Indice Generale>I Principi>L'Imamato>L’imam Músa Alkàdim
Dopo aver rovesciato il governo ommaide gli Abbassidi si impadronirono del
califfato e iniziarono a perseguitare i discendenti della nobile Fatima, cercando
con tutte le loro forze di sterminare la Famiglia della Missione: ad alcuni
fu tagliata la testa, altri furono sepolti vivi e altri ancora vennero messi
nelle fondamenta o nei muri degli edifici. La casa del sesto Imam venne data
alle fiamme e questi venne diverse volte portato in Iraq.
Fu cosí che negli ultimi anni di vita del sesto Imam la taghiyyah divenne
sempre piú intensa; egli, siccome era sotto stretta sorveglianza, non
riceveva che l’élite sciita.
Infine, per ordine del secondo califfo abbasside Almansúr, fu avvelenato
e morí martire. Perciò durante l’imamato del settimo Imam,
il nobile Músa Alkàdim, la pressione dei nemici dell’Ahlulbait
era forte e continuava giorno dopo giorno ad aumentare.
Nonostante la forte taghiyyah che era costretto a praticare, il settimo Imam
riuscí a occuparsi della divulgazione del sapere, mettendo a disposizione
degli Sciiti un gran numero di tradizioni. Si può affermare che questo
nobile imam, dopo il quinto e il sesto Imam, possiede, tra tutti gli Imam, il
maggior numero di tradizioni riguardanti il diritto islamico.
A causa della forte taghiyyah che era costretto a praticare, nella maggior parte
delle tradizioni a lui risalenti non compare il suo nome, compaiono bensí
i suoi soprannomi, trai quali ricordiamo “Al’àlim”
[il sapiente] e “Al’abdussàlih” [ il probo servo di
Dio].
L’imam Musa Alkàdim fu contemporaneo di quattro califfi abbassidi,
Almansúr, Alhàdi, Almahdí e Alhàrun, che gli resero
tutti la vita difficile. Alla fine, per ordine di Alhàrun, venne imprigionato
e dopo anni di prigionia, nei quali veniva continuamente trasferito da una prigione
all’altra, venne avvelenato e morí martire.