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In nome di Dio, il Misericordioso, il Benevolo

Prefazione [all’edizione persiana]

Il grande profeta dell’Islam, dopo circa ventitré anni di duro ed estenuante lavoro svolto per adempiere ai doveri connessi alla sua missione profetica, sente una voce, proveniente dal sommo regno celeste, che gli dice: «Ritorna». Il suo messaggio non s’è però ancora diffuso in tutto il mondo ed egli vede la Medina da lui fondata sui princípi e sugli insegnamenti della religione islamica e del monoteismo, minacciata dall’aggressione dei nemici, dei malevoli, della gente bramosa delle cose del mondo; insidiata da nemici i cui petti ribollono dell’odio per questa nuova dottrina divina e per il suo fondatore, i cui cuori bramano di far crollare, in ogni modo possibile, questa costruzione sui suoi abitanti e riacquistare in tal modo i perduti privilegi dell’era preislamica.
Era da molto tempo che questa preoccupazione lacerava il cuore del Profeta, lo inquietava del futuro della religione islamica e dei suoi seguaci.
Egli, su ordine di Dio l’Altissimo, scelse perciò suo cugino paterno Alí - che aveva cresciuto fin dalla sua infanzia - come suo successore, per far permanere l’Islam e per assicurare una corretta direzione degli affari dei Musulmani dopo la sua morte. A tal proposito e a dispetto del dissenso di alcuni, in ogni occasione che si era presentata, il Profeta aveva rammentato alla sua gente tale questione.
Ciononostante, in quest’ultimo periodo la minaccia degli oppositori e dei pretendenti al potere, nei confronti del Profeta, si era fatta piú seria, turbando maggiormente il suo animo.
Il Profeta negli ultimi mesi della sua vita ordinò ai Musulmani di prepararsi a intraprendere il viaggio verso la Mecca per eseguire il sacro rito del pellegrinaggio [Al-hajj], affinché apprendessero, una volta per tutte, dalla loro celeste guida, le norme che regolano questo grande atto d’adorazione.
Fu a tale scopo che con circa centoventimila o, in base a un’altra tradizione, settantamila Musulmani, suoi fedeli, partí per la Mecca. Durante questo viaggio insegnò a loro tutto ciò che doveva insegnare loro dei riti del pellegrinaggio, disse tutto ciò che doveva loro dire.
Ma, come lui stesso dichiarò, durante questo sacro viaggio, da parte di Dio l’Eccelso, ricevette ripetutamente l’ordine di designare nuovamente, dinanzi all’immensa folla dei pellegrini musulmani e in modo piú ufficiale e deciso di ogni altra volta, Alí in qualità di suo successore, di imam della nazione islamica.
Terminati i riti del pellegrinaggio decise di fare ritorno a Medina e, dopo aver dato l’addio alla Casa di Allah e alla sua città natale, s’incamminò assieme all’immensa carovana dei Musulmani.
Il diciottesimo giorno del mese di zi-l-hajjah raggiunse la deserta piana di Juhfah, ove [di solito] i membri della carovana, a qualsiasi gruppo o tribú appartenessero, prendevano la loro strada e si dividevano dai propri compagni di viaggio.
Fu in questo luogo che il fido Angelo della Rivelazione sussurrò nell’orecchio del nobile Profeta l’ordine del Sommo Vero: “O Messaggero, trasmetti alla gente ciò che ti è stato rivelato da Dio, se no, non avrai eseguito la missione del tuo Signore. Dio ti proteggerà dalla [malvagità della] gente”
Il deciso ordine del Signore, il Suo minaccioso messaggio, non lasciò al Profeta la benché minima possibilità di indugiare, di riflettere, poiché, se avesse mancato d’eseguire quell’ordine, di trasmettere quel messaggio, sarebbe stato come se non avesse compiuto alcuna missione. Confortato dalla promessa che Dio gli aveva fatto di proteggerlo e difenderlo [dai nemici], senza alcuna preoccupazione e ansia, decise di eseguire quell’ordine, di trasmettere quel messaggio. Ma in cosa consisteva quest’ordine, la cui importanza era tale che la sua mancata esecuzione sarebbe equivalsa alla distruzione del fondamento della missione del Profeta, alla vanificazione di tutti i suoi sforzi, di ogni sua fatica?
Il Profeta, poco dopo, avrebbe dato delle spiegazioni intorno al contenuto di questo celeste messaggio. A questo stesso proposito fece ritornare indietro quei membri della carovana che se n’erano già andati e ordinò a quelli che erano rimasti indietro di raccogliersi in quel luogo. Finalmente tutti i membri della carovana sostarono in quella deserta piana - nella quale all’infuori delle acacie, raramente era possibile vedere qualche altro arbusto o albero - e si riunirono accanto a un antico stagno chiamato Gadir Khum.
La terra e l’aria, per effetto dei cocenti raggi del sole di mezzodí, erano diventate cosí calde che alcuni, dall’alta temperatura del suolo, avevano messo sotto i propri piedi dei vestiti. Nessuno sapeva esattamente che scopo perseguiva il Profeta con l’organizzazione, in un luogo cosí ostile, in condizioni cosí sfavorevoli, di una tale adunata; ognuno rifletteva per comprendere le sue intenzioni.
Sí, il Profeta, in conformità al minaccioso e deciso ordine che aveva ricevuto dal Signore, voleva determinare le sorti, il futuro cammino del suo popolo e della sua religione, la cui istituzione e il cui mantenimento gli erano costatati infinite ed estenuanti fatiche e lotte.
Stava per verificarsi il piú straordinario e importante evento della storia dell’Islam e dell’esistenza spirituale e materiale dell’uomo.
Passarono cinque ore dallo spuntare del sole in quella deserta piana. Il vecchio e vuoto stagno di Gadir ospitava, in modo naturale e al pari dei grandi campi sportivi, quella grande moltitudine di uomini.
Con l’avvicinarsi dell’istante in cui il Profeta avrebbe comunicato ciò che Dio gli aveva rivelato, discese un grave silenzio sugli astanti; non si sentiva nemmeno il suono delle campane dei cammelli e delle bestie da soma. Il nobile Profeta, con un viso luminoso e deciso, arso e sudato a causa dell’eccessivo caldo - o forse per la gravità del compito che era in procinto di eseguire - salí su alcuni massi o, secondo un’altra tradizione, sulla sella dei cammelli. Gli astanti lo circondavano al pari di un anello che circonda il suo prezioso diamante; guardavano attentamente il suo attraente e amabile viso, segnato dal trascorrere di sessantatré primavere, e cosí facendo dimenticavano completamente la stanchezza del viaggio, il caldo insopportabile del sole.
In quel momento non solo i membri della carovana, bensí tutto il creato era pronto ad ascoltare le parole della sua amata guida, di quel superiore essere; tutti erano in attesa di sentire il messaggio dei cieli.
Dalla vicenda di Gadir, verificatasi nel decimo anno dell’egira e alla presenza di un grande numero di abitanti della penisola arabica, sono passati ormai piú di mille e quattrocento anni; nonostante ciò essa è rimasta sempre viva e indubitabile. Il messaggio di quel memorabile giorno echeggia ancora nelle orecchie degli uomini. In effetti, esso non riguardava solamente quell’epoca, era bensí il progetto di una società ideale, che se fosse stata costruita, se chi era stato designato per guidarla non fosse stato recluso in casa propria, si sarebbe continuato a rispettare l’originale Islam e, con la continuazione del metodo del Profeta, la diffusione dei luminosi insegnamenti coranici e l’abitudine, la graduale formazione di alcune generazioni, si sarebbe corretto il corso della storia. Quei vili e disumani individui, che erano stati sconfitti dall’Islam, non avrebbero potuto piú risorgere e l’essere umano sarebbe andato verso un degno sviluppo, verso la sua perfezione. Secondo quanto tramandano Sunniti e Sciiti, lo stesso Profeta disse: “Se permetterete ad Alí di succedermi, di guidarvi dopo di me, lo troverete una proba guida, capace di guidarvi sulla retta via”
Noi oggi non ricordiamo quell’avvenimento per parlare male di qualcuno o per biasimare questa o quella persona, intendiamo bensí esprimere un rammarico grave come l’estinzione della spiritualità in questa generazione umana, che danna l’umanità per non aver seguito le raccomandazioni che il Profeta fece quel giorno a Gadir. Non vogliamo qui parlare del diritto costantemente calpestato di Alí, intendiamo bensí ricordare una deviazione della profondità della stessa storia, dell’ampiezza del tempo e dell’estensione, della portata della stessa verità, che ha toccato tutte le creature di Dio. Si tratta, in altre parole, di ricordare come sia stata danneggiata la verità, come sia stata essiccata la sorgente della vita materiale e spirituale dell’essere umano1.
I particolari della vicenda di Gadir e del discorso che il venerato profeta dell’Islam pronunciò in quel memorabile giorno dinanzi a quell’immensa folla di Musulmani, sono stati tramandati in modo tale da non lasciare la minima ombra di dubbio riguardo a questo avvenimento storico, da attestare con assoluta certezza la perfetta coincidenza delle parole proferite quel giorno dal Profeta con quanto è stato tramandato. Anzi, il numero di vie attraverso le quali è stata tramandata questa tradizione, la grande quantità di documenti che ne attestano la verità, superano di gran lunga il limite oltre il quale, di solito, si è matematicamente certi del fatto che quanto è stato narrato nella tradizione coincide con ciò che è realmente accaduto.
Insomma, nonostante siano trascorsi diversi secoli da quella vicenda, essa costituisce ancora un avvenimento certo, intorno al quale non è possibile dubitare. A tal proposito, un sapiente sunnita di nome Zia’uddin Al-mugbiliyy dice: “Se la tradizione di Gadir non è certa, allora non esiste nulla di certo nell’Islam”2
Tra i Sunniti, centinaia di sapienti, storiografi, esperti di tradizioni islamiche, di esegeti del Corano, di teologi e persino di letterati e lessicografi, hanno narrato e scritto questa tradizione nei loro libri.
In base a quanto le ricerche sono riuscite a dimostrare, i sapienti e gli scrittori del passato hanno lasciato ventisei volumi su tale questione, tra cui ricordiamo:

  1. “Al-wilayah”, scritto dal celebre storico ed esegeta sunnita, Muhammad Ibni Jarír At-tabariyy (morto nel 310 dell’egira lunare), che pare sia stato il primo sapiente a scrivere un libro su tale argomento; in esso ha tramandato, attraverso settantacinque diverse vie di trasmissione, la Tradizione di Gadir. In base a quanto dice Hamwiyy, nella sua opera Mu´jamu-l’udabà (vol. XVIII, pag. 80), egli ha scritto anche un altro libro, intitolato “Le Virtú d’Alí Ibni Abitàlib”, che tratta questo argomento.
  2. “Al-wilayah Fi Tarighi Hadithi-l-gadir”, scritto da hàfiz Ibni Ugdah Al-hamidaniyy (morto nel 333 e.l.), che ha tramandato la tradizione attraverso centocinque diverse vie di trasmissione.3
  3. “Tarigu Hadithi-l-gadir”, scritto da Abutàlib Abdillah Ibni Ahmad Ibni Zaid Al’anbariyy (morto nel 356 e.l.)4
  4. Il libro d’Abu Bakr Muhammad Ibni Amr Ibni Muhammad At-tamimiyy Al-bagdadiyy, noto come “Al-ju´abiyy” (morto nel 355 e.l.), che ha tramandato la tradizione di Gadir attraverso centoventicinque diverse vie di trasmissione.5

Oltre a questi, molti altri libri sono stati scritti, riguardo a questo argomento, dai sapienti sciiti, tra i quali ricordiamo la pregiatissima opera “Abagatu-l-anwar”, composta da venti volumi, dei quali dodici sono stati scritti da Mir Hàmed Hosein Hendi, noto storiografo e studioso, e i restanti otto dal suo probo e sapiente figlio. Ricordiamo infine la valida opera “Al-gadir”, in venti volumi, scritta dall’ayatollah allamah shaykh Abdu-l-husain Al’aminiyy (che Iddio purifichi la sua anima). Essa può essere veramente considerata l’enciclopedia sciita della storia dell’Islam e dell’imamato di Alí.
Nel nostro secolo, molti studiosi, narratori di tradizioni islamiche e scrittori sunniti hanno menzionato e registrato [nelle loro opere] la Tradizione di Gadir; tra essi ricordiamo:

  1. Ahmad Az-zainiyy Ad-dahalan Al-makkiyy Ash-shafi´iyy, che ha tramandato la tradizione nell’opera “Al-futuhat Al’islamiyyah”.
  2. Ash-shaykh Yusuf Al-banhaniyy Al-bairutiyy, nell’opera “Ash-sharafu-l-mu’ayyad”.
  3. Ash-shaykh Al-mu’min Ash-shablanjiyy Al-misriyy, nel libro “Nuru-l’absar”.
  4. Ash-shaykh Muhammad Abduh, nel libro di esegesi coranica chiamato “Al-minàr”.
  5. Abdu-l-hamid Alusiyy Al-bagdadiyy, nel libro “Nathru-l-la’aliyy”.
  6. Ash-shaykh Muhammad Habibullah Ash-shanghitiyy, nel libro “Kifayatu-t-tàlib”.
  7. Dott. Ahmad Farid Ar-rifa´iyy, nel libro “Ta´ligatu Mu´jamu-l’udabà”.
  8. Prof. Ahmad Zakiyy Al-misriyy, nel libro “Ta´ligatu-l’agàniyy”.
  9. Prof. Ahmad Nasim Al-misriyy, nel libro “Ta’ligatu Diwani Mehiar Ad-daylamiyy”.
  10. 10.
  11. Prof. Muhammad Mahmud Ar-ràfi´iyy, nel libro “Sharhu-l-hashimiyyat”.
  12. Hafiz Nasiru-s-sunnah Al-hadramiyy, nel libro “Tashnifu-l-àzan”.
  13. Dott. Umar Farrúkh, nel libro “Hakimu-l-mu´ammarah”.

Come abbiamo in precedenza ricordato la Tradizione di Gadir possiede, nelle opere degli storiografi, fino a centoventicinque diverse vie di trasmissione. Citiamo, a titolo d’esempio, i nomi di alcuni uomini, tutti celebri compagni del Profeta, che hanno narrato questa tradizione:

  1. Abu Bakr Ibni Abi Guhàfah [il primo Califfo]
  2. Umar Ibni-l-khattab [il secondo Califfo]
  3. Uthman Ibni ´Uffan [il terzo Califfo]
  4. Talhah Ibni Abdillah At-tamimiyy
  5. Zubair Ibni ´Awwàm
  6. Abbas Ibni Abdu-l-muttalib
  7. Usamah Ibni Zaid Ibni Harithah
  8. Anas Ibni Màlik
  9. Jabir Ibni Abdillah Al’ansariyy
  10. Sa´d Ibni Abi Waggàs
  11. Abdu-r-rahman Ibni ´Auf
  12. Hassàn Ibni Thabit
  13. Sa´d Ibni Ubàdah
  14. Abu Ayyúb Al’ansariyy
  15. Abdullah Ibni Mas´ud
  16. Salmàn, il Persiano
  17. Abu Zar Al-gaffàriyy
  18. Ammàr Yasir
  19. Migdàd Ibni Aswad
  20. Samarah Ibni Jundab
  21. Sahl Ibni Hunaif
  22. Ubbai Ibni Ka´b
  23. Alí, il Principe dei Credenti

Tra le donne ricordiamo invece:

  1. Asmà Binti Umays
  2. Ummu Salamah, moglie del Profeta
  3. Aishah, figlia di Abu Bakr [il primo Califfo]
  4. Ummu Hani, Binti Abitalib
  5. As-siddigatu-t-tahirah, Fatimatu-z-zahrà, figlia del Messaggero di Dio.

Ora che abbiamo appurato che la vicenda di Gadir e il messaggio di quel giorno costituiscono i piú importanti avvenimenti della storia dell’Islam, ora che piú di cento milioni di Musulmani al mondo, in base al comandamento divino e conformemente al vincolante testamento spirituale del proprio profeta, accettano l’Islam, il sapere e i precetti religiosi esposti dagli insegnamenti d’Alí, il Principe dei Credenti, e dei puri Imam (la benedizione di Dio sia su tutti loro), è un vero peccato che molti di questi sinceri seguaci dell’Islam e della Shi´ah, non abbiano un’adeguata conoscenza del magnifico e illuminante discorso che il loro profeta pronunciò nel giorno di Gadir, che, a causa della mancata conoscenza della lingua araba, non possano giovarsi di esso. È per soddisfare questa esigenza che è stata fatta la presente traduzione persiana, la quale è stata condotta sul testo tramandato nella pregiata opera “Al’ihtijaj” di Tabarsiyy - grande sapiente e illustre studioso del sesto secolo dell’egira - ed estratto da fonti attendibili. Devo confessare che mantenere nella traduzione la stessa facondia, lo stesso fascino di quel nobile testo è un’impresa che supera le mie capacità; tuttavia: “Se l’acqua del mar non è possibil tirar, pur in misura necessaria ne bisogna ber”
Per finire, vorrei chiarire che il mio intento, nel tradurre questa tradizione, era quello citato in precedenza: né avevo in mente di guidare qualche traviato, poiché “Non tocca a te guidarli, Dio bensí guida chi vuole”, né nutrivo in cuore il desiderio di rivendicare qualche diritto d’Alí, quel capo assoluto, l’uomo che è passato alla storia per gli immensi torti ricevuti. Nonostante i miei difetti e le mie lacune, sono infatti conscio del fatto che la verità non ha bisogno del lavoro di una persona come me, comprendo che gli sforzi di questa debole creatura sono piccoli e insignificanti. Mi rallegro solo d’essere polvere che segue questa nobile carovana e giuro su Dio che questo è per me un infinito onore.
Nelle pagine che seguono sarà presentato alla gentile attenzione del lettore il testo del sermone che il Profeta (le benedizioni di Dio siano su lui e sulla sua famiglia) pronunciò a Gadir, assieme alla sua traduzione persiana.
Tehran, ramadan 1415 (e. l.) Alí Akbar Sadeghi

1 Alcune di queste frasi sono state prese dal libro “Hamaseye Gadir” scritto da Muhammad Reza Hakimí.

2Al-gadir: vol. I, capitolo “Questioni inerenti all’autenticità della Tradizione di Gadir

3Tahzibu-n-nubuwwah: vol. VII, pag. 337.

4Najashi, pag. 161.

5Al-gadir: vol. I, pagg. 152-158.