وَلَنَبْلُوَنَّكُمْ بِشَيْءٍ مِّنَ الْخَوفْ وَالْجُوعِ وَنَقْصٍ مِّنَ الأَمَوَالِ وَالأنفُسِ وَالثَّمَرَاتِ وَبَشِّرِ الصَّابِرِينَ ﴿155﴾ الَّذِينَ إِذَا أَصَابَتْهُم مُّصِيبَةٌ قَالُواْ إِنَّا لِلّهِ وَإِنَّـا إِلَيْهِ رَاجِعونَ ﴿156﴾ أُولَـئِكَ عَلَيْهِمْ صَلَوَاتٌ مِّن رَّبِّهِمْ وَرَحْمَةٌ وَأُولَـئِكَ هُمُ الْمُهْتَدُونَ ﴿157﴾
155. Noi vi metteremo sicuramente alla prova con paura, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti. Ebbene, dai lieta novella ai pazienti,
156. i quali, quando li coglie una disgrazia, dicono: “Inną lilląh wa inną ilaihi rągi“un [in veritą, noi apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo]”
157. Essi avranno benedizioni dal proprio Signore e misericordia, essi sono quelli che seguono la retta via.
Il santo imam Alķ, il nobile Principe dei Credenti, ha detto sublimi e profonde parole a proposito di una delle costanti leggi divine: “Anche se Egli (che puro e immune da ogni colpa e difetto) conosce i Suoi servi meglio di quanto essi non conoscano se stessi, tuttavia, li prova per palesare gli atti che meritano d’essere premiati e quelli che meritano d’essere castigati”[1]
Il Signore Eccelso prova tutti gli esseri umani, ma non allo stesso modo. Egli usa ogni cosa, in questo vasto mondo, per provare gli uomini. Egli mette alla prova tutti, persino i profeti e gli imam. Ogni gioia č una prova, ogni tormento, ogni sofferenza serve a mettere alla prova l’uomo. Allah non č come noi, non prova per conoscere, ma solo per far crescere le Sue creature, per metterle nelle condizioni di sfruttare le loro potenzialitą. Alcuni dei mezzi che usa Allah per metterci alla prova sono il coraggio e la paura, la ricchezza e la povertą, la sazietą e la fame, il guadagno e la perdita, l’abbondanza e la penuria, la pace e la guerra ecc.
Dio provņ i primi mussulmani, quelli delle guerre di Badr e Uhud, e proverą anche gli ultimi, quelli dell’epoca del Mahdi.
Il versetto ricorda poi cinque delle piś dure avversitą con le quali il Signore Eccelso mette alla prova gli esseri umani: “…paura, fame e diminuzione dei beni, delle persone e dei raccolti…”
Alla fine del versetto Allah l’Altissimo esorta i Suoi servi dicendo: “Ebbene, dai lieta novella ai pazienti”
Gli esegeti affermano che questa lieta novella č il perdono divino e l’eterna beatitudine, il Paradiso, e ciņ č confermato da una tradizione del santo imam Sadiq (A)[2]
Altri hadith del nobile imam Sadiq (A), interpretano la “lieta novella” con la manifestazione del dodicesimo Imam.[3]
Certo, l’umanitą intera attende l’avvento di un sommo salvatore, che colmi il mondo di pace, giustizia, fede e spiritualitą, e combatta, sconfigga definitivamente il male e la corruzione.
In un hadith il sommo Profeta afferma: “Il Mahdi discende da me, ha un’alta e spaziosa fronte, e sul suo naso esiste una piccola sporgenza. Egli riempirą la terra di giustizia, come riempita si sarą di ingiustizia e oppressione”[4]
Il secondo versetto in esame continua descrivendo i “pazienti”: «…i quali, quando li coglie una disgrazia, dicono: “Inną lilląh wa inną ilaihi rągi“un [in veritą, noi apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo]”»
Ora il sacro Corano intende farci conoscere i pazienti, dandoci un loro inconfondibile segno di riconoscimento, e cioč che essi, nelle avversitą, quando vengono colpiti dalle disgrazie, anche dalle piś difficili da sopportare, non dimenticano mai il proprio Creatore, lo chiamano, lo invocano, cercano solo il Suo aiuto, e sono consapevoli che “apparteniamo ad Allah e a Lui ritorniamo”, e manifestano, a parole, questa loro fondamentale consapevolezza, dicendo: “Inną lilląh wa inną ilaihi rągi“un”
Essi sanno benissimo che ogni prova, ogni difficoltą proveniente dal Signore Eccelso č a loro vantaggio, e che molte volte Egli priva la Sua creatura di una cosa per donare a essa un bene migliore. Essi constatano inoltre che tutto proviene da Lui e tutto a Lui ritorna. Perché dunque non dovrebbero dire “Inną lilląh wa inną ilaihi rągi“un”, nei momenti di difficoltą, e, in generale, in ogni momento della loro vita?
Č la loro divina pazienza, la loro sacra consapevolezza, che li aiuta nei momenti piś difficili, e li rende degni della benedizione e della grazia del Signore Altissimo: “Essi avranno benedizioni dal proprio Signore e misericordia”
Alcuni esegeti affermano che le salawaat, che noi abbiamo tradotto con “benedizioni”, non sono altro che il perdono e l’indulgenza divina; altri invece, dicono che questo termine denota le lodi e gli elogi che il Creatore Sublime dedica ai Suoi servi pazienti.
Il versetto usa poi il plurale (salawaat č il plurale di salaah) per farci capire che i pazienti saranno premiati con immensa grazia. Forse il plurale denota che i pazienti godranno di una costante e ininterrotta grazia divina.
In una tradizione del sommo Profeta leggiamo: “Chiunque venga colpito da una disgrazia, e dica, quando si ricorda di essa “Inną lilląh wa inną ilaihi rągi“un”, Allah gli donerą la stessa ricompensa che gli donņ il giorno in cui fu colpito da essa, anche dopo molto tempo”[5]
In un altro hadith afferma: “Allah premierą di migliore ricompensa la pazienza di queste persone, ed essi avranno un felice destino”
L’ultimo versetto in esame si conclude ricordando: “Essi sono quelli che seguono la retta via”
Certo, chi pazienta, per amor del Signore, di fronte a ogni difficoltą, e Lo ricorda sempre, e cerca solo il Suo aiuto, č vicino a Dio, e dimostra di seguire la veritą, la retta via da Lui indicatagli.