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Introduzione
La storia conferma che diversi profeti sono venuti tra gli uomini per invitare
la gente a aderire alla religione di Dio. La loro biografia non ci è
però molto chiara, a eccezione di quella del nobile profeta Muhammad.
Il nobile Corano descrive la missione dei Profeti e mette bene in luce i loro
obbiettivi. In questo celeste libro troviamo che il Signore Onnipotente ha inviato
numerosi messaggeri per invitare gli uomini a aderire al monoteismo e alla religione
di Dio: "Non abbiamo inviato alcun profeta prima di te senza avergli
rivelato: ‘Non v'è altra divinità all'infuori di Me! Adorate
dunque solo Me!'"1.
I Profeti Ulil'azm
I profeti che hanno apportato un libro ispirato e una legislazione indipendente
sono cinque: Noè [Nuh], Abramo [Ibràhim], Mosè [Musa],
Gesú [Isà] e Muhammad (S).
Riguardo a loro il Corano afferma: "Dio vi ha decretato una religione
che raccomandò [in precedenza] a Noè. Ciò che abbiamo rivelato
a te [o profeta Muhammad] e raccomandato ad Abramo, Mosè e Gesú
è: ‘Innalzate la religione [preservatela cioè aderendovi
e mettendola in pratica] e non dissentite su di essa'"2.
Questi cinque profeti, chiamati "Profeti Ulil'azm [risoluti]", non
sono i soli inviati di Dio; numerosi altri profeti sono stati infatti inviati
all'umanità. Secondo quanto dice il nobile Corano, ogni popolo ha avuto
il suo profeta: "Ogni nazione ha avuto il suo profeta3.
Ogni popolo ha avuto la sua guida"4.
Per quanto riguarda poi i nomi di questi nobili profeti, il sacro Corano ne
cita solo venti: "Vi sono profeti di cui ti abbiamo parlato e altri
di cui non ti abbiamo parlato"5.
Gli inviati di Dio venuti dopo ciascuno dei Profeti Ulil'azm hanno invitato
l'uomo a seguire la legislazione apportata da questi ultimi. La funzione profetica
si è cosí perpetuata sino al giorno in cui Dio inviò Muhammad
Ibniabdillàh(S), l'ultimo del profeti divini, per trasmettere all'uomo
l'ultima e la piú completa legislazione religiosa e inviare il Corano,
che è l'ultimo e il piú completo libro ispirato. È per
questo motivo che la religione portata da questo nobile profeta non perirà
mai e la sua legislazione rimarrà in vigore fino al Giorno del Giudizio.
Il profeta Noè
Noè fu il primo dei profeti apportatori di legislazione e libro ispirato.
Egli invitò gli uomini del suo tempo a aderire al monoteismo, a non adorare
altri all'infuori di Dio l'Unico e a liberarsi del politeismo e dell'idolatria.
Secondo il glorioso Corano questo nobile profeta lottò tenacemente per
mettere fine alle differenze di classe, all'oppressione, all'ingiustizia e si
sforzò di insegnare quanto gli era stato rivelato da Dio attraverso l'argomentazione,
cosa del tutto nuova per gli uomini di quell'epoca.
Predicò per un lungo periodo la religione di Dio e a parte un ristretto
numero di persone il resto della gente preferí restare nell'ignoranza
e nell'abiezione. Il signore allora, provocando un diluvio, purificò
il mondo di queste empie creature. Solo Noè (A) e i suoi seguaci furono
risparmiati e destinati a ricostituire sulla terra una società religiosa.
Questo venerato profeta fondò il monoteismo e fu il primo incaricato
divino che combatté l'ingiustizia, la tirannia e l'empietà. È
per questo servizio inestimabile che ha reso alla religione di Dio che ha ricevuto
dal Signore una benedizione della quale godrà fino alla fine del mondo:
"Sia benedetto Noè tra la gente del mondo"6.
Il profeta Abramo
Molti anni passarono dalla scomparsa del santo Noè. Benché dopo
di lui numerosi altri profeti (quali Hud e Sàlih) avessero guidato anche
loro gli uomini verso Dio e alla rettitudine, giorno dopo giorno, il politeismo
e l'idolatria si diffusero, fino ad arrivare al punto da conquistare l'intero
mondo. Fu cosí che il Signore Onnipotente, nella Sua imperscrutabile
saggezza, inviò Abramo.
Egli era il perfetto esempio di uomo puro. Con intento sincero e senza il minimo
pregiudizio si mise alla ricerca della verità e comprese che all'infuori
del Creatore dell'universo non v'è altra divinità. Egli inoltre
combatté senza posa contro il politeismo e la tirannia.
Come afferma chiaramente il Corano e confermano le tradizioni degli Imam dell'Ahlulbàit,
Abramo trascorse il periodo della propria fanciullezza in una grotta lontano
dallo strepito delle masse e dal tumulto delle città. Non vedeva che
sua madre, che, di tanto in tanto, gli portava da mangiare e da bere. Un giorno
ritornò in città con la madre e andò a casa dello zio Àzar.
Là ogni cosa gli parve sconosciuta e assai stupefacente; con infinito
interesse e assoluta calma, immerso nello stupore e nella meraviglia, esaminava
attentamente gli oggetti e le cose che lo circondavano e cercava di scoprire
la causa della loro esistenza. Vide delle persone, tra cui lo zio Àzar,
adorare idoli da loro stessi fabbricati. Cercò allora di informarsi intorno
a quegli oggetti, ma le spiegazioni che gli vennero date sulla loro presunta
divinità non lo convinsero.
Vide poi alcuni adorare la stella Diana, altri adorare la luna e altri ancora
il sole. Siccome però ognuno di questi astri tramontava nel giro di qualche
ora, Abramo non credette alla loro natura divina.
Dopo tali esperienze e constatazioni, Abramo, senza riserbo, annunciò
alla gente la sua sottomissione all'unica divinità esistente e la sua
totale e fortissima avversione verso il politeismo e l'idolatria.
Fu cosí che il nobile Abramo si dedicò a combattere l'idolatria
e il politeismo e a lottare instancabilmente contro gli idolatri per ricondurli
alla fede nel Dio Unico. Riuscí addirittura a penetrare nel locale dove
erano conservati gli idoli e li frantumò. Per tale atto (considerato
dagli idolatri come il piú grande "crimine") fu processato
e condannato al rogo. Vennero cosí eseguiti i relativi rituali e dopodiché
il probo Abramo fu gettato crudelmente nelle fiamme, dalle quali venne però
salvato da Dio Onnipotente.
Qualche tempo dopo lasciò la Babilonia, di cui era originario, per raggiungere
la Siria e la Palestina; in quelle terre egli proseguí la sua missione
profetica.
Verso la fine dei suoi giorni ebbe due figli: l'uno Isacco [Ishàg], da
cui discendono i figli d'Israele, l'altro Ismaele [Ismàil], da cui discendono
gli Arabi.
Egli condusse, per ordine del Signore, Ismaele ancora lattante e la madre di
Ismaele nell'Hijàz. Stabilí la sua famiglia tra le montagne della
zona di Tihàmah, in una terra arida e disabitata e invitò cosí
gli Arabi nomadi ad abbracciare il monoteismo. Edificò poi la Ka'bah
e istituí il pellegrinaggio alla Mecca [Alhajj], che rimase una pratica
diffusa tra gli Arabi fino all'avvento dell'Islam.
La religione portata da Abramo era conforme alla natura umana. Egli, secondo
quanto afferma espressamente il Corano, portò un libro ispirato e fu
il primo a chiamare la religione di Dio "islàm" [sottomissione]
e i suoi seguaci "muslimín" [sottomessi].
Le religioni monoteistiche e cioè il Giudaismo, il Cristianesimo e l'Islàm,
discendono tutte da Abramo. Mosè, Gesú e Muhammad, profeti di
queste tre religioni, appartenevano infatti tutti alla progenie di Abramo ed
erano nella sua stessa linea di invito.
Il profeta Mosè
Mosè, figlio di Imràn, era il terzo dei Profeti Ulil'azm e apparteneva
alla progenie di Israele (Giacobbe).
Ebbe una vita assai travagliata. Quando nacque, i figli d'Israele vivevano tra
i Copti (in Egitto) in istato di abiezione e prigionia e, per ordine del Faraone,
i loro figli venivano decapitati. La madre di Mosè, in base a quanto
gli era stato ordinato da Dio in sogno, depose Mosè in una cesta e la
lasciò andare alla deriva sul Nilo. La corrente fece allora approdare
la cesta davanti al palazzo del Faraone.
Su ordine di questi, la cesta fu raccolta; quando fu aperta ne uscí un
piccolo neonato. Il faraone cedette alle insistenze della moglie e rinunciò
a uccidere il bambino. Siccome poi i sovrani non avevano figli, essi l'adottarono
e l'affidarono a una nutrice, che altri non era che la sua stessa madre.
Mosè visse alla corte del Faraone fino agl'inizi della sua gioventú,
dopodiché, avendo ucciso una persona, fuggí dall'Egitto e si rifugiò
nella città di Madian. Là conobbe il profeta Sciuàib e
ne sposò la figlia. Dopo aver trascorso alcuni anni presso Sciuàib
come pastore delle sue greggi, Mosè decise di ritornare in Egitto. Con
sua moglie, i figli e il suo bestiame, tornò quindi al paese natale;
lungo il cammino, quando nottetempo arrivò al monte Sinai, il Signore
Onnipotente lo incaricò della missione profetica.
Doveva inizialmente invitare il Faraone a convertirsi al monoteismo, liberare
i figli d'Israele dal giogo copto e prendere suo fratello Aaronne come proprio
ministro. Il Faraone, che era idolatra e si presentava agli Egiziani come una
divinità, respinse l'invito di Mosè e si rifiutò di riconoscere
la sua missione e di liberare i figli d'Israele.
Benché Mosè richiamasse per anni gli Egiziani al monoteismo e
realizzasse a tal proposito numerosi miracoli, il Faraone e il suo popolo seppero
solo dimostrarsi ostinati e sgarbati nei suoi confronti.
Alla fine, su ordine divino, Mosè partí nottetempo con i figli
di Israele verso il Deserto del Sinai. Quando raggiunsero il Mar Rosso, il Faraone
venne a conoscenza dell'esodo e si lanciò con le sue truppe al loro inseguimento.
Fu in quella circostanza che Mosè, con un miracolo, divise le acque e
con il suo popolo varcò il mare, il quale si richiuse davanti al Faraone
e ai suoi uomini annegandoli.
Dopo questo avvenimento Dio gli rivelò la Torà e istituí
tra i figli d'Israele la legge ebraica.
Il profeta Gesú
Gesú, il quarto dei Profeti Ulil'azm, apportò anch'egli un libro
ispirato e una legislazione religiosa.
La sua nascita avvenne in modo del tutto eccezionale: sua madre, Maria [Mariam],
che era una casta vergine, stava pregando nella città di Bàitulmuquaddàs
[Città Santa], quando d'un tratto discese Rúhulgudús [l'arcangelo
Gabriele] e le annunciò, da parte di Dio, la venuta del Messia. Con un
leggero soffio sulla manica del vestito della nobile donna, la fecondò
poi del Cristo.
Dopo la sua nascita, dinanzi alle ingiuste accuse che la gente rivolgeva a sua
madre, il neonato (ancora nella culla) prese le sue difese e annunciò
agli uomini la sua missione profetica e il libro ispiratogli da Dio.
Iniziò in età giovane a predicare la religione di Dio e restaurò,
con qualche modifica, la legislazione apportata da Mosè. Inviò
poi alcuni dei suoi discepoli nelle diverse regioni a predicare la sua religione.
Qualche tempo dopo la divulgazione del suo messaggio, i Giudei [il popolo di
Gesú] tentarono di ucciderlo; Dio però lo salvò e gli Ebrei
uccisero un altro al suo posto.
Nel nobile Corano è detto che un libro ispirato, chiamato "Ingíl"
[Vangelo] è stato rivelato a Gesú. Questo però non si identifica
con alcuno dei Vangeli scritti dopo di lui (e relativi alla sua vita e alla
sua predicazione) dei quali solo quattro, quelli composti da Luca, Marco, Matteo
e Giovanni, sono stati ufficialmente riconosciuti [dalle chiese cristiane].
1Corano XXI: 25.
2Corano XLII: 13.
3Corano X: 47.
4Corano XIII: 7.
5Corano XL: 78.
6Corano XXXVII: 79.