وَقَالُوا اتَّخَذَ اللّهُ وَلَداً سُبْحَانَهُ بَلْ لَهُ مَا فِي السَّمَاواتِ وَالأَرْضِ كُلٌّ لَهُ قَانِتُونَ ﴿116﴾ َبدِيعُ السَّمَاوَاتِ وَالأَرْضِ وَإِذَا قَضَى أَمْراً فإِنَّمَا يَقُولُ لَهُ كُنْ فَيَكُونُ ﴿117﴾
116. E dissero: “Allah s’è preso un figlio”. Lui è sacro, immune da ogni difetto e colpa! Anzi, a Lui appartiene ciò che v’è nei cieli e sulla terra, tutti lo servono umilmente.
117. [Egli è il] creatore dei cieli e della terra e quando decreta una cosa non fa che dirgli: “Sii!” ed essa è.
Giudei, cristiani e politeisti affermano che il Signore Eccelso possiede un figlio, s’è scelto un figlio: «I giudei dicono: “Uzayr è figlio di Allah”, e i cristiani dicono: “Il Messia è figlio di Allah”. Questo è ciò che esce dalle loro bocche, che assomiglia alle parole di quelli che, prima d’ora, diventarono miscredenti. Che Allah li uccida! Come fanno a mentire?»[1]. «Dicono: “Allah S’è preso un figlio”. Puro è Lui da ogni colpa e difetto! Egli non ha alcun bisogno [di niente e nessuno]…»[2]
Il primo versetto in esame attacca gli empi che affermano che Allah ha un figlio: «Dicono: “Allah S’è preso un figlio”. Puro è Lui da ogni colpa e difetto!»
Che bisogno avrebbe Allah di avere, di prenderSi un figlio? Ha forse qualche bisogno? È limitato? Ha bisogno d’aiuto? Ha bisogno di far sopravvivere una razza, una generazione? No, poiché, come dice il versetto, l’intero universo Gli appartiene, è Sua opera: “Anzi, a Lui appartiene ciò che v’è nei cieli e sulla terra, tutti lo servono umilmente. [Egli è il] creatore dei cieli e della terra”
Che bisogno può avere di possedere un figlio un Essere che: «…quando decreta una cosa non fa che dirgli: “Sii!” ed essa è»
Questa nota espressione compare in diversi versetti del sacro Corano (II:47, II:59, VI:73, XVI:40, XIX:35, XXXVI:82 …).
Questa frase parla della volontà genetica del Creatore Sublime, e del Suo incommensurabile potere nel creare le cose.
Questa frase non significa che quando Allah vuole creare una cosa, le dice, a parole: “Sii!”, ed essa viene ad esistere, ma che è sufficiente che Egli voglia l’esistenza di una cosa, che essa viene immediatamente a esistere, sia essa piccola o grande, complicata o semplice, della misura di un atomo o grande quanto l’intero creato, senza alcun bisogno di cause intermediarie.
Per comprendere meglio quanto abbiamo ora detto, consideriamo la parola del nobile Principe dei Credenti a proposito di questa sacra frase: “Non si tratta né di un grido, che disturbi gli orecchi, né di una voce, che possa essere sentita. In verità, il Suo verbo –che puro e immune è da ogni colpa e difetto – è Suo atto, da Lui creato…”[3]
Nel Kaafi del Kolayni e nel Tawhid del Saduq, troviamo una tradizione del settimo Imam simile a questa.[4]
Tale concetto è trattato, con opportune spiegazioni, anche dal Tafsir Al-burhaan (vol. I, pag. 146).