Indice Generale>I Principi>La Profezia>Prova relativa alla profezia
Da quanto è stato detto riguardo all'unicità divina si è
compreso che la formazione e lo sviluppo delle cose, come pure la loro creazione,
è opera di Dio l'Altissimo. In altre parole è Dio che guida e
dirige ogni essere dell'universo (che dal primo istante della propria comparsa
si dà continuamente da fare per sopravvivere, completarsi e diventare
cosí relativamente autonomo) sulla via della permanenza e del compimento.
In base a ciò si può con certezza dedurre che ogni specie esistente
permane secondo un particolare piano genetico che ogni individuo a essa appartenente
esegue col suo specifico modo di vivere. Piú esplicitamente, ogni genere
ha una ben determinata serie di doveri nell'armonia dei mondi, verso i quali
viene guidata da Dio l'Altissimo.
A tal proposito il nobile Corano afferma: "(Mosè) disse:
‘Il nostro Dio è Colui che ha donato a ogni cosa la sua particolare
natura e poi l'ha guidata"1.
Tutte le componenti dell'universo seguono tale norma: le stelle del cielo, la
terra che calpestiamo, gli elementi che vi si trovano, i composti che danno
luogo ai fenomeni elementari, i vegetali e gli animali. In termini generali,
tale condizione si estende anche all'uomo. Il suo caso presenta però
una fondamentale differenza, della quale intendiamo ora dare una breve spiegazione.
Il globo terrestre, creato milioni di anni fa, esercitando (nel proprio raggio
d'azione e nella misura in cui i fattori contrari gli lo permettono) le proprie
recondite forze svolge le sue diverse azioni e produce, con i suoi moti di rotazione
e di rivoluzione, gli effetti relativi alla propria esistenza, garantendosi
in tal modo la propria permanenza. Fino a quando un fattore piú potente
non lo ostacolerà questo straordinario pianeta continuerà a svolgere
le sue azioni, a eseguire tutti i doveri che ha nell'ordinato e armonico sistema
universale.
Il mandorlo, dal momento in cui il nocciolo da cui deriva germoglia fino al
giorno in cui diviene un albero completo, ha determinati doveri inerenti alla
propria nutrizione, alla propria crescita, al proprio sviluppo, eccetera eccetera
(inerenti cioè al proprio itinerario di vita), ai quali adempierà,
o meglio sarà obbligato a adempiere, finché un fattore contrario
e piú forte non lo ostacolerà.
Lo stesso avviene per tutti gli altri esseri dell'universo, a eccezione dell'uomo
che presenta una peculiare caratteristica: l'arbitrio.
Egli può rifiutare di compiere un'azione che non comporta ostacoli e
gli è interamente favorevole e, al contrario, impegnarsi in un'azione
che risulti per lui completamente deleteria. Talvolta rifiuta di prendere un
antidoto, talaltra beve un veleno per porre fine ai suoi giorni.
È chiaro che Dio, che (come è già stato detto in precedenza)
guida tutte le Sue creature verso il bene e la perfezione, non costringerà
una creatura dotata di arbitrio a seguire il retto sentiero. Ciò è
confermato dal comportamento dei Profeti, inviati da Dio Onnipotente per guidare
l'uomo verso il bene, la perfezione e la beatitudine. Essi, da parte di Dio
l'Altissimo, annunciano all'uomo la via del bene e della beatitudine e quella
del male e della perdizione; comunicano ai seguaci della religione di Dio che
riceveranno da Lui una generosa ricompensa per il loro retto agire e li fanno
sperare nella misericordia divina. Mettono invece in guardia gli empi e i peccatori
dal castigo divino; gli uomini saranno poi liberi di scegliere tra il bene e
il male, tra la beatitudine e la perdizione.
Questo è ciò che ha disposto il Signore per guidare l'uomo verso
il bene, la perfezione e la beatitudine e salvarlo dal male, dai vizi e dalla
perdizione.
Ora, se è vero che l'uomo attraverso il proprio intelletto è in
grado di comprendere in modo generale il bene e il male, è anche vero
che questo stesso intelletto (come è già stato detto in precedenza)
viene per lo piú sopraffatto dalle passioni e talvolta cade anche in
errore.
È perciò necessario che Dio, oltre all'intelletto, metta a disposizione
dell'uomo un mezzo assolutamente infallibile e insoggiogabile. In altre parole,
è necessario che il Signore confermi con un mezzo invincibile i precetti
che fa comprendere, in modo generale, attraverso l'intelletto. Questo insormontabile
mezzo è appunto la "profezia": Dio l'Altissimo rivela a uno
dei Suoi servi [il profeta] i Suoi salvanti precetti e lo incarica di trasmetterli
agli uomini e di indurli (facendoli sperare nella Sua ricompensa e mettendoli
in guardia dal Suo castigo) a seguire queste sacre leggi.
Dice Dio l'Altissimo nel nobile Corano: "Invero Ci siamo rivelati
a te [o profeta Muhammad] come Ci siamo rivelati a Noè e ai profeti che
vennero dopo di lui… Inviammo agli uomini dei messaggeri, i quali comunicarono
ai seguaci della religione di Dio che avrebbero ricevuto da Lui una generosa
ricompensa per il loro retto agire, mettendo invece in guardia gli empi dal
castigo divino, affinché dopo i Messaggeri la gente non avesse potuto
piú argomentare contro Dio per non aver potuto disporre di questo tipo
di guida"2.
1Corano XX: 50.
2Corano IV: 163 e 165.