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Della confessione

Nella legislazione islamica per confessione s’intende una frase o un discorso che provi un diritto altrui nei confronti della persona che lo pronuncia; la frase “Debbo mille riàl alla tal persona” è ad esempio una confessione.
Non c’è bisogno di dire quanto essa, per quel che concerne la difesa dei diritti che rischiano di essere calpestati, sia importante per la società. Infatti, il difficile lavoro svolto dall’organismo giudiziario, che, compiendo notevoli sforzi e sopportando grandi fatiche, raccoglie prove, indizi, cita testimoni e vaglia ipotesi, può essere risparmiato da una semplice confessione.
Nella religione islamica la confessione riveste una grande importanza, anche a livello individuale. Essa trae infatti origine dall’umano istinto di venerazione della verità (che si oppone a quello di adorazione dei sensi), per la vivificazione e l’attivazione del quale l’Islam spende tutti i suoi sforzi.
Dio l’Eccelso, rivolgendosi ai seguaci della religione islamica, dice: “Siate sempre giusti e onesti e dite sempre ciò che sapete, anche se ciò dovesse risultare a vostro scapito, o a scapito di vostro padre, di vostra madre e dei vostri parenti vicini”1.
Per concludere ricordiamo che la persona che fa una confessione, affinché questa abbia valore legale, deve essere pubere, deve confessare per sua libera scelta e deve essere nelle sue piene facoltà mentali. Perciò la confessione di un bambino, di chi non è sano di mente, di chi si trova in istato di ebbrezza, di chi ha perso conoscenza e di chi è stato costretto a confessare, non ha alcun valore.

1 Corano IV: 135.