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Sacrificare la vita sul sentiero di Dio

Senza alcun dubbio la coscienza umana, considera vita solo quella condotta con dignità. Una vita priva di dignità, nella quale non venga presa in considerazione la reale beatitudine dell’essere umano non è una vita ma una morte assai piú amara e spiacevole di quella naturale. L’uomo che stima la propria dignità e la propria beatitudine rifugge da questo vile genere di vita esattamente come dalla morte.
L’uomo, in qualsiasi ambiente viva e qualsiasi sia il metodo di vita che segue, comprende insitamente che la morte sulla via di ciò che considera santo e sacro è beatitudine. Nella logica religiosa tale questione è piú chiara che in qualsiasi altra logica e non ha nulla a che vedere con le chimere e la superstizione. Infatti, colui che, per ordine della propria religione, difende la società religiosa in cui vive sino al sacrificio della sua stessa vita, sa che non si è imposto alcuna privazione, sa che in cambio dell’effimera vita che ha perso sul sentiero di Dio avrà una vita eterna, piú piacevole e preziosa di quella di questo mondo. Egli godrà invero di un’imperitura beatitudine.
Il sacro Corano afferma: “Coloro che vengono uccisi sulla via di Dio, non sono morti, bensí hanno una vita eterna e godono presso Dio dei Suoi doni”1.
I metodi non religiosi, che considerano l’esistenza umana limitata all’effimera vita di questo mondo, non possono assolutamente affermare che l’uomo dopo la morte continua a esistere, oppure che ottiene la beatitudine, la felicità eterna. Essi, sfruttando favole e chimere, possono, al limite, far credere alla gente che colui che immola la propria vita per la patria o per i sacri princípi della nazione avrà iscritto il proprio nome in lettere d’oro nelle pagine di storia, nell’elenco degli eroi e dei martiri della patria e rimarranno cosí per sempre vivi.
Gli elogi e gli encomi che sono stati rivolti nell’Islam al sacrificio della vita sul sentiero di Dio, non sono stati rivolti a nessun’altra buona azione. Il sommo Profeta disse: “Sopra ogni buona azione ne esiste un’altra, fino ad arrivare al sacrificio della vita sulla via di Dio; non esiste alcuna buona azione superiore a esso”.
Nei primi anni dell’Islam, i Musulmani chiedevano al sommo Profeta di implorare per loro il perdono divino e per effetto delle sue preghiere essi ricevevano il prezioso dono del martirio. Non si piangeva poi coloro che lasciavano questo mondo sacrificando la propria vita sul sentiero di Dio, poiché essi venivano considerati vivi.

1Corano III: 169.