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I doveri dell’uomo verso la società

Come è noto, gli uomini operano in comune e si spartiscono i benefici di questo sforzo collettivo, onde soddisfare i loro diversi bisogni.
La società può essere paragonata all’organismo umano. Ogni organo del corpo umano svolge il proprio specifico compito e gode dei frutti del proprio lavoro e di quelli dell’attività degli altri organi. In altre parole, ogni organo, nel proprio campo d’azione, si garantisce il proprio utile assicurando quello degli altri organi. Ora, se ciascuno degli organi si fosse dimostrato egoista e non fosse stato utile agli altri organi (ad esempio, se nel momento in cui la mano o il piede fosse impegnato a compiere una determinata azione, l’occhio si rifiutasse di collaborare, oppure se la bocca si fosse limitata a masticare e gustare i cibi senza ingoiarli e soddisfare in tal modo le necessità dello stomaco) l’essere umano sarebbe morto e con esso quegli stessi egoisti organi.
Il dovere di ogni individuo verso la società è analogo a quello che ciascuno degli organi del corpo ha nei confronti dell’intero organismo. L’uomo deve ricercare i propri interessi in quelli della società e quando lavora deve tenere presente il bene e l’interesse pubblico; solo in tal modo potrà trarre profitto dai suoi sforzi, dalle proprie fatiche. Ognuno deve insomma rispettare i diritti del prossimo se non vuole vedere i propri calpestati. Questa è una verità che tutti noi comprendiamo in modo insito e l’Islam, religione fondata sulla natura umana, non può che confermarla.
Il sommo Profeta dice: “Musulmano è colui che non danneggi né con gli atti né con le parole gli altri Musulmani”. Dice altresí: “I Musulmani sono fratelli e di fronte agli stranieri sono uniti e solidali tra di loro”. In un’altra tradizione afferma poi: “Colui che si disinteressa degli affari dei Musulmani non è Musulmano”.
Al ritorno dalla battaglia di Tabúk (alla frontiera dell’impero d’Oriente) tre Musulmani che non avevano partecipato alla battaglia andarono incontro all’armata musulmana per accoglierla. Quando videro il sommo Profeta lo salutarono ma egli voltò il viso in segno di dissenso e non rispose al loro saluto. Gli altri Musulmani seguirono il Profeta e tutti a Medina, persino le loro mogli, si rifiutarono di rivolgere loro la parola. Affranti da questo rifiuto, i tre esclusi si rifugiarono nelle montagne che circondavano la città pentendosi e chiedendo al Signore di perdonarli. Dopo qualche giorno Dio accettò il loro pentimento ed essi poterono fare ritorno in città.