intricata d’ogni sorta di superstizione, che non è più in grado di soddisfare i loro bisogni morali e spirituali. È pertanto curioso che una religione possa governare il mondo civilizzato. Le domeniche sono dei giorni di festa. Si sentono le chiese suonare le campane. Gente d’ogni classe sociale si riunisce in esse per ascoltare, compostamente, le parole del prete. La televisione emette programmi d’argomento religioso. I credenti sono in genere preoccupati di portare in chiesa i loro neonati per farli battezzare dal prete che recita loro all’orecchio delle preghiere liturgiche: i dignitari ecclesiastici vengono rispettati da tutto il popolo; viene dato loro l’epiteto di “padri spirituali” della società. Per assicurare le grosse spese delle organizzazioni religiose, il governo preferisce percepire delle imposte. Bene o male i cittadini devono pagare queste imposte, che vanno messe a disposizione della Chiesa; ed è così che l’apparecchio ecclesiastico del Cristo viene finanziato in buona e dovuta forma. I giornali e la stampa in generale sono sotto il controllo di un comitato chiamato “Comitato della Stampa”, e il cui ruolo principale è assunto dalla Chiesa. Senza citare il fatto che il clero sorveglia anche l’elaborazione dei programmi d’insegnamento destinati all’uso delle scuole primarie e dei licei. Fino al loro nono anno di studi, gli allievi delle scuole devono recarsi in chiesa tutte le domeniche, per assistere ad un corso di insegnamento religioso preparato esclusivamente per loro. Una cosa curiosa da notare, è che i bambini, innocenti come sono, devono presentarsi in un confessionale, davanti al prete confessore, a cui devono fare la confessione dei loro peccati, senza averne un’idea precisa. Le opere cinematografiche vengono controllate anzitutto da un comitato composto da membri del clero, da medici, sociologi, economisti e psicologi, che li esaminano in tutti i loro lati religiosi, psicologici, socio-economici eccetera; così esse non avranno il diritto di passare allo schermo, se respinte.
Ho dovuto farmi curare una volta in un ospedale diretto sotto l’egida del clero cattolico.3
Ho ricevuto delle cure mediche particolari essendo un religioso mussulmano. In ogni camera in cui venivano messi a letto i malati, vi era una statua di Gesù e quadri raffiguranti la Vergine Maria, che il saluto di Dio sia su di loro. Tutte le sere, all’ora di chiusura dei lavori all’ospedale, si pregava per la salute dei malati! A volte, vedevo anche che si accendevano nelle sale dell’ospedale dei ceri, davanti alla statua di Gesù. Attenzione prego! Accendere un cero di fianco una statua, in pieno giorno, e in uno stabile in cui si fanno lavori d’ordine scientifico. Vogliate comparare quest’ambiente con il nostro. I nostri giovani intellettuali disdegnano colui che fa la stessa cosa, la notte, nel mausoleo di un discendente dei nostri Imam, e l’accusano di reazione e d’oscurantismo. Non dimentico il giorno in cui una trasfusione sanguigna mi è stata prescritta sempre nello stesso ospedale: mi hanno domandato prima se l’Islam mi permettesse di ricevere il sangue di un non mussulmano, per agire secondo le mie credenze. In una società civilizzata, la libertà ha dei limiti; tutti conoscono le sue possibilità, senza abusarne.

1Dio dei due Kaaba p. 19

2L’Islam e gli altri p. 42

3È questione dello scrittore stesso