I dodici Imam>L'imam Ja'far Assàdig
All’epoca del sesto Imam le condizioni per la divulgazione delle scienze
islamiche erano ancora piú favorevoli. Infatti, da una parte la gente,
per effetto del diffondersi delle tradizioni dell’imam Albàghir
e il lavoro di divulgazione svolto dai suoi allievi, si era resa conto di aver
bisogno del sapere islamico e delle scienze dell’Ahlulbait, dall’altra
invece il regno ommaide si era estinto e quello abbasside, che aveva occupato
il suo posto, non si era ancora completamente consolidato. Inoltre gli Abbassidi
si mostravano gentili con l’Ahlulbait, soprattutto per il fatto che, per
raggiungere i propri scopi e demolire le basi del governo ommaide, avevano preso
come pretesto l’oppressione esercitata dalla dinastia ommaide sull’Ahlulbait
e il sangue dei martiri di Karbalà.
L’imam approfittò allora della situazione e si mise a divulgare
i vari rami del sapere. I dotti e i sapienti venivano da ogni angolo e gli rivolgevano
domande riguardanti la teologia islamica, l’etica, la storia dei Profeti
e delle nazioni, la filosofia e i precetti morali, giovandosi delle sue esaurienti
e illuminanti risposte.
Egli tenne discussioni con persone appartenenti ai diversi ceti e dispute con
gli esponenti delle varie religioni e dottrine filosofiche. Istruí inoltre
allievi nei diversi rami del sapere. Vennero poi composti centinaia di libri,
chiamati “Usúl” [princípi], contenenti le sue tradizioni
e le sue esposizioni scientifiche.
L’Imam, sfruttando un breve periodo di pace presentatosi nell’ostile
ambiente di quei giorni, educò migliaia di sapienti allievi, lasciando
alla cultura islamica preziosi tesori di scienza e di sapienza. Piú di
quattromila sapienti beneficiarono della sua ricca fonte di sapienza.
L’imam Assàdig aveva ordinato ai suoi allievi di registrare per
iscritto le sue lezioni e di proteggere e custodire i loro appunti e i loro
libri. Diceva: “Verrà un giorno di disordine e tumulto
e molti scritti andranno distrutti; avrete allora bisogno di questi libri e
di questi scritti, che diverranno le uniche fonti scientifiche e religiose dei
Musulmani”. Perciò gli allievi dell’Imam portavano
con sé penna e calamaio e registravano le sue parole.
Dedicò tutte le ore della sua vita, eccetto quelle riservate al riposo,
a istruire la gente; svolgeva questa attività in ogni luogo, sia in modo
manifesto che in modo segreto e metteva la sua sapienza a disposizione di tutti.
Insomma, le sue eminenti parole e i suoi preziosi insegnamenti ruppero le barriere
dell’ignoranza e restaurarono l’originale religione del nobile profeta
Muhammad (S). È per questo motivo che questo nobile imam viene considerato
il fondatore della dottrina sciita, la quale prese in seguito il suo nome e
venne chiamata “Dottrina Ja’farita”.