I dodici Imam>Il generoso Profeta e la questione dell’imamàto
Dio l’Altissimo descrive il venerato profeta dell’Islam dicendo:
“Vi è giunto un profeta, appartenente a voi stessi, che
soffre e si dispiace per i vostri problemi, le vostre sofferenze; egli è
affezionato a tutti voi ed è sollecito e gentile con i credenti”1.
Non è possibile che l’amato Profeta che, secondo quanto dichiara
espressamente il Corano, era, piú di qualsiasi altra persona, sollecito
e gentile nei confronti dei suoi seguaci, non si sia pronunciato sul piú
importante dei comandamenti divini per la società islamica, che anche
il sano intelletto è in grado di comprendere.
Il sommo Profeta sapeva meglio di chiunque altro che la vasta e complessa religione
islamica non era stata mandata solo per dieci o venti anni, egli sapeva perfettamente
che essa è una religione universale e perpetua, che ha il compito di
dirigere e governare l’intera umanità fino alla fine del mondo.
È per questo che egli, prevedendo la situazione e le condizioni che si
sarebbero venute a creare nei millenni successivi alla sua morte, diede le istruzioni
necessarie in merito a esse.
Il sommo Profeta sapeva bene che l’Islam è un organismo sociale
e che nessun organismo sociale può sopravvivere, nemmeno per un’ora,
senza un responsabile, una guida. Era quindi perfettamente conscio del fatto
che v’è sempre bisogno di una guida che custodisca le conoscenze
e le leggi della religione, che diriga la società e guidi la gente verso
la felicità di questo mondo e dell’Aldilà.
Come si può quindi pensare che egli abbia dimenticato questa fondamentale
questione oppure si sia disinteressato di essa?! Appena si assentava da Medina
per qualche giorno per affrontare una guerra oppure per svolgere il pellegrinaggio
alla Mecca, metteva sempre qualcuno al suo posto e lo incaricava di amministrare
gli affari della gente in sua assenza. Allo stesso modo, nominava un governatore
per ciascuna delle città che venivano conquistate dai Musulmani e designava
un comandante per ognuna delle armate e delle squadre che mandava a combattere
in guerra. A volte designava addirittura uno o piú comandanti di riserva
per evitare che i suoi uomini rimanessero senza guida nel caso in cui uno di
essi fosse morto. Com’è possibile credere che il Profeta, prima
di morire, non abbia presentato alla gente il suo successore?!
In sintesi si può affermare che chi consideri attentamente i sublimi
propositi dell’Islam e il puro obiettivo del santo Profeta, acquisterà
la certezza che la questione dell’imamato è stata da quest’ultimo
completamente risolta e chiarita.
1Corano IX: 128.