I dodici Imam>La linea dell'imam Hasan diverge forse da quella dell'imam Husain?

LA LINEA DELL'IMAM HASAN DIVERGE FORSE DA QUELLA DELL'IMAM HUSAIN?

Sebbene questi due onorati imam siano, stando a quanto espressamente dichiarato dal sommo Profeta, imam legittimi, sembra all’apparenza che la loro linea di condotta differisca. Alcuni sono persino arrivati ad affermare che la differenza di vedute di questi due fratelli era cosí forte che il maggiore, pur avendo un esercito di quarantamila guerrieri, acconsentí alla pace, mentre il minore, con quaranta dei suoi compagni (oltre ai suoi parenti), combatté il nemico, sacrificando in guerra persino il suo neonato bambino. Tuttavia un’attenta analisi dimostra che tutto ciò non corrisponde al vero.
Infatti, se è vero che nel corso di circa nove anni e mezzo vissuti sotto la dispotica monarchia di Muawiah, l’imam Hasan non si oppose in maniera manifesta a questo perfido tiranno, è altrettanto vero che lo stesso imam Husain, dopo il martirio del suo nobile fratello, visse anch’egli per un periodo di circa nove anni e mezzo sotto il dominio di Muawiah senza mai ribellarsi a questo perfido despota. Occorre quindi cercare la reale origine della differenza di comportamento di questi due nobili imam nel cambiamento di linea di condotta di Yazíd rispetto a Muawiah e non nella divergenza di opinioni tra l’imam Hasan e l’imam Husain.
In effetti, il metodo di governo di Muawiah non si fondava sulla dissolutezza, egli non dileggiava i sacri precetti dell’Islam, peccando e opponendosi a essi apertamente, davanti agli occhi della gente. Al contrario, egli si presentava come uno dei compagni del Profeta, come uno di coloro che si preoccuparono di mettere per iscritto le parole che Dio rivelava al Profeta.
A causa di sua sorella (che era stata sposa del nobile Profeta e veniva perciò chiamata “Madre dei Credenti”) veniva chiamato “Zio dei Credenti”. Egli era molto amato dal secondo Califfo, del quale la gente aveva assoluta fiducia e massimo rispetto. Oltre a ciò Muawiah aveva assegnato delle responsabilità di governo alla maggior parte dei compagni del Profeta che godevano del rispetto e della stima della gente (Abú Hurairah, Amr Ibnias, Samarah, Busr, Mugairah Ibnishu’bah eccetera eccetera) e questa scelta gli aveva fatto guadagnare la fiducia della gente.
Venivano poi divulgate tra la gente delle tradizioni a proposito delle virtú dei compagni del Profeta, della loro inviolabilità religiosa e del fatto che qualsiasi cosa facciano sono scusati. Di conseguenza, Muawiah qualsiasi atto compiva, se era giustificabile veniva giustificato dalle stesse persone che facevano circolare tra la gente le sopraccitate tradizioni, se no si mettevano a tacere gli oppositori con sostanziosi doni; dove infine questi mezzi non si rivelavano efficaci, il perfido Muawiah, tramite i suoi complici e i suoi seguaci, eliminava coloro che gli si opponevano.
Fu cosí che decine di migliaia di innocenti Musulmani (Sciiti e non) e persino alcuni dei compagni del Profeta furono uccisi dagli uomini di questo perfido despota.
In ogni cosa, Muawiah si comportava in modo tale da far credere agli altri che aveva ragione e che era dalla parte della verità. Agiva sempre con particolare pazienza e speciale longanimità; la sua caratteristica mitezza gli aveva fatto guadagnare l’affetto e l’ubbidienza della gente. Rispondeva agli insulti e alle aggressioni con gentilezza e clemenza. Era insomma in un cosí favorevole ambiente che metteva in atto i suoi piani e mandava avanti le sue politiche.
Muawiah faceva altresí mostra di rispettare l’imam Hasan e l’imam Husain, inviando loro ingenti doni; annunciava poi pubblicamente che chiunque avesse narrato una tradizione riguardo ai meriti dei componenti dell’Ahlulbait, non avrebbe piú avuto alcuna protezione né per sé né per i suoi beni né per il suo onore, e chiunque avesse narrato una tradizione a proposito dei meriti dei Compagni del Profeta avrebbe ricevuto un premio.
Muawiah ordinò agli oratori di insultare Alí nei loro discorsi pubblici. Per suo ordine i seguaci di Alí venivano uccisi ovunque venissero trovati. Tale massacro raggiunse proporzioni cosí esagerate che anche molti dei nemici dell’imam Alí, con l’accusa di essere suoi amici, vennero uccisi.
Da quanto è stato detto, si comprende che un eventuale rivolta dell’imam Hasan non sarebbe finita che a danno dell’Islam e non avrebbe avuto altro risultato che l’inutile spargimento del suo sangue e di quello dei suoi seguaci. Se l’Imam si fosse ribellato Muawiah, molto probabilmente, lo avrebbe fatto uccidere dai suoi stessi compagni e, per calmare l’opinione pubblica, si sarebbe fatto vedere in pubblico profondamente in lutto per la morte dell’Imam; col pretesto poi di vendicarlo sarebbe stato anche capace di massacrare gli Sciiti. In modo simile si era comportato del resto con Usmàn, il terzo Califfo1.
La linea politica di Yazíd era invece completamente diversa da quella di suo padre. Egli era un giovane borioso e dissoluto, non conosceva altra logica che la violenza e non aveva la benché minima considerazione dell’opinione pubblica.
Yazíd, durante il breve periodo del proprio governo, palesò tutti in una volta i danni che venivano arrecati di nascosto all’Islam.
Nel primo anno del suo governo massacrò i componenti dell’Ahlubait del Profeta, nel secondo distrusse la città di Medina e per tre giorni diede agli uomini del suo esercito il permesso di uccidere la gente di questa città, saccheggiare i loro beni e abusare delle loro donne. Nel terzo anno demolí invece la Ka’bah.
Fu questo il motivo per il quale il movimento husainiano trovò credito presso l’opinione pubblica e, giorno dopo giorno, il suo effetto divenne sempre piú chiaro e profondo. Tale movimento si manifestò all’inizio sotto l’aspetto di una sanguinosa rivolta e finí per diventare un modello che spinse un enorme numero di Musulmani a diventare seguaci della verità e amici dell’Ahlulbait.
Muawiah prima di morire tra le raccomandazioni testamentarie che fece a Yazíd, gli raccomandò vivamente di lasciare stare Husain, di non importunarlo. La superbia e la boria di Yazíd non gli permisero però di discernere ciò che era a suo vantaggio da ciò che avrebbe finito per rovinarlo.

1Secondo quanto narrano i testi di storia, Muawiah respinse ogni richiesta di aiuto di Usmàn. Dopo il suo assassinio però, col pretesto di vendicarlo, scese in guerra coll’imam Alí.