I dodici Imam>Conoscere il Nahju-l-Balagah>Lo straordinario stile del Najhu-l-Balagah
Chiunque abbia una buona conoscenza della lingua araba sa che lo stile del
sacro Corano è impareggiabile. Nessun libro, nessun discorso, nessuna
poesia è in grado di superarlo; esso esprime elevatissimi concetti attraverso
frasi straordinariamente concise ed eleganti, e questo è uno dei tanti
aspetti della natura miracolosa di questo celeste libro: nessuno sarà
mai in grado di esprimersi come fa il sacro Verbo di Allah. A tal proposito,
lo stesso Corano afferma: “[O Profeta] se anche tutti gli uomini e i jinn
si riunissero per creare qualcosa di simile a questo Corano, non ci riuscirebbero,
quand’anche si aiutassero gli uni con gli altri”1
I letterati di tutte le nazioni e di tutte le religioni ammettono che il Nahju-l-balagah
possiede un inimitabile stile. A titolo d’esempio citeremo di seguito
le affermazioni di alcuni di questi dotti.
Il grande sapiente sciita Sayyid Raziyy, che era uno dei maggiori letterati
della sua epoca e che consacrò molti anni della sua nobile vita alla
raccolta delle straordinarie tradizioni del Nahju-l-balagah, nella prefazione
di quest’opera afferma: “…Il Principe dei Credenti è
un’infinita fonte di eloquenza, anzi, ne è l’origine. Lui
ha svelato i segreti di quest’arte e dalle sue parole sono state tratte
le regole dell’eloquenza. Ogni abile oratore si fa guidare dal suo metodo,
cerca aiuto nelle sue parole, ma, nonostante ciò, egli è sempre
il migliore, il sommo maestro d’eloquenza… In effetti, nelle sue
parole vi sono i segni della scienza divina, esse emanano il candido profumo
delle parole del santo Profeta”. Il Raziyy, dopo aver citato il sedicesimo
sermone del Nahju-l-balagah, afferma: “In questo sermone, che è
una delle massime espressioni di eloquenza e facondia, sono nascosti sublimi
concetti, che nessun acuto sapiente è in grado di penetrarne la realtà…
In esso notiamo sublimi dettagli di eloquenza, che nessuno è in grado
di spiegare e comprendere. Queste mie parole possono essere comprese solo dai
dotti!”2
Izzu-d-din Abdu-l-hamid Ben Abi-l-hadíd Al-mu´taziliyy, celebre
dotto sunnita del settimo secolo dell’egira e noto esegeta del Nahju-l-balagah3
, nel suo commento alla celebre opera del Raziyy esalta piú volte l’eccezionale
stile di questa straordinaria opera. Nella prefazione del commento, a proposito
di Alí (A) e del Nahju-l-balagah, scrive: “…Alí (A)
è la guida, il signore degli oratori. A proposito della sua parola (il
Nahju-l-balagah) è stato detto che essa è inferiore alla parola
del Creatore e superiore a quella delle creature. È attraverso le sue
parole che gli uomini imparano a parlare e a scrivere correttamente…”4
Egli, in piú punti di questo commento, esalta il Nahju-l-balagah con
sorprendenti espressioni. Di seguito citeremo alcuni di questi casi.
Nell’undicesimo volume (pag. 153), dopo avere commentato parte del 223°
sermone, afferma: “…Se tutti gli oratori arabi si riunissero in
un luogo e fosse letto loro questa parte del sermone, sarebbe opportuno che
essi si prosternassero per esso, come del resto fecero i poeti arabi quando
sentirono la famosa poesia di Udai Ibni-r-riqà´. Quando fu chiesto
loro il motivo di questo gesto, essi affermarono: ‘Noi, in poesia, sappiamo
dove dobbiamo prosternarci, come del resto voi, nel Corano, sapete a che versetti
dovete prosternarvi’”
Nel settimo volume (pag. 214), quando paragona la parola di Alí (A) con
quella di Ibni Nabàtah5, celebre oratore
del quarto secolo dell’egira, afferma: “Se gli esperti di oratoria
esaminassero, con assoluta imparzialità, queste parole di Alí
(A), capirebbero che una riga di Nahju-l-balagah è pari, anzi superiore
a mille delle celebri righe scritte da Ibni Nabàtah.
Nel secondo volume (pag. 84), dopo aver citato uno dei forbiti sermoni di Ibni
Nabàtah, riguardante la jihad, nel quale egli cita una delle sublimi
sentenze dell’imam Alí (A), Ibni Abi-l-hadid afferma: “Guardate
come questa sentenza di Alí (A) risalta in questo sermone di Ibni Nabàtah,
risplendendo di viva e pura eloquenza. Essa dichiara a chi la sente che deriva
da fonte ben distinta da quella da cui deriva il resto del sermone. Giuro su
Dio che questa unica frase ha donato al sermone di Ibni Nabàtah una grazia
simile a quella che donerebbe un versetto coranico in un discorso normale ”
Nel settimo volume (pag. 201), commentando il 109° sermone, dice: “Chiunque
voglia imparare a parlare in modo elegante, a comprendere il valore delle parole
quando vengono confrontate fra di loro… rifletta allora su questo sermone!
Jàhiz, uno dei maggiori letterati arabi (visse nel terzo secolo dell’egira),
nel terzo volume della sua celebre opera “Al-bayàn Wa-t-tabyín”,
dopo aver citato alcune delle sentenze di Alí (A), tra cui la seguente
sentenza: “Il valore di ogni uomo è [pari a] quello che sa”6,
afferma: “Se in questa [mia] opera non ci fosse stata che questa sentenza,
sarebbe stato sufficiente, anzi piú che sufficiente: la migliore parola
è quella breve, che ci evita di usare molte parole, è quella dotata
di significato chiaro e manifesto. È come se Dio avesse donato a questa
sentenza una veste di splendore e magnificenza, l’avesse ricoperta di
un velo di luce e saggezza, affinché sia in armonia con il puro intento,
l’elevato pensiero e l’impareggiabile timor di Dio di colui che
l’ha pronunciata. È bene sapere che lo stesso Sayyid Raziyy [nel
Nahju-l-balagah], dopo aver citato questa sentenza, afferma: ‘Questa è
una di quelle sentenze dall’inestimabile valore. Nessuna sentenza è
in grado di reggere il confronto con essa, nessuna parola può raggiungerla’”
Concludiamo citando le parole del celebre scrittore cristiano George Jordag,
riportate nel suo prezioso libro intitolato ‘L’Imam al Grido della
Giustizia Umana’. Egli alla fine del capitolo dedicato alla personalità
di Alí (A), a proposito del Nahju-l-balagah, afferma: “In materia
di eloquenza è ineguagliabile, è un ‘corano’ disceso
a un grado poco piú basso, è una [sublime] parola che contiene
in sé tutte le bellezze della lingua araba del passato e del futuro.
È cosí eccelsa che è stato detto: “La sua [dell’imam
Alí (A)] parola è inferiore a quella del Creatore e superiore
a quella di ogni creatura (vol. I, pag. 47)”7
1Corano XVII: 88.
2Nahju-l-balagah, pag. 37 (Ed. Daru-s-sagalain Qum)
3Il commento di Ibni Abi-l-hadid consta di venti volumi e, come ha affermato lui stesso, è stato scritto in quattro anni e otto mesi, esattamente in un tempo pari alla durata del governo dell’imam Alí.
4Commento al Nahju-l-balagah di Ibni Abi-l-hadid, vol. I, pag. 24.
5Abdu-r-rahím Ibni Muhammad Ibni Ismail Ibni Nabàtah (morto nel 374 A. H.).
6Nahju-l-balagah, pag. 512, 81° sentenza (Ed. Daru-th-thaqalain Qum).
7Per maggiori informazioni consultare i seguenti testi: “At-taràz” di Amír Yahyà Alawi (Zaidy): vol. I, pagg. 165-168. “Nazaràt Fi-l-quràn” del celebre scrittore Muhammad Gazàli: pag. 154. “Al-jarídatu-l-ghaybiyyah” del celebre esegeta Shahabu-d-dín Àlusiyy. “Masàdiru Nahju-l-balagah” di Muhammad Muhyi-d-din Abdu-l-hamíd: vol. I, pag. 96). “Sharhu Nahji-l-balagah” del celebre scrittore e imam sunnita Shaykh Muhammad Abduh, prefazione dell’opera, pagg. 9 e 10. “Tazkiratu-l-khawàss” del celebre oratore ed esegeta sunnita Sibt Ibni Al-jawziyy: cap. 6, pag. 128.