L’IMAMÀTO

Abbiamo in precedenza affermato che Dio, al fine di guidare la gente sul Retto Sentiero, ha inviato i profeti, mettendo a loro disposizione le leggi e le norme religiose. Ora diciamo che, siccome il profeta non vive in eterno e con la sua morte è possibile che le norme divine siano dimenticate e annientate, è necessario che dopo di lui vi sia una persona che, senza alterarle, le preservi, le diffonda tra la gente, faccia sí che vengano eseguite e curi e salvaguardi i diritti e gli interessi della gente. La persona avente tali caratteristiche è chiamata da noi sciiti “imàm”.

Gli attributi di un imam.

Un imam deve possedere i seguenti attributi:

1)      Immunità dal peccato e dall’errore. L’imam deve, nell’apprendimento, nella trasmissione e nell’esecuzione delle norme divine, essere al sicuro dall’errore: solo in questo modo potrà trasmettere alla gente le norme di Dio, come Lui le ha inviate al Suo profeta (senza la minima alterazione), e guidare la società verso il bene e la beatitudine. L’imam deve inoltre essere immune dal peccato, rispettare i precetti al cui rispetto invita gli uomini, affinché le sue parole non perdano il loro valore e la loro credibilità. Se l’imam dovesse peccare la gente prenderebbe esempio da lui e, di conseguenza, si travierebbe.

2)      Sapienza. L’imam deve conoscere tutte le norme e le leggi della religione, deve avere cognizione di tutto ciò che è necessario allo svolgimento della sua funzione di guida.

3)      Virtú e perfezione. L’imam dev’essere il piú perfetto, il piú virtuoso degli esseri umani.

4)      Potere d’eseguire miracoli. Anche l’imam, al pari del profeta, dev’essere in grado di compiere miracoli e deve eseguirli quando le circostanze lo rendono necessario, ad esempio quando la dimostrazione del suo imamato o della sua immunità dal peccato e dall’errore è vincolata al compimento di un miracolo.

Metodi per riconoscere un imam

Esistono due metodi per riconoscere un imam:

1)      un profeta o un imam lo presenti in qualità d’imam e lo nomini suo successore e guida degli uomini;

2)      dimostri il suo imamato facendo un miracolo.

Differenze esistenti tra un imam e un profeta

Le differenze esistenti tra un imam e un profeta sono:

1)      il profeta è il fondatore della religione, il portatore delle norme della legislazione di questa religione, mentre l’imam ha solo il compito di proteggere, conservare ed eseguire tali norme;

2)      il profeta riceve le norme e le leggi della legislazione tramite ispirazione divina, l’imam invece le riceve dal profeta.

Dimostrazione dell’imamato e numero degli imam nell’Islam

Chiunque abbia l’incarico di dirigere un determinato complesso, se decidesse temporaneamente di assentarsi dal proprio posto di lavoro, senza dubbio, designerebbe un sostituto, incaricandolo della direzione di tale complesso. Anche il profeta dell’Islam era perfettamente conscio di tale questione e dedicava molta attenzione ad essa: per ogni villaggio, per ogni città che veniva conquistata dai musulmani designava immediatamente un governatore; quando mandava un’armata in guerra nominava a capo d’essa un comandante e a volte anche dei comandanti di riserva; ogni volta che andava in viaggio oppure partecipava a una guerra, designava un sostituto e lo incaricava della direzione della società di Medina. Insomma, il profeta Muhammad (B) non ignorava che, dopo la sua morte, la società islamica avrebbe avuto bisogno d’essere diretta da una guida infallibile, che, grazie all’esecuzione delle norme divine, la guidasse sul retto sentiero. L’Inviato di Dio sapeva benissimo che i Musulmani, senza una guida infallibile, non sarebbero piú stati un popolo unito e potente. Sono questi i motivi in base ai quali si può decisamente affermare che è impossibile che l’Inviato di Dio abbia trascurato di designare il suo successore, è impossibile che abbia abbandonato la giovane società islamica senza una guida.

Concludiamo quindi, con assoluta certezza, che il nobile profeta Muhammad (B), prima di morire, ha designato il suo immediato successore.

In molti hadith del Profeta il numero degli imam ammonta a dodici. Dice infatti l’Inviato di Dio: «Dopo di me ci saranno dodici califfi, tutti appartenenti ai Quraish: il primo di loro sarà Alí e l’ultimo sarà il Mahdí Promesso». In altri hadith sono infine citati, uno ad uno, i nomi di queste dodici persone.

Breve biografia dei dodici imam dei musulmani

Il primo Imam

Il nobile imam Alí nacque il 13 rajab, ventitré anni prima dell’Egira, nella città santa della Mecca. Suo padre era il celebre Abutàlib e sua madre si chiamava Fatima.

Fu educato, fin dall’infanzia, dall’Inviato di Dio; fu il primo in assoluto a diventare musulmano ed ebbe il grande onore di sposare la nobile e immacolata figlia del profeta Muhammad. Era virtuoso e sempre pronto a sacrificarsi per l’Islam; in fatto di timor di Dio, sapienza, coraggio e generosità era impareggiabile. Era acerrimo nemico dell’ingiustizia, difendeva gli oppressi e aiutava i poveri. Amava l’agricoltura e si adoperava nel piantare alberi, bonificare terreni incolti e creare canali sotterranei per irrigazione.

L’Inviato di Dio, dall’inizio della sua missione profetica sino alla morte, presentò diverse volte Alí come suo successore e guida dei Musulmani. Nell’ultimo anno della sua nobile vita si recò in pellegrinaggio alla Mecca e al ritorno, quando raggiunse la località di Gadír, gli fu ispirato il seguente versetto: «O Profeta, adesso devi eseguire l’ordine che ti abbiamo rivelato e se t’asterrai dall’eseguirlo non avrai svolto la Sua missione. Dio ti proteggerà dal male dei nemici».[1] Il profeta Muhammad (B) sostò dunque in quella località e ordinò a tutti i Musulmani di fare altrettanto: piú di settantamila persone si riunirono attorno a quel nobile inviato di Dio. Fece preparare un pulpito, vi salí, portando con sé Alí (affinché la gente potesse vedere quel nobile imam), e, dopo aver recitato un sermone, disse: «Di chiunque son io il signore, la guida, è Alí suo signore e guida. O Dio, sii amico di chi lo è con Alí e nemico di chi è nemico suo». Umar fu il primo a giurare fedeltà ad Alí, dicendo: «Auguri Alí! Tu sei diventato il signore e la guida di noi credenti». Dopo di lui anche il resto dei Musulmani giurò fedeltà ad Alí.

Nel torrido clima e bruciante sole dell’Hijàz, Alí fu cosí ufficialmente designato alla carica di successore del Profeta ed imam dei Musulmani.

Dopo la morte del Profeta però, un gruppo di persone decise d’usurpare il diritto al califfato del nobile Alí, ignorando le sue virtú, la sua superiorità e trascurando tutte le raccomandazioni, le disposizioni del Profeta riguardo alla questione del califfato. Per giustificare questo loro indegno comportamento dissero: «Alí è giovane e, per questo motivo, non è adatto al califfato... Alí in guerra ha ucciso una gran quantità di persone e, per questo motivo, la gente lo odia e mai accetterà d’essere governata da lui»

Durante i governi d’Abu Bakr, Umar ed Uthman, che durarono complessivamente venticinque anni, il pio Alí si tenne lontano dalle questioni di potere. Dopo l’assassinio d’Uthman però, la gente accettò il suo califfato ed egli poté cosí governare - per quattro anni e nove mesi - la nazione islamica.

Nella diciannovesima notte del mese di ramadan dell’anno 40 (e.l.), all’età di sessantatré anni, nella santa Moschea di Kufa, ricevette, mentre stava pregando, un colpo di spada sulla testa dal crudele Ibni Muljam e, due notti dopo, per effetto del veleno che era stato messo sulla spada, morí martire; fu seppellito nella santa città di Najaf.

Il secondo Imam

L’imam Hasan nacque nella santa città di Medina, il 15 ramadan dell’anno 3 (e.l.). Suo padre era l’imam Alí e sua madre la nobile e casta Fatima, figlia del profeta Muhammad (B).

Il Profeta amava molto l’imam Hasan e suo fratello Husain, e nei loro riguardi diceva: «Hasan ed Husain sono i migliori giovani della gente del Paradiso»

L’imam Hasan, dopo il suo nobile padre, divenne califfo e trovò di fronte a sé la tenace opposizione del perfido Muawiah, con il quale, alla fine, fu costretto a scontrarsi in guerra. Dopo aver subito il tradimento di molti dei comandanti del suo esercito, fu però costretto a far pace con Muawiah. Fu avvelenato dalla moglie Ju´dah, istigata dal maledetto Muawiah, e morí cosí martire il 28 safar dell’anno 50 (e.l.); fu sepolto nel celebre cimitero Baghí di Medina.

Il terzo Imam

L’imam Husain nacque a Medina il 3 sha´ban dell’anno 4 (e.l.). Suo padre era l’imam Alí e sua madre la purissima Fatima, figlia del profeta Muhammad (B).

Durante la dittatura di Muawiah viveva nelle peggiori condizioni di vita: le norme e le leggi divine non venivano eseguite, la volontà di Muawiah aveva preso il posto di quella di Dio e questo perfido e spietato tiranno era pronto a tutto pur d’annientare l’Ahlulbait e i seguaci d’Alí. L’imam Husain sopportò però tutte queste tribolazioni, finché, un lieto giorno, Muawiah perí; prese però il suo posto il suo depravato figlio Yazíd, il quale ordinò al governatore di Medina di costringere l’imam Husain ad accettare il suo califfato e, nel caso in cui si fosse rifiutato, d’ucciderlo. Il governatore di Medina comunicò allora l’ordine di Yazid al nobile Imam, il quale prese un giorno di tempo per riflettere. Siccome però accettare il califfato di Yazid non avrebbe giovato all’Islam e, d’altra parte, rifiutarlo avrebbe messo seriamente in pericolo la sua vita, decise di lasciare Medina e rifugiarsi nel Sacro Santuario di Dio alla Mecca.

La vicenda di Yazid, dell’imam Husain e della sua partenza per la Mecca, si diffuse nelle città. La gente dell’Iraq, soprattutto la gente di Kufa, scontenta dei governi di Muawiah e Yazid, scrisse molte lettere al probo Imam, invitandolo in Iraq e implorandolo di curarsi di loro, di guidarli sul retto sentiero. Intanto il malvagio Yazid aveva ordinato d’uccidere o arrestare il nobile imam Husain, il quale, per rispetto del Santuario di Dio e per continuare la sua lotta contro l’oppressione ommíade, uscí dalla santa città della Mecca e si diresse verso Kufa, nella quale vi erano molti sciiti che avevano promesso d’aiutarlo e sostenerlo. Purtroppo però questa vile gente, intimorita dalle minacce degli uomini di Yazid, si rifiutò di aiutarlo e lo tradí. Fu cosí che il coraggioso imam Husain e i suoi validi uomini, il 10 muharram dell’anno 61 (e.l.), nella torrida piana di Karbalà, dopo una tragica guerra contro l’infernale armata di Yazid, ricevettero tutti il prezioso dono del martirio.

Noi sciiti consideriamo il decimo giorno del mese di muharram - chiamato di solito Ashurà - giorno di lutto, e al fine di mantenere vivo tra la gente lo spirito di sacrificio sul sentiero di Dio e per ricordare sempre che non bisogna mai piegarsi di fronte all’oppressione dei tiranni, organizziamo ogni anno riunioni, nelle quali commemoriamo le tribolazioni e le difficoltà subite dall’imam Husain e dagli altri martiri di Karbalà, nella loro instancabile lotta contro la tirannia del perfido Yazid.

Il quarto Imam

L’imam Alí As-sajjad nacque a Medina il 15 jumàdi Ath-thàni dell’anno 38 (e.l.). Suo padre era l’imam Husain e sua madre si chiamava Shahre Bànu, figlia del re Yazdjerd.

Questo nobile imam era cosí assiduo nelle prosternazioni e nell’adorazione di Dio che venne chiamato As-sajjad (colui che si prosterna molto) e Zainul´àdidin (fregio di coloro che adorano Dio).

Visse la tragedia di Karbalà, siccome però era malato non poté partecipare alla battaglia ed in tal modo si salvò. Venne tuttavia fatto prigioniero insieme alle donne ed ai bambini della carovana del santo imam Husain. Queste nobili creature furono fatte girare di città in città, nelle piú umilianti condizioni, dai perfidi uomini del malvagio Yazid; quando arrivarono a Kufa e a Damasco, il quarto Imam, con incredibile coraggio, pronunciò storici discorsi, con i quali informò la gente della dolorosa vicenda di Karbalà, dimostrò la santità dell’obiettivo che suo padre perseguiva combattendo contro Yazíd.

Questo probo imam non aveva libertà d’azione e non poteva liberamente diffondere tra la gente le conoscenze e le norme islamiche. Si ritirò perciò in adorazione di Dio e, quando fu possibile, si dedicò all’insegnamento ed all’istruzione. Trasmetteva le conoscenze ed il sapere religioso sotto forma di preghiere. Il famoso libro As-sahifatu-s-sajjàdiyyah è una raccolta delle sue preziose preghiere.

L’imam As-sajjad morí martire a Medina, all’età di cinquantasette anni, nel mese di muharram dell’anno 95 (e.l.), e fu sepolto nel cimitero Baghí di questa santa città.

Il quinto Imam

L’imam Muhammad Al-bàghir nacque a Medina il 3 safar dell’anno 57 (e.l.). Suo padre era l’imam As-sajjad e sua madre si chiamava Fatima ed era la figlia del secondo Imam.

Questo nobile imam ebbe un’occasione che non si presentò a nessuno degli imam che lo precedettero: approfittando delle lotte intestine e delle dispute tra i califfi s’impegnò seriamente nella diffusione delle conoscenze religiose e delle norme della legislazione islamica, lasciandoci in eredità migliaia di preziosissimi hadith.

Amava l’agricoltura e desiderava guadagnarsi da vivere con le proprie forze.

Morí martire a Medina il 2 zi-l-hajjah dell’anno 114; fu sepolto in questa santa città, nel cimitero di Baghí.

Il sesto Imam

L’imam Ja´far As-sàdig nacque a Medina il 17 rabi´u-l’awwal dell’anno 83. Suo padre era il grande imam Al-baghir e sua madre si chiamava Ummu Farwah.

All’epoca dell’imam As-sadig le discordie e le lotte tra la dinastia ommíade e quell’abbàsside si erano intensificate e ciò aveva indebolito il governo in carica. Inoltre gli Abbàssidi, per contrastare gli Ommíadi, prendevano le parti dell’Ahlulbait. Il nobile imam As-sàdig approfittò allora di questa favorevole situazione per organizzare lezioni, nelle quali educò quattromila allievi, i quali lasciarono alle generazioni future uno straordinario patrimonio di conoscenze e un gran numero di preziosi hadith. Questo straordinario contributo che l’imam As-sadig ha dato alla dottrina sciita, ha fatto sí che questa sia spesso chiamata “Dottrina Ja´farita”.

Questo nobile imam morí martire a Medina nell’anno 148 e fu sepolto nel cimitero Baghí di questa santa città.

Il settimo Imam

L’imam Al-kàdim nacque, in una località situata tra la Mecca e Medina, il 7 safar dell’anno 128. Suo padre era il nobile imam As-sadig e sua madre si chiamava Hamidah.

Era cosí pio e dedito alla preghiera e all’adorazione di Dio che prese il nome d’Al´abdu-s-sàlih (il probo servo di Dio). Era poi cosí paziente e calmo di fronte alle vicissitudini, che prese il nome d’Al-kàdim (colui che reprime l’ira).

La dura repressione attuata su questo nobile imam dalla dittatura vigente rendeva la diffusione del sapere islamico assai difficile; nonostante ciò, un gran numero di persone riuscì a giovarsi della sua immensa sapienza; molti sono gli hadith rimasti in eredità da questo santo imam.

Hàrun, (califfo abbàsside) nel 179, lo fece trasferire da Medina all’Iraq. Per anni rimase recluso a Bassora e a Baghdad, fino a quando, il 25 rajab dell’anno 183, all’età di cinquantacinque anni, in una delle prigioni di Baghdad, fu avvelenato e morí in tal modo martire. Fu sepolto nel luogo ove oggi sorge il celebre santuario di Kadimain, che contiene anche la tomba del nono Imam.

L’Ottavo Imam

L’imam Alí Ar-ridà nacque a Medina l’undici zi-l-ga´dah dell’anno 148. Suo padre era il settimo Imam e sua madre si chiamava Najmah.

Era il piú sapiente della sua epoca e i ricercatori di verità venivano da lui per giovarsi delle sue immense conoscenze. Teneva dibattiti e dispute assai interessanti con i sapienti delle diverse religioni e nessuno era in grado di superarlo.

Fu avvelenato dal malvagio califfo abbàsside Al-ma’mun e morí cosí martire nella città di Tus (in Iran), nell’ultimo giorno del mese di safar dell’anno 203; fu sepolto nell’attuale Mashad, ove oggi sorge il santuario piú visitato dell’Iran.

Il nono Imam

L’imam At-taghiyy nacque a Medina nell’anno 195. Suo padre era l’ottavo Imam e sua madre si chiamava Sabíkah.

Diventò imam quando ancora era un bambino, ma la sapienza e le virtú che Dio gli aveva donato erano tali da permettergli di guidare l’intera umanità. Risolveva nel migliore dei modi le intricate questioni religiose che gli venivano poste per metterlo alla prova. Era cosí generoso che si meritò il titolo d’Al-jawàd (il generoso), ed era cosí timorato che prese il nome d’At-taghiyy (il pio).

Morí martire a Baghdad nell’anno 220 e fu sepolto nell’attuale Kadimain, accanto alla tomba del settimo Imam.

Il decimo Imam

L’imam Alí An-naghiyy nacque nei pressi di Medina nell’anno 212. Suo padre era il nono Imam e sua madre si chiamava Sammànah.

Quando aveva otto anni perse il padre e diventò cosí imam. In fatto di sapienza era impareggiabile e le sue straordinarie virtú attiravano la gente verso di lui.

Nel 243 il malvagio califfo abbasside Al-mutawakkil, per ostacolare la crescente simpatia e amicizia della gente verso questo nobile imam, lo convocò a Sàmirrah e lo mise sotto controllo.

Morí martire a Sàmirrah e fu sepolto in questa santa città, nel luogo ove oggi sorge un sacro santuario.

L’undicesimo Imam

L’imam Al-hasan Al´askariyy nacque a Medina nel mese di rabi´u-th-thani dell’anno 232. Suo padre era il decimo Imam e sua madre si chiamava Hudaith.

Al pari del suo nobile padre era tenuto sotto controllo nella città di Sàmirrah, e trascorse ingiustamente una parte della propria vita in prigione. Tutti conoscevano il suo amabile carattere, le sue virtú e la sua immensa sapienza.

Morí martire l’otto rabi´u-l’awwal dell’anno 260 e fu sepolto, come il suo nobile padre, nella santa città di Sàmirrah.

Il dodicesimo Imam

Il dodicesimo Imam è nato a Sàmirrah il 15 sha´ban dell’anno 255. Al-mahdiyy, Al-gà’im, Sahibu-z-zamàn, Imàmul´asr e Al-hujjah sono i suoi epiteti. Suo padre era l’undicesimo Imam e sua madre si chiamava Narjis. Perse il padre all’età di cinque anni e diventò in tal modo imam.

Gli spietati califfi abbassidi - che erano informati dei segni di riconoscimento di questo nobile imam e ai quali erano pervenuti gli hadith del Profeta denotanti il fatto che l’undicesimo Imam avrà un figlio, il quale combatterà l’oppressione e rovescerà il governo dei tiranni - avevano la ferma intenzione di uccidere, una volta venuto al mondo, il figlio dell’imam Al´askariyy. Per questo e per altri motivi il dodicesimo Imam era costretto a vivere in segreto, in istato d’occultamento; manteneva però il rapporto con la gente per mezzo dei suoi luogotenenti, che si chiamavano:

1) Uthman figlio di Sa´id

2) Muhammad figlio d’Uthman

3) Husain figlio di Ruh

4) Alí figlio di Muhammad.

A quest’occultazione “minore”, nella quale la gente, pur indirettamente, poteva comunicare coll’Imam, ne susseguí una maggiore, nella quale il rapporto ufficiale di questo nobile imam con la gente s’interruppe del tutto.

Il dodicesimo Imam vive, ancora oggi, in condizione d’occultamento maggiore; tale situazione permarrà fino al momento in cui la maggior parte della gente del mondo non desidererà coll’anima e col cuore il predominio del monoteismo, non si convincerà del fatto che la risoluzione dei problemi del mondo sta nel rispetto delle leggi divine; non sarà sfinita dalla molta oppressione e tirannia esistente e non sarà pronto il terreno per l’istituzione di un governo mondiale dell’Islam. Solo allora questo nobile e pio imam si manifesterà, vincendo l’ingiustizia e colmando il mondo d’equità.

Gli Sciíti Duodecimani

Coloro che considerano l’imam Alí califfo e immediato successore del profeta Muhammad (B) sono chiamati “sciiti”.

Gli Sciiti Duodecimani considerano l’imam Alí, i suoi due figli Hasan e Husain e i nove infallibili discendenti dell’imam Husain, le guide sul retto sentiero, e seguono[2] ciò che loro dicono e fanno.

Noi sciiti, nonostante la discordia che abbiamo con i fratelli sunniti (riguardo alla questione del califfato), consideriamo il resto dei Musulmani nostri fratelli: adoriamo un unico Dio, seguiamo tutti la religione del nobile profeta Muhammad (B), preghiamo cinque volte al giorno verso la stessa direzione e tutti, indistintamente, consideriamo il glorioso Corano parola di Dio.

Noi siamo convinti che il mondo islamico potrà essere vivo e potente, ritrovare la sua magnificenza e liberarsi dai soprusi e dalle ingiuste imposizioni degli stranieri, solo quando eviterà le discordie e le lotte intestine, concentrando le proprie forze verso un unico obiettivo: la magnificenza dell’Islam ed il progresso dei Musulmani.

 



[1]- Corano V: 67

[2]- L’esatta pronuncia araba della parola sciita è šî°ah e (letteralmente) significa “seguace”.