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Dimostrazione dell'imamato

Come abbiamo dimostrato nel capitolo dedicato alla profezia, l'attenzione che il Signore dell'Universo ha nei confronti del creato, implica che Egli guidi ogni Sua creatura verso il raggiungimento della propria perfezione.
Cosí un albero fruttifero viene guidato a crescere, a svilupparsi, a gemmare e a produrre frutti. La sua evoluzione differisce da quella di un uccello che persegue il suo fine specifico.
È la stessa cosa per ogni altra creatura: essa trova una via tracciata a sua misura e viene guidata su di essa fino a che non raggiunge la propria meta. È evidente che l'essere umano, in quanto creatura di Dio, non sfugge a questa legge.
Abbiamo inoltre spiegato che siccome la beatitudine dell'uomo viene ottenuta attraverso l'arbitrio e la volontà, la guida destinata da Dio all'essere umano dovrà realizzarsi attraverso l'invio delle religioni per mezzo di profeti incaricati di diffonderle e predicarle, affinché l'uomo non abbia piú alcun pretesto per giustificare, dinanzi a Dio, il suo errato comportamento. A tal proposito il Corano dice: "(Abbiamo mandato) degli inviati, nunzi di buone novelle e ammonitori, affinché la gente, dopo di essi, non avesse piú alcuna scusa di fronte a Dio"1.
Questo versetto ci fa comprendere che lo stesso motivo che rende necessario l'invio dei profeti e l'invito alla religione, rende necessario che il sommo Profeta, che, mercé la sua infallibilità, custodiva l'Islam e guidava la gente sul retto sentiero, dopo la sua morte venga sostituito da Dio con una persona che, all'infuori del poter ricevere l'ispirazione divina e del possedere una missione profetica, possieda il suo stesso grado di perfezione, affinché possa come lui custodire il sapere e i precetti della religione islamica e guidare gli uomini sul retto sentiero.
Senza tale guida il programma di guida universale verrebbe scombinato e l'uomo avrebbe delle scusanti per giustificare le sue colpe.

1Corano IV: 165.