Indice Generale>L'Etica>Il dovere dell'uomo verso i propri simili>Della disubbidienza ai genitori
Nel microcosmo familiare è possibile paragonare i genitori alle radici
e i figli ai rami di un albero. Come l’esistenza dei rami dipende dalle
radici, cosí la vita dei figli è legata a quella dei genitori.
Considerando poi che la società umana è composta da due categorie,
quella dei genitori e quella dei figli, si deduce che i genitori sono la radice
fondamentale della società.
Maltrattare e molestare i genitori, oltre a essere un atto di estrema ingratitudine
e viltà, provoca la graduale estinzione della razza umana e distruzione
della società. In effetti, la mancanza di rispetto dei figli nei confronti
dei genitori provoca da un canto l’indifferenza e la mancanza di affetto
di questi ultimi nei confronti dei primi, e dall’altro la perdita di
speranza di questi ingrati e irriverenti figli di essere un domani stimati,
rispettati, amati e aiutati dai loro figli. Essi, con un tale stato d’animo,
rinunceranno sicuramente a formare una famiglia. È possibile costatare
questo stato d’animo in molti dei giovani del nostro tempo.
Ora, una tale mentalità, se dovesse generalizzarsi, metterebbe in discussione
la riproduzione. Nessuna persona sensata dedicherebbe infatti la propria preziosa
vita a far crescere un albero, sicuro di non potere un domani né assaggiarne
i frutti né sfruttarne l’ombra.
Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che il problema può semplicemente
essere risolto dallo stato che con degli incentivi può incoraggiare
gli individui a sposarsi e a procreare. Si può rispondere a tale obiezione
che nessun metodo, nessuna consuetudine può durare senza possedere un
sostegno naturale (quale l’affetto paterno, l’affetto materno o
l’amore dei figli nei confronti dei loro genitori). Prescindendo da ciò rimane
comunque il problema che, rinunciando a uno dei suoi istinti naturali, l’uomo
si priva di una serie di puri piaceri spirituali.