Articoli>I principi della religione
(della Fondazione “Sul Sentiero della Verità”)
Alcuni sono convinti di non avere alcun dovere di ricercare per comprendere
la religione. Essi dicono: “Che bisogno c’è di riflettere
intorno alla religione?”
Noi di seguito metteremo in evidenza l’errore che esiste nel pensiero
di queste persone e dimostreremo la necessità di ricercare per conoscere
la vera religione in due diversi modi, e cioè considerando quanto ci
dice la nostra ragione riguardo alla necessità
Valutiamo ora ognuna di queste due vie.
Noi tutti godiamo del possedere vitali cose come l’apparato digerente,
quello respiratorio, il cuore e gli altri organi e apparati del nostro corpo.
Ognuno di essi ha un valore maggiore di quello che è possibile immaginare
e persino comprendere. Allo stesso modo la luce del sole, le piante, i minerali
e le nascoste risorse nella terra, sono tutte cose assai utili che l’uomo
può sfruttare servendosi del sapere e delle capacità che gli sono
state donate.
Superiore a tutte le preziose cose di cui dispone l’uomo è l’intelligenza.
Infatti, con essa può, ad esempio, ridurre in frantumi enormi monti,
costruire dall’acqua e dal ferro i piú potenti mezzi e produrre
i piú complessi meccanismi.
È ora opportuno porsi la seguente domanda: non è forse necessario
ricercare e riflettere per scoprire se esiste un benefattore che ci fa tutti
questi doni e, nel caso in cui si scopra che esiste, conformemente a quanto
ci ordina la ragione, ringraziarlo per il bene da esso ricevuto?
Quando un uomo benevolo e gentile adotta un neonato orfano e lo cresce, lo educa,
gli mette a disposizione i migliori insegnanti, i migliori libri, gli procura
insomma ogni mezzo a lui necessario per crescere e svilupparsi, facilitandolo
sotto ogni aspetto, ci chiediamo se questo figlio adottivo non ha forse il dovere
di darsi da fare per conoscere il suo padre adottivo, di comprendere il suo
valore, e di dimostrargli la sua gratitudine?
Analogamente, noi uomini abbiamo il dovere di conoscere il nostro Benefattore,
il nostro Creatore e ringraziarlo per i beni e i favori che ci ha concesso.
È il nostro intelletto quindi che ci comanda di sforzarci per conoscere
la giusta religione. Chi non ha ancora trovato la retta via, come prima cosa
deve senza posa darsi da fare per trovare un utile argomento, una salda prova
che gli permetta di trovare il sentiero della verità, la giusta religione.
Quando poi raggiungerà la fonte della vita spirituale, quando arriverà
alla vera religione, dovrà, con assoluta tranquillità d’animo,
con straripante gioia interiore, ringraziare il proprio Creatore.
Se un bambino vi dicesse che uno scorpione, o un qualsiasi altro insetto pericoloso, è penetrato nei vostri vestiti, li togliereste immediatamente e iniziereste a frugare attentamente tra essi per trovarlo o per assicurarvi che nessun pericolo vi minaccia. Se di notte avete deciso di mettervi in viaggio e qualcuno vi dice che un gruppo di banditi vi ha teso un agguato, senza dubbio non partireste se non prima di aver determinato un sentiero sicuro. Questi due esempi ci fanno comprendere che l’intelletto umano giudica necessario prevenire i pericoli. È pur possibile che alcuni danni siano esigui e vengano considerati trascurabili da alcune persone. Tuttavia, non si può trascurare i danni che minacciano la vita dell’uomo, che mettono in pericolo la sua esistenza.
Nella storia sono esistiti uomini noti per la loro sincerità e la loro
rettitudine. Essi dicevano d’essere stati inviati da Dio ed esortavano
la gente a credere in Dio e a compiere rette azioni. Per effetto dei loro sforzi
e del loro costante lavoro, in tutto il mondo esistono persone che credono in
loro; basti considerare che la nascita di Cristo segna l’inizio dell’era
cristiana, mentre quella di Muhammad è l’inizio dell’era
islamica.
Le parole di questi profeti (che invitavano gli uomini a seguire la religione
e a rispettare particolari precetti, che li mettevano in guardia dal giudizio
di un sapiente ed equo giudice, che si preoccupavano dei grandi pericoli del
Giorno del Giudizio, della durezza del castigo divino), nel farci sospettare
dell’esistenza di un pericolo che ci minaccia, non hanno perlomeno pari
peso di quelle di bambino? È forse possibile ignorare le parole e le
rette azioni dei veri religiosi, che, per la loro fede, sono pronti a fare ogni
sacrificio e ad andare persino incontro alla morte?
È chiaro che le parole dei casti profeti, anche nel caso in cui non convincano
completamente, fanno perlomeno sorgere nella mente domande quali: “È
possibile che dicano il vero. Se le loro parole dovessero corrispondere alla
verità che cosa ne sarà di noi? Cosa risponderemo a Dio?”.
È a questo punto che l’intelletto dell’uomo giudica necessario
prevenire questo (perlomeno possibile) danno, inducendolo a riflettere e ricercare
riguardo alla religione.
I profeti, oltre ad ammonire gli uomini, li invitavano ad avere una vita sana
e umana e dicevano loro: “Dopo la morte una lieta e beata vita attende
coloro che avranno eseguito i propri doveri. In essa vivranno in un altro mondo,
nel quale avranno pace interiore, non s’ammaleranno mai, non saranno mai
tristi, smarriti, agitati e non avranno mai paura”. La nostra ragione
ci permette forse di ignorare tutte queste importanti notizie? Non dobbiamo
forse valutare bene gli ammonimenti dei profeti e riflettere su quanto dice
la religione?
Quando vediamo un edificio bello, imponente e perfetto comprendiamo facilmente
che l’ingegnere, l’architetto, i muratori e gli operai che hanno
contribuito a costruirlo conoscono bene il proprio lavoro. Vedendo quella perfetta
costruzione ci rendiamo conto della scienza e delle conoscenze di coloro che
l’hanno costruito. Allo stesso modo quando vediamo un’automobile,
un aeroplano, un cervello elettronico e gli altri perfetti prodotti industriali,
pensiamo indubbiamente ai loro informati ed esperti inventori e costruttori
e ci convinciamo della loro scienza e delle loro conoscenze. Ora, per ammettere
l’esistenza del costruttore di un edificio – o dell’inventore
di una determinata cosa - non abbiamo assolutamente bisogno di vederlo, e, anche
se dovessimo vederlo, non riusciremmo lo stesso a percepire, con nessuno dei
cinque sensi, la sua scienza, le sue conoscenze. Nonostante tutto ciò,
siamo fermamente convinti del suo sapere: perché? Poiché l’ordine
che osserviamo in ciò che ha costruito o inventato c’informa della
sua competenza.
Da quanto abbiamo detto concludiamo che non è assolutamente necessario
che ogni volta che vogliamo ammettere l’esistenza di una cosa, essa debba
per forza essere visibile o percepibile dagli altri sensi. Esistono infatti
innumerevoli entità che non possono essere percepite dai sensi e della
cui esistenza ci si può convincere esaminando attentamente i loro effetti.
Ogni persona dotata di ragione, con un minimo d’attenzione, di riflessione,
comprende infatti che non v’è effetto senza causa né ordine
senza un ordinatore dotato di criterio e scienza.
Possiamo quindi suddividere gli esseri dell’universo in due categorie: