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Divergenza di opinioni sul dovere

La conoscenza dei propri doveri e il loro adempimento costituiscono due certi e incontestabili obblighi per l’uomo. È infatti impossibile trovare un essere umano che neghi questa realtà.
Dal momento che esiste una stretta relazione tra i doveri dell’uomo e la sua vita e la sua beatitudine, e siccome la religione ha con i metodi non religiosi una divergenza di vedute riguardo alla vita dell’uomo, di conseguenza i doveri religiosi differiranno da quelli determinati dagli altri metodi.
Secondo la religione la vita dell’essere umano è illimitata, infinita e non termina con la morte. Essa afferma che i frutti delle corrette convinzioni, della integrità morale e delle buone azioni di questo nostro mondo costituiscono il patrimonio della vita ultraterrena. La religione dunque, nello stabilire i doveri dell’individuo e della società, ha tenuto conto anche della vita oltremondana dell’uomo. La religione stabilisce le sue norme per guidare l’uomo alla conoscenza di Dio, per dargli modo di adorarlo e servirlo correttamente. I chiari effetti di questa conoscenza, di questa adorazione e di questo servizio si manifesteranno dopo la morte, nel Giorno del Giudizio.
I metodi non religiosi invece, nel determinare i doveri degli uomini, considerano solamente l’effimera vita di questo mondo e stabiliscono cosí solo norme e leggi che permettano alla gente di usufruire meglio dei beni materiali, di godere meglio la vita materiale (aspetto comune tra l’uomo e il resto degli animali). In realtà, tali metodi dispongono per l’essere umano una vita animale, governata da una logica derivante da sentimenti e sensazioni propri delle bestie, degli erbivori, degli animali feroci, trascurando completamente il suo realismo e la sua vita eterna e ricolma di spiritualità. È questo il motivo per il quale le sublimi virtú umane scompaiono gradualmente dalle società non religiose e l’immoralità in esse si fa sempre piú chiara e manifesta. L’esperienza ce lo dimostra in modo certo e indubitabile.
Alcuni affermano che la religione si basa sull’imitazione, sull’acritica sottomissione a una serie di doveri e di norme definite, mentre i metodi sociali [non religiosi] sono moderni e conformabili alla logica del mondo contemporaneo. Coloro che affermano ciò non tengono conto del fatto che, in una società, le leggi devono essere eseguite senza tenere conto del fatto che la gente capisca o no le ragioni e le cause per le quali sono state varate. Non è mai accaduto che gli abitanti di un paese si siano sottomessi alle leggi in vigore in esso solo dopo aver discusso e dibattuto sulla loro efficacia, né si è mai verificato che un cittadino che non avesse compreso i motivi per i quali è stata varata una legge fosse stato esentato dall’osservarla. Ora, da questo punto di vista non v’è differenza tra il metodo religioso e quello non religioso.
È bene infine sapere che quanto abbiamo ora detto non esclude che, studiando le condizioni naturali e sociali di un paese ed esaminandone l’assetto generale, sia possibile comprendere alcune delle ragioni delle leggi fondamentali e di parte delle leggi secondarie (non tutte) di tale paese. Lo stesso discorso può essere fatto per le norme religiose: esaminando con realismo e attenzione la creazione, la natura e gli innati bisogni dell’uomo è possibile comprendere parte delle ragioni dei precetti fondamentali della religione e di alcune norme secondarie.
Il nobile Corano e molte tradizioni invitano l’uomo a ragionare e a meditare e riguardo ad alcuni precetti, accennano ai vantaggi fondamentali che ha la loro applicazione. Esistono poi molte tradizioni risalenti al sommo Profeta e ai nobili componenti della sua ahlubait relative alle cause e alle origini dei precetti.