Indice Generale>Le norme>La preghiera>Le componenti indispensabili della preghiera
La preghiera dev’essere compiuta con l’unico scopo di eseguire il comando divino; non è necessario formulare tale intenzione nel cuore o a parole, dicendo ad esempio: “Eseguo le quattro unità della preghiera del mezzogiorno con l’intento di adempiere al comandamento divino”.
Dopo aver recitato l’azàn [la chiamata per la preghiera]
e l’igàmah [formula molto simile all’azàn],
con l’intenzione di compiere la preghiera solamente per adempiere al
comandamento divino, si inizia la preghiera pronunciando il takbíratul’ihràm,
che consiste nella frase “Allâhu akbar”.
Pronunciando tale formula azioni quali mangiare, bere, ridere e volgere le
spalle alla direzione della Ka’bah divengono proibite.
Nel pronunciare il takbíratul’ihràm è meritorio
alzare le mani all’altezza delle orecchie; con tale gesto ricordiamo
l’incommensurabile grandezza di Dio, consideriamo tutto ciò che è altro
da Lui piccolo e irrilevante e ci astraiamo da esso.

Le posizioni erette da assumersi durante la recitazione del takbíratul’ihràm e immediatamente prima dell’inchino sono indispensabili, mentre quelle da assumere durante la recitazione della sura Aprente e surah sono obbligatorie ma non indispensabili. Cosí, se ad esempio qualcuno dimentica l’inchino e prima di compiere la prosternazione si ricorda che non lo ha eseguito, deve prima assumere la posizione eretta e poi compiere l’inchino; se però si alza e compie direttamente l’inchino, la sua preghiera sarà nulla, perché l’assunzione della posizione eretta immediatamente prima dell’inchino è, come abbiamo già detto, indispensabile.

Dopo aver recitato l’Aprente e la surah, occorre piegarsi in
modo tale che le mani tocchino le ginocchia; questo atto si chiama “inchino” [rukú].
Raggiunta tale posizione è necessario pronunciare la frase “subhâna
Rabbialºaèîmi wa bihamdih” o in alternativa la
formula “subhânallâhi subhânallâhi subhânallâh”.
Dopo l’inchino, occorre tornare in posizione eretta e quindi prosternarsi.

La prosternazione [sajdah] consiste nel poggiare la fronte, la palma
delle mani, la parte prominente delle ginocchia e la punta dei due alluci al
suolo. Raggiunta tale posizione è necessario pronunciare la frase “subhâna
Rabbîal-aºlâ wa bihamdih” o, in alternativa, la
formula “subhânallâhi subhânallâhi subhânallâh”.
Dopodiché ci si asside, quindi si compie una seconda prosternazione
e si ripete la frase [o, in alternativa, la formula] precedente.
La fronte dev’essere appoggiata su della terra o su un prodotto della
terra. Si faccia però attenzione che non è lecito appoggiare
la fronte su cose commestibili, su indumenti o su prodotti o sostanze minerali.
