وَاسْتَعِينُوْا بِالصَّبْرِ وَالصَّلاَةِ وَإِنَّهَا لَكَبِيرَةٌ إِلاَّ عَلَى الْخَاشِعِينَ ﴿45﴾ الَّذِينَ يَظُنُّونَ أَنَّهُم مُلاَقُوا رَبِّهِمْ وَاَنَّهُمْ إِلَيْهِ رَاجِعُونَ﴿46﴾
45. Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera; ciò è invero cosa gravosa, ma non per i sottomessi [ad Allah],
46. gli stessi che sono certi del fatto che incontreranno il loro Signore e a Lui ritorneranno.
Affinché l’essere umano riesca a vincere le sue passioni e i suoi desideri animali, riesca a cacciare dal proprio cuore la voglia di soldi e di potere, questo versetto prescrive: “Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera; ciò è invero cosa gravosa, ma non per i sottomessi [ad Allah]”
Per vincere e soggiogare le difficoltà bisogna ricorrere a due fondamentali cose: una interna all’essere umano e l’altra esterna a esso. I due sopraccitati versetti parlano di tali fondamenti, chiamandoli ‘sabr’ [pazienza] e ‘salaah’ [preghiera, orazione]. Con sabr s’intende fare digiuno, resistere, perseverare e portare pazienza dinanzi alle difficoltà. Con salaah s’intende invece instaurare un solido rapporto con il Signore Eccelso, attraverso particolari atti, tramite uno speciale rito, che è appunto la preghiera islamica, la salaah.
Un tafsir, riguardo al termine ‘sabr’, afferma: “Esso è un fenomeno naturale e conosciuto. Ogni persona intelligente e saggia comprende che la ‘riyaadhah’ [tirocinio] fisica, nell’educazione spirituale e fisica dell’individuo, è necessaria nella misura delle sue capacità corporali, in quantità tale da salvarlo dalle selvagge passioni animali, dai desideri e dalle passioni di questo mondo materiale… È perciò necessario innalzare questo fenomeno ai sublimi gradi del dominio del ruh [spirito]. Una religione avente solo una serie di riti, che offre al fedele solo un certo numero di suppliche e preghiere verbali, o atti esteriori, senza mirare al controllo pratico degli istinti animali insiti nell’essere umano, è priva di valore. La realtà della forza spirituale che l’individuo trae dalle proprie forse interne, è un problema assai esteso, che il versetto in esame tratta in forma compendiata”
È poi utile, riguardo al significato assunto dal termine ‘sabr’ in questo nobile versetto, fare attenzione al seguente hadith del santo imam Sadiq: “[In questo versetto] ‘sabr’ significa ‘saum’ [digiuno islamico]”[1]
I grandi esegeti del sacro Corano, nel commentare questo nobile versetto, narrano che il sommo Profeta, ogni volta che incontrava difficoltà che lo intristivano, cercava aiuto nella preghiera e nel digiuno[2], e lo stesso faceva il Principe dei Credenti, Alí[3].
Si narra inoltre che il nobile imam Sadiq (A) disse: “Quando uno di voi è afflitto da un dolore mondano, che faccia un wudhu’ [abluzione rituale], vada in moschea, e preghi e invochi Allah. Non hai forse sentito Allah l’Altissimo dire: ‘Cercate aiuto nella pazienza e nella preghiera’”[4]
Certo, la preghiera è capace di mettere l’essere umano in relazione con l’Onnipotente, è capace di risolvere ogni suo problema, di donargli forza e calma per superare qualsiasi ostacolo.
Nel versetto successivo, il sacro Corano presenta i sottomessi ad Allah nel seguente modo: “Gli stessi che sono certi del fatto che incontreranno il loro Signore e a Lui ritorneranno”
In un hadith del Principe dei Credenti, Alí (A), leggiamo che uno degli attributi dei sottomessi ad Allah, che non sono altro che i veri credenti, è la certezza del liqaa’Allah [incontro d’Allah], che si realizzerà nell’aldilà.[5]
Il termine liqaa’Allah compare diverse volte nel sacro Corano, sempre col significato di “incontro del Signore Eccelso” nel Giorno del Giudizio Universale. È ovvio che per “incontro” non intendiamo quello sensibile, materiale, come l’incontro di due esseri umani: Iddio non ha né corpo né luogo né tempo, e non può essere percepito con nessuno dei cinque sensi. Con “incontro d’Allah” intendiamo, come sostengono alcuni esegeti del santo Corano, il vedere, nel Giorno del Giudizio, gli effetti e i segni dell’onnipotenza e della magnificenza divina, la Sua ricompensa, il Suo castigo, il Paradiso, l’Inferno. Altri commentatori sostengono invece che il liqaa’Allah è una sorta d’incontro spirituale. L’essere umano, a volte, raggiunge infatti elevate stazioni spirituali, nelle quali è come se vedesse, con l’occhio del cuore, il Signore Eccelso, e in quello stato scompare ogni suo dubbio riguardo a Lui.
Alcuni individui riescono, in questa vita, attraverso una tenace opera di purificazione dell’anima, a raggiungere le suddette stazioni spirituali. A tal proposito, il Nahju-l-balaaghah afferma: “Uno dei dotti amici di Alí (A), Di´bil Al-yamaaniyy, chiese a questo nobile imam: ‘Hai forse visto il tuo Dio?’, e l’Imam rispose: ‘Dovrei forse adorare ciò che non vedo?’. Quando poi chiese maggiori spiegazioni, il santo imam Alí disse: ‘Gli occhi non Lo possono vedere, riescono invece a vederLo i cuori attraverso la verità della fede’”[6]
È bene infine sapere che tutti avranno questo incontro spirituale nel Giorno del Giudizio, poiché, in esso, i segni della maestà e della potenza divina saranno cosí palesi che ogni empio cieco potrà vederli e acquistare assoluta certezza.