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Del risanare le terre inutilizzabili

L’Islam considera il risanamento di una terra inutilizzabile (sia che si tratti di una prateria o di un canneto, sia che si tratti di un terreno che è sempre stato inutilizzabile sia che, una volta risanato, a causa del completo spopolamento della zona, sia rimasto abbandonato degradandosi al punto di divenire completamente inutilizzabile) una buona azione. Colui che la compie oltre a divenire proprietario del terreno che ha risanato (essa è infatti una delle cause dell’acquisto di proprietà) riceverà anche, nel Giorno del Giudizio, una ricompensa da Dio.
Il nobile Profeta disse: “Chiunque risana una terra inutilizzabile ne acquista la proprietà”. L’imam Assàdig disse: “Le persone che hanno risanato una terra hanno diritto di priorità ed essa appartiene a loro”.
Nell’Islam le terre inutilizzabili appartengono a Dio, al sommo Profeta e agli Imam (appartengono cioè al governo islamico) e fanno parte dei cosiddetti anfàl.
Un terreno inutilizzabile può essere risanato e divenire proprietà di colui che lo ha risanato1:

  1. dietro permesso di uno degli imam o di uno dei loro vicari;
  2. se nessuno in precedenza lo ha delimitato o cinto o effettuato su di esso operazioni simili a queste;
  3. se non cade nella zona circostante alla proprietà altrui (che legalmente non deve essere occupata), come nelle vicinanze di un corso d’acqua, dell’argine di un pozzo o ai confini dei campi coltivati;
  4. se non appartiene alla categoria dei cosiddetti “terreni liberi” come ad esempio quelli delle moschee distrutte o quelli lasciati in qualità di fondazioni pie;
  5. se non è di pubblica proprietà dei Musulmani, come i viali e le strade.

Si faccia attenzione che un terreno è da considerarsi risanato quando viene di solito giudicato tale dalla gente. Cosí se si lavora su un terreno in modo tale che la gente vedendolo di solito lo giudica risanato, esso deve essere considerato tale.
I giacimenti superficiali che chiunque, senza dover ricorrere a scavi o estrazioni, può utilizzare, sono a disposizione di tutti perché se ne possa trarre profitto secondo le proprie necessità. Se però per utilizzarli occorre effettuare degli scavi, delle estrazioni ed eseguire le altre operazioni necessarie (come avviene ad esempio nel caso dell’estrazione dell’oro e del rame), colui che inizia per primo i lavori d’estrazione ne diverrà il proprietario.
Per concludere ricordiamo che i grandi corsi d’acqua, i fiumi, l’acqua delle nevi e delle piogge che si riversano dalle montagne sono proprietà comune dei Musulmani. Chiunque si trovi piú vicino a esse ha la priorità sugli altri.

1Se piú persone decidono di acquistarne la proprietà, colui che agisce per primo ha la priorità sugli altri.