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La carità e l’assistenza verso gli indigenti

In ogni società esistono persone povere e indigenti che hanno diritto ad aiuto e assistenza; è dovere della gente benestante aiutare queste persone e non calpestare questo loro sacrosanto diritto.
La sacra legge islamica raccomanda vivamente il rispetto di questo diritto, obbligando gli abbienti ad assistere e aiutare i poveri.
Dio l’Eccelso nel Corano si presenta come Benefico, Clemente e Magnanimo e incoraggia i Suoi servi ad acquisire queste buone qualità: “Dio è con le persone benefiche” e anche: “Ciò che voi erogate in beneficenza è a vostro stesso vantaggio”. In un altro versetto afferma: “Ciò che erogate in beneficenza ritornerà a voi e nulla perderete”. Lo studio delle condizioni della società e dei vantaggi offerti dalla beneficenza può essere d’aiuto a comprendere il significato di tali versetti coranici.
Le diverse forze della società operano a vantaggio di ogni suo individuo; quindi se in una società un gruppo di persone vive in povertà e a causa di tale condizione non riesce a lavorare e la produzione della ricchezza diminuisce in proporzione. Gli indesiderati effetti di tale diminuzione si ripercuotono allora su tutti gli individui di tale società e a volte succede che i ricchi falliscano e diventino piú poveri di tutti.
Se però gli abbienti assistessero gli indigenti otterrebbero ottimi risultati, trai quali:

  1. erogando in beneficenza risvegliano negli altri dell’affetto e conquistano il cuore di un certo numero di persone;
  2. con un irrisorio capitale acquistano un grande rispetto;
  3. ottengono il sostegno di tutta la gente, poiché gli uomini stanno dalla parte delle persone benefiche;
  4. si mettono al riparo dal pericolo di quel giorno in cui l’odio e la collera dei poveri nei confronti dei ricchi raggiungeranno il colmo e metteranno tutto a ferro e a fuoco;
  5. il poco denaro che hanno erogato in elemosina, si trova, per via della circolazione negli ingranaggi economici della società, a essere raddoppiato e a tornar loro accresciuto.

Esistono innumerevoli versetti e tradizioni islamiche che stimolano e incoraggiano la gente a fare della beneficenza sulla via di Dio e che espongono il merito di questo nobile e umano atto.
La questione dell’assistenza verso i poveri ora affrontata è uno dei numerosi casi particolari del piú generale problema dell’aiuto reciproco che costituisce il fondamento della società umana. In effetti, l’essenza della società consiste nella cooperazione dei suoi individui che con l’aiuto reciproco che si forniscono risolvono i loro problemi e si assicurano una vita tranquilla.
Per concludere ricordiamo che la sacra religione islamica non ha richiesto la carità soltanto a livello economico, bensí essa (e del resto anche la coscienza umana) vuole che si aiuti e si assista tutti i bisognosi, anche quelli non affetti da necessità pecuniarie. Cosí, istruire un analfabeta, aiutare un cieco, ricondurre sul retto sentiero un traviato, sollevare un uomo caduto, sono tutte azioni che significano ed esprimono l’aiuto reciproco (principio la cui validità fu accettata dagli uomini sin dagli albori della formazione della società) e la carità. È evidente che se l’essere umano si rifiuta di svolgere alcuni dei lavori di secondaria importanza, non accetterà mai di svolgere quelli fondamentali; allo stesso modo, se non si adempie ai doveri di minore importanza, non si accetterà ovviamente di eseguire quelli piú importanti.