VERSETTI 6-7

إِنَّ الَّذِينَ كَفَرُوا سَوَآءٌ عَلَيْهِمْ ءَأَنْذَرْتَهُمْ أَمْ لَمْ تُنْذِرْهُمْ لاَ يُؤْمِنُونَ﴿6 خَتَمَ اللّهُ عَلَى قُلُوبِهِمْ وَعَلَى سَمْعِهِمْ وَعَلَى أَبْصَارِهِمْ غِشَاوَةٌ وَلَهُمْ عَذَابٌ عَظِيمٌ ﴿7

6.            [Quanto a] coloro che sono diventati miscredenti, per loro č indifferente che tu li ammonisca o non li ammonisca: non presteranno fede.

7.     Allah ha posto un sigillo sui loro cuori e sulle loro orecchie e sui loro occhi v’č un velo; un grande castigo li attende.

COMMENTO

IL SECONDO GRUPPO: I MISCREDENTI IRRAGIONEVOLI E CAPARBI

Questo gruppo č diametralmente opposto a quello dei timorati di Dio. Il sesto e settimo versetto parlano, per sommi capi, dei loro attributi.

Il primo gruppo, quello dei timorati di Allah, č sempre nelle migliori condizioni per comprendere la veritā, accettarla e conformare il proprio pensiero e la propria condotta a essa. Al contrario, questo secondo gruppo, quello cioč dei miscredenti empi e ostinati, č cosí traviato e lontano dalla retta via del Signore, č cosí irragionevole e caparbio, che quand’anche comprenda chiaramente la veritā non č in ogni caso pronto ad accettarla. Essi rimangono totalmente indifferenti dinanzi al sacro Corano, alla Guida dei timorati di Dio. Le liete novelle, gli ammonimenti, le argomentazioni non hanno alcun effetto su di loro. Insomma, essi non hanno la necessaria preparazione spirituale per accettare la veritā e sottomettersi a essa.

Il settimo versetto spiega le ragioni della caparbietā e del fanatismo di questo secondo gruppo. La loro empietā li ha privati del senno e della ragione, li ha resi insensibili dinanzi al vero: essi non sono in grado di vedere, sentire e accogliere la veritā.

I timorati di Dio coi propri occhi possono vedere i segni di Dio, con le orecchie sentire la veritā e col cuore accogliere il vero. Ma questi empi miscredenti non dispongono di nessuno di questi tre fondamentali mezzi che avvicinano l’uomo al Signore Eccelso. Essi, pur avendo cervello, occhi e orecchie, non sono in grado di comprendere, vedere e sentire: la loro empietā ha velato questi mezzi di conoscenza e non permette loro di comprendere le sublimi realtā del creato.

L’uomo prima di arrivare a questo estremo grado d’empietā, anche se č traviato, puō sicuramente accogliere la salvante guida divina. Quando perō, a causa della sua empietā, perde i mezzi per conoscere e accogliere la veritā, non puō piú salvarsi, non ha via di scampo, verrā sicuramente colpito da un cocente castigo.

Bisogna vigilare su se stessi e pentirsi immediatamente quando si pecca. In una tradizione dell’imam Bāqir (A) leggiamo: “Non esiste servo [di Dio] credente che non abbia una macchia bianca nel cuore. Quando pecca compare in questa macchia un punto nero; se si pente questo punto nero scompare, ma se continua a peccare questo punto nero si espande fino a coprire tutta la macchia bianca. Quando scompare la macchia bianca, il padrone di tale cuore non ritornerā mai piú al bene. Questo intende Allah, sia glorificato e magnificato, quando dice: ‘Niente affatto! Č piuttosto quello che hanno fatto che ha coperto i loro cuori’[1][2]

IL SIGNIFICATO DI KUFR [MISCREDENZA]

Kufr, letteralmente, significa coprire, nascondere, mentre nella legge islamica questo termine indica la negazione di Dio, dei Profeti, della resurrezione e degli elementi imprescindibili della fede. Chi nega anche uno solo di questi fondamentali princípi religiosi, secondo tutti i musulmani, esce dall’Islam e diventa miscredente.

In ogni caso, il kufr, la miscredenza č un insano e turpe albero: le sue radici sono le sbagliate e deviate convinzioni, il suo tronco sono il vizio, il male, i suoi rami e le sue foglie i peccati e le turpitudini, e i suoi frutti sono la viltā in questo mondo e la dannazione nell’aldilā. Al contrario, la fede č un puro e benedetto albero: le sue radici sono le giuste e rette convinzioni, il suo tronco la virtú, il bene, i suoi rami e le sue radici le buone azioni, e i suoi frutti la beatitudine in questo mondo e nell’aldilā.

A tal proposito, il sacro Corano dice: “Non vedi come Allah paragona una buona parola a un buon albero, la cui radice č salda e i rami [alti] nel cielo, che, in ogni momento, dā i suoi frutti col permesso del suo Signore. Allah fa le similitudini per gli uomini, nella speranza che essi rammentino. Una parola cattiva č come un albero cattivo, che sia stato sradicato dalla terra: per esso non v’č alcuna stabilitā”

 



[1] Corano LXXXIII: 14.

[2] Al-usul Min Al-kāfi, vol. III, tradizioni riguardanti i peccati.