I dodici Imam>Conoscere il Nahju-l-Balagah>Sull’autenticità degli hadith del Nahju-l-Balagah
Sayyid Raziyy, in tutto il Nahju-l-balagah (sermoni, lettere e sentenze), per
brevità, non ha mai citato i documenti, le prove che dimostrano l’autenticità
delle tradizioni di questa straordinaria opera, non ha cioè riportato
la catena di trasmissione degli hadith che ha citato. Ciò ha portato
alcuni a dubitare sull’autenticità di quest’opera, soprattutto
quelli che credevano che l’esistenza di simili tradizioni, avrebbero potuto
essere una salda e chiara prova a favore della dottrina sciita, un valido argomento
capace di provare la netta superiorità di Alí (A) sugli altri
compagni del Profeta. Fu cosí che cercarono di isolare, di emarginare
questa preziosa opera, di denigrarla dinanzi ai musulmani.
Tuttavia, visto che le tradizioni del Nahju-l-balagah sono straordinariamente
eleganti e profonde, grazie a Dio, queste insinuazioni non hanno avuto alcun
effetto sul pensiero dei dotti musulmani. I sapienti islamici, sciiti e sunniti,
hanno sempre lodato ed esaltato questo libro, hanno sempre cercato di spiegarne
il profondo contenuto. Infatti, il Nahju-l-balagah, al pari del sacro Corano,
possiede numerose esegesi e traduzioni.
Chiunque mediti sulle tradizioni di quest’opera e venga a conoscenza di
alcuni dei suoi segreti, ammetterà che queste parole provengono da un
uomo eccezionale, non potrà negare che sono le piú vicine parole
a quelle del Profeta dell’Islam. È per questo motivo che la parola
di Alí (A) è stata considerata superiore a quella delle creature
e inferiore a quella del Creatore. Da quanto abbiamo ora detto possiamo trarre
le seguenti conclusioni.
Il sublime contenuto del Nahju-l-balagah è una chiara e sicura prova
del fatto che le sue tradizioni appartengono al Principe dei Credenti, Alí
Ibni Abitàlib (A).
È impossibile che una persona normale o un dotto abbia inventato le straordinarie
tradizioni del Nahju-l-balagah e poi le abbia attribuite all’imam Alí
(A). In effetti, se questa persona fosse timorata, non si macchierebbe mai di
un simile peccato, mentre se fosse disonesta, che vantaggio ricaverebbe attribuendo
queste tradizioni a un’altra persona. In effetti, se qualcuno avesse la
capacità di pronunciare e scrivere simili parole, senza dubbio, le attribuirebbe
a se stesso, per guadagnare, per sé e per i suoi discendenti, meriti
e lodi, e passare per sempre alla storia.
A prescindere da quanto abbiamo ora detto, conoscendo l’eccezionale personalità,
l’esemplare timor di Dio e l’assoluta fidatezza di Sayyid Raziyy,
siamo sicuri che quando egli attribuisce una tradizione all’imam Alí
(A), sicuramente ne ha prima accertato l’autenticità sulle attendibili
raccolte di tradizioni islamiche.
Ibni Abi-l-hadid Al-mu´taziliyy, uno dei celebri dotti sunniti, nel suo
commento al Nahju-l-balagah (vol. X, pag. 127), afferma: “Molte delle
guide della gente schiava delle proprie passioni, affermano che la maggior parte
dei sermoni del Nahju-l-balagah sono stati inventati da alcuni letterati sciiti,
tra cui Sayyid Raziyy, e poi attribuiti all’imam Alí (A). Il fanatismo
e la testardaggine ha reso questa gente incapace di vedere la verità,
l’ha traviata dal retto sentiero. Essi non hanno la minima conoscenza
dell’arte oratoria e io, in poche righe, metterò in evidenza i
loro errori. Voi che dubitate sull’autenticità del Nahju-l-balagah,
o affermate che esso è stato interamente inventato oppure dite che alcune
delle sue tradizioni sono false, non sono autentiche. La prima ipotesi è
decisamente falsa, poiché alcune tradizioni del Nahju-l-balagah sono
state trasmesse per cosí tante vie attendibili che è [matematicamente]
impossibile che siano false. Quasi tutti i narratori di tradizioni islamiche
e gli storiografi sunniti, hanno narrato molti dei sermoni del Nahju-l-balagah
ed è ovvio che, siccome non sono sciiti, non è possibile accusarli
di tendenziosità. Quanto invece alla seconda ipotesi, dobbiamo dire che
anche questa non è conforme alla verità: chi conosce l’arte
oratoria, ha il gusto della letteratura e della poesia araba e ha qualche nozione
di retorica, riuscirà sicuramente a distinguere un discorso facondo da
uno non, uno eloquente da uno dotato di minore eloquenza… Il Nahju-l-balagah
è come un limpido ruscello, possiede una straordinaria armonia; l’occhio
attento ed esperto è sicuramente in grado di notare che le tradizioni
di questo libro provengono tutte da un’unica fonte di scienza e saggezza.
Il Nahju-l-balagah è come il sacro Corano: in ogni riga è possibile
notare lo stesso straordinario stile, la stessa armonia. Se alcune delle tradizioni
del Nahju-l-balagah fossero state inventate, e solo una parte di esse appartenesse
realmente all’imam Alí (A), questo libro non avrebbe avuto l’uniformità
e l’armonia che possiede.
Prescindendo da quanto abbiamo finora detto, accettando questa ipotesi e dubitando
sulle tradizioni del Nahju-l-balagah, dovremmo dubitare su tutte le tradizioni
islamiche, su ogni parola, su ogni discorso tramandato, e dire che è
possibile che questa o quella tradizione sia stata inventata e attribuita ingiustamente
al Profeta o a uno dei califfi. Ogni risposta data in difesa delle tradizioni
del Profeta o dei suoi compagni, verrebbe dunque usata dai seguaci di Alí
(A) per difendere il Nahju-l-balagah – e le altre sue tradizioni –
e attribuirlo cosí al Principe dei Credenti”
Lo Shaykh Muhammad Abduh, un altro dei celebri dotti sunniti e grande muftí d’Egitto, nell’introduzione del suo commento al Nahju-l-balagah, afferma, con assoluta decisione, che tutte le tradizioni contenute nel Nahju-l-balagah appartengono al Principe dei Credenti, e dice: “Questo è un grande libro, che il nobile Sayyid [Raziyy] ha compilato selezionando alcune delle tradizioni del nostro signore e padrone Alí Ibni Abitàlib (A); egli ha chiamato quest’opera ‘Nahju-l-balagah’. Non conosco nome piú adatto (per questo libro) che denoti meglio il suo significato, il suo contenuto. Io non sono capace di descrivere questo libro meglio di quanto fa il suo titolo, piú di quanto ha fatto la persona che l’ha compilato”
Le obiezioni d’Ibni Khallikàn sull’autenticità del Na-hju-l-balagahIbni Khallikan, nel libro ‘Wafayatu-l’a´yàn’
(vol. III, pag. 313), parlando di Sayyid Murtazà (fratello di Sayyid
Raziyy), afferma: “…La gente dissente sull’autore del Nahju-l-balagah:
alcuni dicono che quest’opera è stata compilata da Sayyid Murtazà,
altri l’attribuiscono a Sayyid Raziyy. È stato inoltre detto che
il Nahju-l-balagah non è parola di Alí (A), ma è l’invenzione
di chi l’ha compilato e l’ha attribuito ad Alí (A), e Dio
conosce meglio di chiunque altro la verità dei fatti!”
Apparentemente, Ibni Khallikan è stato il primo a criticare il Nahju-l-balagah
e a dubitare sulla sua autenticità. Dopo di lui fecero altrettanto anche
Safadí, nell’opera ‘Al-wafi Bi-l-wafayàt’, Yàfi´i,
nel libro ‘Miràtu-l-janàn’ (vol. III, pag. 55), Zahabiyy,
nell’opera ‘Mizànu-l’i´tidàl’ (vol.
I, pag. 101) e Ibni Hajar, nel libro ‘Lisànu-l-mizàn’
(vol. IV, pag. 223). Altri ancora seguirono le orme di Ibni Khallikan, muovendo
diverse obiezioni, contro le quali i sapienti sciiti e sunniti hanno sempre
opposto rigorose e salde argomentazioni.
Ibni Khallikan, sostanzialmente, ha mosso contro il Nahju-l-balagah le seguenti
due obiezioni:
la gente dissente sull’autore del Nahju-l-balagah: alcuni dicono che quest’opera
è stata compilata da Sayyid Murtazà, altri l’attribuiscono
a Sayyid Raziyy;
il Nahju-l-balagah è veramente parola di Alí (A), oppure è
l’invenzione di chi l’ha compilato?
Ci proponiamo ora di dimostrare l’inconsistenza di queste due obiezioni.
Per prima cosa diciamo che nessuno ha mai attribuito il Nahju-l-balagah a Sayyid
Murtazà! Sarebbe stato opportuno che Ibni Khallikan avesse citato almeno
una delle persone che ha attribuito il Nahju-l-balagah a Sayyid Murtazà.
Prima dell’opera ‘Wafayatu-l’a´yàn’ sono
stati scritti molti libri sul ‘Nahju-l-balagah’, ma nessuno ha mai
detto che v’è dissenso sull’autore di questo prezioso libro.
Opere quali ‘Al-majàzatu-n-nabawiyyah’, Haqà’iqu-t-ta’wíl’
e ‘Khasa’isu’l’a’immah’, appartengono sicuramente
a Sayyid Raziyy, il quale, in esse, ha ripetutamente detto che è stato
lui stesso a compilare il Nahju-l-balagah. Inoltre, il Raziyy, dopo molti dei
sermoni del Nahju-l-balagah, dà diverse spiegazioni, iniziando sempre
con la frase: “Dice il Raziyy…”. Se Ibni Khallikan avesse
letto almeno una volta questo nobile libro, non avrebbe fatto queste obiezioni.
Insomma, chi non ha mai letto un libro o, riguardo a esso, non ha interrogato
coloro che lo conoscono bene, come può mai dubitare su di esso?
Molti libri sono stati scritti prima del Raziyy, nei quali è possibile
ritrovare, qua e là, buona parte delle tradizioni del Nahju-l-balagah,
attribuite al Principe dei Credenti. Ciò dimostra chiaramente che queste
tradizioni erano già note tra la gente, soprattutto tra i dotti e i narratori
di hadith, e venivano attribuite all’imam Alí (A). È forse
per questo stesso motivo che Sayyid Raziyy non ha creduto necessario citare
le catene di trasmissione di queste tradizioni. Secondo alcuni esperti di storia,
la quantità di hadith di Alí (A) noti tra la gente era, addirittura,
assai maggiore di quella che il Raziyy ha raccolto e riportato nel Nahju-l-balagah.
È questo il motivo per cui all’inizio di quest’opera scrive:
“Questa è una piccola raccolta di hadith, scelta tra le [tante]
tradizioni del Principe dei Credenti”
Jàhiz, celebre dotto sunnita, nell’opera ‘Al-bayàn
Wa-t-tabyín’ (vol. I, pag. 83), afferma: “I sermoni di Alí
(A) sono sempre stati scritti, conservati e conosciuti”
Mas´udí, noto esperto di storia, che visse circa un secolo prima
del Raziyy, nell’opera ‘Muruju-z-zahab’ (vol. II, pag. 419),
a proposito dei sermoni dell’imam Alí (A), afferma: “Ciò
che la gente ha preservato dei suoi sermoni, consiste in circa quattrocentottanta
sermoni”
Sibt Ibni Jawzi, celebre dotto sunnita, nel libro ‘Tazkiratu-l-khawàss’
(pag.128), racconta che Sayyid Murtazà, fratello del Raziyy, disse: “Sono
riuscito a trovare quattrocento dei sermoni del Principe dei Credenti…”
Sayyid Abdu-z-zahrà Al-husaini Al-khatíb, uno dei dotti della
santa città di Najaf, nella sua preziosa opera ‘Masàdiru
Nahju-l-balagah Wa Asàniduh’, in una precisa ricerca, ha riportato
le tradizioni del Nahju-l-balagah citandole da centoquattordici diverse opere,
venti delle quali appartengono a dotti che vennero prima del Raziyy. Alcuni
sono addirittura vissuti prima della nascita di Sayyid Raziyy.
È bene poi sapere che lo stesso Raziyy, nel Nahju-l-balagah, in alcuni
casi, cita anche la fonte dalla quale ha preso la tradizione.
Abbiamo già detto che le obiezioni fatte da Ibni Khallikan influenzarono
alcuni dei dotti e degli studiosi che vennero dopo di lui, tra i quali possiamo
ricordare il Zahabiyy, il quale, nell’opera ‘Mizànu-l’i´tidàl’
(vol. I, pagg. 101 e 102), parlando di Sayyid Raziyy, fa le seguenti affermazioni:
“Alí Ibni-l-husain Al-musawi (Ash-sharíf Al-murtazà
Al-mu´taziliyy), autore di diversi libri, morí nell’anno
430 (A.H.), all’età di ottant’anni. Egli è accusato
di aver creato il Nahju-l-balagah. Egli conosceva molto bene diverse scienze.
Chiunque legga la sua opera, il Nahju-l-balagah, acquisterà la certezza
che essa è stata attribuita falsamente, ingiustamente al Principe dei
Credenti”
Tutte le riposte che abbiamo dato alle obiezioni d’Ibni Khallikan, sono
adatte anche a rispondere alle inconsistenti e incongruenti obiezioni di Zahabiyy.
Dalle sue parole comprendiamo facilmente che egli non ha nemmeno letto il Nahju-l-balagah:
egli attribuisce clamorosamente l’opera a Sayyid Murtazà, e lo
accusa ingiustamente di aver inventato le tradizioni in essa contenute e di
averle poi attribuite ad Alí (A).
Egli esprime due errati giudizi:
accusa Sayyid Murtazà di aver scritto il Nahju-l-balagah, mentre quest’opera
non appartiene a lui, riguarda bensí il nobile Sayyid Raziyy!
afferma che chiunque legga l’opera non potrà dubitare sul fatto
che essa è stata falsamente attribuita all’imam Alí (A).
Nemmeno quest’ultima affermazione è corretta, poiché un
grandissimo numero di dotti sciiti e sunniti hanno letto e studiato il Nahju-l-balagah,
e nemmeno uno di loro ha mai detto di aver acquisito la certezza che le tradizioni
contenute in esso sono false, inventate. A tal proposito, ricordiamo di nuovo
ciò che Ibni Abi-l-hadid, noto dotto sunnita, ha detto riguardo il 121°
sermone del Nahju-l-balagah: “Giuro su colui su cui giurano tutti i popoli,
che finora, in cinquant’anni, ho letto questo sermone (il sermone Al-hàkumu-t-tàkathur)1,
e ogni volta sono stato colto da paura accompagnata da un profondo senso di
consapevolezza; ogni volta, la lettura di questo sermone, lascia nel mio cuore
un profondo segno, mi fa tremare…”2
1Nahju-l-balagah, sermone 221, pag. 350 (Ed. Daru-th-thaqalain).
2Commento al Nahju-l-balagah di Ibni Abi-l-hadid Al-mu’taziliyy, vol. XI, pag. 153.