I dodici Imam>L'Imam Assajjàd
La linea di condotta adottata dall’imam Assajjàd nel corso del
suo imamato, pur restando nel complesso conforme alla linea di condotta generale
degli altri Imam, assunse due diverse modalità.
Egli visse con il suo venerabile padre il tragico episodio di Karbalà
e partecipò cosí al movimento husainiano; dopo il martirio del
padre fu fatto prigioniero e tratto da Karbalà a Kúfa e poi in
Siria. Durante tale prigionia non fece mai taghiyyah e, impavidamente, dichiarò
sempre la verità. Quando le circostanze lo rendevano opportuno, attraverso
i discorsi e le dichiarazioni che faceva, ricordava a tutti la rettitudine e
l’onestà della Famiglia della Missione e metteva tutti al corrente
dei torti che aveva subito il suo nobile padre e dei crimini commessi dalla
dinastia ommaide, suscitando cosí fortemente i sentimenti della gente.
Quando la sua prigionia ebbe termine, l’imam Assajjàd tornò
a Medina. L’atmosfera di guerra ed eroismo si trasformò in un’atmosfera
di pace e tranquillità. Si ritirò in casa, chiuse la porta della
sua dimora agli estranei e si dedicò all’adorazione di Dio. Educava
segretamente i seguaci della verità; nel corso dei trentacinque anni
del suo imamato formò, direttamente e indirettamente, moltissime persone,
mettendole nelle condizioni di comprendere profondamente il sapere islamico.
Le preghiere recitate, con il proprio accento celeste, da questo nobile imam
(con le quali supplicava il Signore e si confidava con Lui) contengono da sole
una completa sintesi delle sublimi conoscenze islamiche. Queste preghiere sono
state raccolte in un libro noto col nome di Assahífatussajjàdiyyah.